GepriLandia di Elvi Geprini – Consulente felina di II Liv. e coach relazionale

Non è SOLO il tuo gatto, per me è la tua FAMIGLIA!

Ascoltare senza giudicare: il segreto che cambia le relazioni (con persone e con gatti) — 18 ottobre 2025

Ascoltare senza giudicare: il segreto che cambia le relazioni (con persone e con gatti)

Quando parlo con chi vive con un micio, spesso mi dicono: «Parlo, spiego, ma lui non mi ascolta».
Molto spesso il punto non è lui che “non ascolta”, ma noi che ascoltiamo con un filtro: una maschera fatta di abitudini, convinzioni, ferite antiche. In questo articolo ti accompagno a capire cosa succede davvero quando ascoltiamo con il giudizio addosso — e quali piccoli passi possiamo fare per toglierlo, nelle relazioni con le persone e con i nostri compagni pelosi.


Non nasciamo “neutri”. Indossiamo lenti invisibili che si formano con il tempo:

  • Società: messaggi culturali su ciò che è “giusto/accettabile”, su come dovremmo reagire o comportarci.
  • Famiglia: frasi che abbiamo respirato da piccoli (“non piangere”, “non fare storie”, “non esagerare”) e che diventano automatismi.
  • Credenze generazionali: paure, aspettative, “si è sempre fatto così” che si tramandano senza che ce ne accorgiamo.

Queste lenti creano filtri uditivi e visivi relazionali: crediamo di ascoltare, ma in realtà stiamo confrontando l’altro (umano o bimbo peloso) con ciò che abbiamo in testa. È qui che l’ascolto si incrina.


Capita più spesso di quanto immaginiamo. Alcuni esempi tipici:

  • Interpretare i segnali col nostro metro: il micio miagola forte → “vuole comandare”. In realtà può essere ansia, fame non soddisfatta, bisogno di sicurezza.
  • Parlare sopra il silenzio: interveniamo subito, spieghiamo, tocchiamo… quando lui sta già “urlando” dentro con il corpo (orecchie basse, coda rigida, postura tesa).
  • Imporre contatto in paura: lo abbracciamo “per calmare”, ma in quel momento per lui è troppo.
  • Non rispettare i tempi: vogliamo che “torni come prima” subito, ma il suo sistema emotivo ha bisogno di più lentezza.

Non c’è colpa, c’è meccanismo. E come ogni meccanismo, si può riconoscere e ammorbidire.


È difficile perché quel filtro sembra noi. È cucito addosso da anni di società, famiglia, credenze generazionali.
Toglierlo significa:

  • riconoscere in tempo reale quando sale il giudizio (“esagera”, “è capriccioso”),
  • sospendere la risposta automatica,
  • tornare presenza: respiro, corpo, qui e ora.

Non è un esercizio di un giorno: è una pratica. Ma ogni volta che riusciamo, succede qualcosa di semplice e potente: l’altro si sente visto. Vale con i partner, con i figli, con i bimbi pelosi.


Hai presente quando il micio ti si avvicina proprio mentre sei arrabbiato o triste?
O quando si allontana se l’atmosfera è pesante?
Fermati un attimo e chiediti: come mi sento adesso?
Sento caos? Nervosismo? Impazienza? Mi infastidisce il suo miagolio? La rabbia sta prendendo il sopravvento?

Se sì, il primo ascolto da allenare è verso di te. Da lì nasce tutto il resto.
Ed è esattamente da qui che nasce la Garden Challenge: un percorso semplice, intimo e gratuito per ricominciare a sentire cosa proviamo noi, così da poter ascoltare meglio anche chi vive con noi — persone e gatti.


  • Un respiro prima di rispondere
    Quando senti salire la reazione, fai un respiro lento e chiediti: “Che cosa ho davvero appena sentito?” Non cosa penso, ma cosa sento.
  • Riconosci il giudizio appena nasce
    Se non lo riconosci, appoggia la mano sul petto e nota tre sensazioni fisiche (caldo/freddo, stretto/aperto, fermo/in movimento). È il modo più rapido per “bucare” il pilota automatico.
    Se vuoi una traccia guidata, nella Garden Challenge trovi micro-esercizi proprio su questo.
  • Ascolta col corpo
    Mentre il micio miagola o si irrigidisce, nota cosa succede nel tuo corpo (spalle, mandibola, respiro). Se ti ammorbidisci tu, spesso si ammorbidisce anche lui.

