GepriLandia di Elvi Geprini – Consulente felina di II Liv. e coach relazionale

Non è SOLO il tuo gatto, per me è la tua FAMIGLIA!

Autismo: capire per comprendere! — 2 aprile 2025

Autismo: capire per comprendere!

L’autismo è un disturbo dello sviluppo che rientra nello spettro autistico (ASD), comprendendo una varietà di sintomi che si manifestano in modi diversi.
Nonostante alcuni miti, come quello che lega l’autismo alle vaccinazioni, siano stati ormai ampiamente smentiti, è ancora necessario fare chiarezza su cosa sia realmente l’autismo e smontare idee fuorvianti.
La ricerca continua a indicare una componente genetica, ma molti aspetti rimangono ancora da esplorare.
Tra i comportamenti comuni associati all’autismo troviamo sensibilità sensoriali (suoni, luci, odori, gusti), difficoltà nell’esprimere emozioni e bisogni, avversione al contatto visivo e il bisogno di routine.
Ogni individuo con autismo può manifestare una combinazione unica di queste caratteristiche, motivo per cui si parla di “spettro”.

Gatti e comportamento autistico: un parallelismo?

Parlando di gatti, è facile notare comportamenti che possono sembrare in qualche modo simili ai sintomi dell’autismo umano.
Per esempio, i nostri amici felini non amano il contatto visivo perché lo interpretano come minaccioso, oppure preferiscono la solitudine e mostrano una forte sensibilità ai cambiamenti nelle routine.
Ma qui entra in gioco una distinzione fondamentale: ciò che può essere considerato un sintomo di autismo negli esseri umani è spesso una caratteristica normale nel comportamento dei gatti.
Un persiano silenzioso o un Siamese vocale sono semplicemente espressioni della loro natura individuale e di razza, piuttosto che segni di un disturbo.

Intelligenza e sensibilità felina: genialità o disturbo?

Un altro concetto che crea confusione è quello della “genialità” del gatto.
Alcuni proprietari, notando l’intensa concentrazione del proprio gatto o la sua capacità di apprendere rapidamente, si chiedono se queste qualità possano essere attribuite ad “autismo felino”.
La verità? I gatti sono naturalmente intelligenti, e alcune razze, come Abissini e Birmani, sono particolarmente brillanti.
Non c’è alcun collegamento con l’autismo.
Anche la sensibilità sensoriale del gatto, come la sua reazione a suoni o odori, è normale. Tuttavia, cambiamenti improvvisi nel comportamento possono indicare problemi di salute. È sempre importante consultare un veterinario se qualcosa sembra fuori dall’ordinario.

Socializzazione e comunicazione dei gatti

Un gatto che evita gli ospiti o preferisce nascondersi quando c’è confusione non sta mostrando “disagio sociale”, ma sta solo agendo secondo la sua natura.
I gatti amano la routine e hanno bisogno di sentirsi sicuri nel loro ambiente.
E questo non è un segno di autismo.
Lo stesso vale per le vocalizzazioni.
Alcuni gatti sono più loquaci di altri, e non c’è nulla di patologico in questo.
Tuttavia, un cambiamento improvviso nel loro comportamento comunicativo potrebbe indicare stress o una condizione medica.

Autismo nei gatti: mito o realtà?

Riassumendo, la risposta è chiara: no, i gatti non possono essere autistici.
La ricerca attuale non ha trovato alcuna connessione tra l’autismo e il comportamento dei felini.
È invece molto più probabile che i proprietari tendano ad antropomorfizzare il loro animale, attribuendo caratteristiche umane al loro comportamento.

Gatti e bambini autistici: un legame speciale

I gatti possono, però, essere eccezionali compagni per i bambini autistici.
La loro pazienza e natura tranquilla li rendono ideali per aiutare i piccoli a sviluppare empatia, migliorare le abilità motorie e creare legami emotivi.
Con la loro morbida pelliccia e il comportamento rassicurante, i gatti offrono un supporto unico e importante.

L’Importanza dell’Idratazione nei Gatti Domestici — 24 aprile 2024

L’Importanza dell’Idratazione nei Gatti Domestici

I gatti sono noti per la loro indipendenza e il loro comportamento enigmatico, ma una cosa che spesso sfugge all’attenzione dei proprietari è la loro necessità di idratazione. Molti gatti non bevono abbastanza acqua, e questo può portare a problemi di salute a lungo termine.

In natura, i gatti ricevono la maggior parte dell’acqua di cui hanno bisogno dalle loro prede, come uccelli e roditori. Questo istinto ancestrale significa che non sono inclini a cercare fonti d’acqua attivamente. I gatti domestici, che non hanno la possibilità di cacciare, spesso si affidano a una dieta di cibo secco, che fornisce poca idratazione rispetto al cibo umido o alle prede naturali.

Una mancanza di idratazione adeguata può portare a vari problemi di salute nei gatti, tra cui malattie renali, urinarie e persino insufficienza renale cronica. È essenziale che i proprietari di gatti siano consapevoli di questi rischi e prendano misure per incoraggiare i loro amici felini a bere più acqua.