Ascoltare senza giudicare non è bontà a buon mercato: è igiene relazionale.
Con le persone, con i nostri mici.
Quando togliamo il filtro — anche solo un pezzetto — l’altro si sente al sicuro e la relazione cambia.

Se senti che da solo fai fatica, è normale: siamo fatti di storie, abitudini, automatismi.
Qui un percorso dolce come la Garden Challenge può aiutare a rimettere ordine dentro; e quando serve andare in profondità, la consulenza felina e il coaching relazionale sono i binari giusti per non perdersi.

Bambino con varicella e gatti: cosa sapere 🐱👶✨ — 30 settembre 2025

Bambino con varicella e gatti: cosa sapere 🐱👶✨

Quando un bambino prende la varicella, oltre alle cure e alle attenzioni mediche, può nascere una domanda inaspettata: “E i nostri gatti? Sono a rischio?”

È una preoccupazione comprensibile: i genitori vogliono proteggere sia i figli che gli animali di casa. Facciamo chiarezza insieme.


La varicella è causata da un virus che colpisce esclusivamente gli esseri umani.
✅ I gatti non possono prenderla, né trasmetterla.
Questo significa che il tuo micio può continuare a vivere accanto alla famiglia senza rischi diretti di contagio.


Quando si parla di malattie umane e animali, capita spesso di incappare in mezze verità o leggende metropolitane. Eccone alcune:

  • “Il gatto può diventare portatore e trasmettere la varicella ad altri umani” ❌ → Falso. Non è un ospite per questo virus, quindi non fa da veicolo.
  • “Meglio isolare il gatto per tutta la durata della malattia” ❌ → Inutile e stressante: il gatto soffrirebbe per una separazione non necessaria.
  • “I gatti si ammalano di tutto ciò che colpisce i bambini” ❌ → No: ogni specie ha la sua vulnerabilità. Alcune zoonosi esistono, ma non è questo il caso.

Anche se i gatti non possono ammalarsi, ci sono comunque alcuni aspetti da considerare:

  • Durante la malattia il bambino potrebbe avere bisogno di riposo e tranquillità: un gatto particolarmente attivo o invadente potrebbe disturbare.
  • Alcuni farmaci topici usati per alleviare il prurito non devono mai essere ingeriti accidentalmente: fai attenzione se il gatto tende a leccare la pelle o i vestiti del piccolo.
  • La gestione dell’igiene è fondamentale: lenzuola, coperte e abiti andrebbero cambiati e lavati regolarmente, per garantire un ambiente più confortevole per tutti.

Ecco qualche accorgimento per rendere la vita più semplice durante quei giorni:

  1. Spazi morbidi e tranquilli → prepara un angolo di relax sia per il bambino che per il gatto, così ognuno ha il suo rifugio.
  2. Routine di base rispettata → i gatti sono abitudinari: mantieni orari di pappa e coccole, così si sentono rassicurati.
  3. Supervisione nelle interazioni → se il bambino vuole avvicinarsi al gatto, fallo in un momento di calma, evitando che giochi o movimenti improvvisi possano infastidire l’animale.
  4. Valorizza la presenza del gatto → può essere un alleato: il suo calore e la sua vicinanza aiutano i piccoli a sentirsi meno soli.

Spesso, quando un bambino è malato, i gatti diventano una fonte di conforto.
Il loro calore e la loro presenza silenziosa possono aiutare i piccoli a vivere con più serenità il tempo di riposo forzato, trasformando un momento difficile in un’occasione di vicinanza.


Non devi temere per la salute dei tuoi gatti: la varicella non li riguarda.
Ma puoi cogliere l’occasione per osservare come la loro presenza influisce sul benessere emotivo della famiglia. Anche nelle giornate più difficili, i gatti ci ricordano che la cura reciproca è fatta di gesti piccoli e silenziosi.

Come gestire un gatto spaventato da un altro 🐱💔🐾 — 22 settembre 2025

Come gestire un gatto spaventato da un altro 🐱💔🐾

Quando due gatti condividono lo stesso ambiente, non sempre la convivenza fila liscia. Può capitare che un gatto arrivi a temere l’altro, soprattutto dopo un litigio o un episodio traumatico. In questi casi, non basta “lasciar fare al tempo”: la paura può radicarsi e trasformarsi in disagio quotidiano, con conseguenze sul benessere di entrambi.


Un gatto che vive con paura di un altro compagno può mostrare comportamenti molto chiari:

  • evita certi spazi della casa, “cedendoli” all’altro;
  • resta nascosto per ore o giorni;
  • smette di mangiare o di usare la lettiera se l’altro è nei paraggi;
  • diventa immobile e rigido appena si trova di fronte al “rivale”.

Questi segnali non vanno mai sottovalutati: indicano che il gatto non si sente più al sicuro nel suo ambiente.


Le cause possono essere diverse:

  • un’inserzione troppo rapida di un nuovo gatto, senza le giuste fasi di conoscenza;
  • un episodio traumatico (ad esempio un’aggressione improvvisa);
  • situazioni di stress generale in casa (rumori, traslochi, cambiamenti).

Ogni caso ha la sua storia, ma il risultato è lo stesso: un gatto che vive costantemente in allerta.


Quando un gatto è spaventato da un altro, serve un lavoro paziente e strutturato:

  1. Separare e ridare sicurezza: spazi divisi, con tutte le risorse duplicate (cibo, acqua, lettiere, cucce).
  2. Ristabilire la fiducia: far sentire il gatto “vittima” nuovamente protetto, senza pressioni.
  3. Gestire le distanze: utilizzare barriere visive e olfattive per reintrodurre gradualmente i due gatti.
  4. Interventi personalizzati: ogni gatto ha tempi diversi, e il percorso deve adattarsi alle reazioni reali.

Molti cercano di risolvere da soli, magari con soluzioni trovate online. Ma la paura radicata richiede una guida esperta: capire le dinamiche di gruppo, i segnali di stress e impostare un piano personalizzato è ciò che fa la differenza tra una convivenza forzata e una casa serena.


Un gatto che ha paura di un altro non sta “esagerando”: ci sta dicendo con forza che ha bisogno di sentirsi di nuovo al sicuro.
Restituirgli quella sicurezza significa ascoltarlo, rispettare i suoi tempi e ricostruire la fiducia passo dopo passo.
Ed è proprio quello che faccio nelle consulenze: aiutare le famiglie a ritrovare l’armonia, trasformando la paura in nuove possibilità di relazione.

Il potere simbolico degli animali nei libri 🐱📚✨ — 17 settembre 2025

Il potere simbolico degli animali nei libri 🐱📚✨

Quando leggiamo una storia, non incontriamo solo personaggi umani: spesso sono proprio gli animali a condurci nei mondi più profondi dell’immaginazione e dell’anima.
Dal cavallo alato Pegaso al gatto parlante delle fiabe, ogni creatura porta con sé un messaggio nascosto, un riflesso delle nostre emozioni e dei nostri desideri.


Gli animali hanno da sempre un ruolo simbolico nella cultura: sono archetipi, custodi, guide. Nei romanzi, nelle favole e persino nelle poesie, la loro presenza non è mai casuale:

  • Il gatto rappresenta spesso l’intuito, il mistero, la libertà di essere se stessi.
  • Il cane parla di fedeltà, amore incondizionato e protezione.
  • Gli uccelli richiamano il desiderio di libertà, la visione dall’alto, la leggerezza.
  • Gli animali selvatici (orsi, lupi, tigri) ci parlano della nostra parte istintiva, quella forza che dobbiamo imparare a riconoscere e rispettare.

Quando ci lasciamo accompagnare da un animale letterario, stiamo in realtà incontrando una parte di noi. La volpe de Il Piccolo Principe, il drago de La Storia Infinita, i gatti dei racconti giapponesi o di Haruki Murakami: ognuno diventa uno specchio simbolico che riflette emozioni, paure e possibilità.

La libroterapia umanistica lavora proprio su questo: l’animale diventa una chiave per riconoscere aspetti di noi che non osiamo nominare, ma che il racconto rende vivi e tangibili.


Nei laboratori di libroterapia che conduco, invito spesso a soffermarsi su quale animale compare nelle letture. Non è mai un caso: la sua voce ci invita a porci domande nuove:

  • Quale animale mi ha colpito di più nella storia?
  • Che cosa mi trasmette?
  • Quale parte di me rappresenta?

Rispondere a queste domande apre un dialogo intimo con se stessi e con il proprio mondo interiore.


La prossima volta che incontrerai un animale tra le pagine di un libro, prova a chiederti cosa vuole raccontarti. Potrebbe rivelarsi una guida silenziosa, capace di illuminare aspetti della tua vita che aspettano solo di essere riconosciuti.

Ed è proprio da questa consapevolezza che nasce Felix Litera, il laboratorio in cui libri e gatti si intrecciano per accompagnarti in un percorso di scoperta e trasformazione.