Ecco alcuni suggerimenti per aiutare il tuo gatto a rimanere idratato:

  • Fontane per Gatti: Molti gatti preferiscono bere acqua in movimento. Una fontana per gatti può stimolare il tuo amico felino a bere più spesso.
  • Posizionamento delle Ciotole: Assicurati che le ciotole d’acqua siano lontane dalla ciotola del cibo e dalla lettiera, in un luogo tranquillo e accessibile.
  • Acqua Fresca: Cambia l’acqua regolarmente per mantenerla fresca e invitante.
  • Cibo Umido: Integra la dieta del tuo gatto con cibo umido, che contiene una percentuale maggiore di acqua rispetto al cibo secco.

L’idratazione è vitale per la salute e il benessere dei gatti. Come proprietari, è nostra responsabilità assicurarci che i nostri amici felini abbiano sempre accesso a acqua fresca e pulita. Prendendo piccoli passi per migliorare le loro abitudini di idratazione, possiamo aiutare a garantire che vivano una vita lunga e sana.

IL GATTO E IL PIPISTRELLO — 29 ottobre 2023

IL GATTO E IL PIPISTRELLO

Un mammifero volante dalle orecchie a punta e dai canini aguzzi, il pipistrello è uno degli animali più bistrattati e calunniati.
Per questo ho deciso di farvi una piccola carrellata delle sue peculiarità:


La sua pelliccia è brunastra o nera e le dimensioni possono variare!
La specie più piccola è il pipistrello calabrone, quella più grande è il pipistrello fantasma.
Per scoprire il sesso di un pipistrello dobbiamo valutarne la dimensione e fare attenzione a due dettagli anatomici: nelle femmine le ghiandole mammarie sono poste laterali sotto le ascelle, nei maschi il pene non si ritrae ed è sempre visibile.
Il suo habitat è universale ed attualmente sono conosciuti ben 7 sottogruppi.
E’ un animale prettamente notturno e durante il giorno riposa al buio nelle caverne o nelle soffitte riparate.
In inverno va in letargo, per risparmiare le energie.
E’ un animale che vive in gruppo ma alcune specie risultano più solitarie e possono sopravvivere anche in solitudine.
Ha una vista scadente ma è un cacciatore formidabile: questo mammifero è in grado di emettere ultrasuoni che si riflettono sugli oggetti i quali, per via delle loro diverse dimensioni e struttura, restituiscono un’eco che le orecchie del pipistrello analizza per “leggere” l’ambiente che lo circonda.
Per conformazione fisica non può spiccare il volo da terra e la posizione sopraelevata che assume quando dorme è indispensabile per volare via agevolmente in ogni situazione.
Il pipistrello si nutre principalmente di insetti, piccoli vertebrati, frutta e nettare… o sangue di alcuni animali (pipistrello vampiro).


Il pipistrello non è un animale tossico per il nostro gatto, ma potrebbe trasmettere delle malattie rischiose come la rabbia, l’ebola o la MERS.
La trasmissione non avviene con il semplice contatto, serve lo scambio di sostanze fluide (saliva e sangue)!


Quando ci accorgiamo che la preda del nostro gatto è un pipistrello cerchiamo di mantenere la calma, salviamo il piccolo chirottero e chiamiamo il nostro veterinario di fiducia per avere un consiglio mirato su come comportarci. (Segnali da monitorare, precauzioni da prendere, eventuale visita di controllo o esami da fissare)

IL NOSTRO GATTO E LE PIANTE — 15 ottobre 2023

IL NOSTRO GATTO E LE PIANTE

Le piante tossiche per il nostro gatto: una guida per conoscerle e permettere una perfetta convivenza.

NOME:  PHOTOS (Scindapsus aureus)
INTERNO O ESTERNO: Interno
FAMIGLIA: Araceae
GENERE: Sempreverde
TIPOLOGIA: Rampicante e/o ricadente
COLTIVAZIONE: Molto semplice
PARTE VELENOSA: Tutta la pianta
SINTOMO PIU’ IMPORTANTE RISCONTRATO: Provoca infiammazioni a tutta la bocca

Pianta da appartamento di facile coltivazione e presente in moltissimi appartamenti perché si adattano a tutti gli ambienti e non hanno particolari esigenze per le temperature.
Pothos è il nome comune di questo genere ma, esso, è anche chiamato Scindapsus. Scindapsus deriva dalla parola greca “skindapsos” che significa “non identificata”
Ne esistono 40 specie ma le principali sono due: Scindapsusaureus e Scindapsuspictus. La prima specie è costituita da radici aeree carnose che le permettono di arrampicarsi e da foglie ovali, lucide e di colore verde scuro con delle striature gialle. Sviluppa dei piccolissimi fiorellini ma è raro che si hanno fioriture se cresce in appartamento. La seconda specie è una pianta rampicante formata da steli lunghi fino a due metri che hanno una colorazione verde nell’età giovanile e rossa nell’età adulta. E’ costituita da foglie appuntite che hanno un colore verde opaco da giovani per poi diventare bluastre con dell’argentato.

DA TENERE RIGOROSAMENTE LONTANA DAL NOSTRO GATTO.

NOME:  Ciclamino (Cyclamen)
INTERNO O ESTERNO: Esterno e internto
FAMIGLIA: Primulaceaea
GENERE: Bulbosa
TIPOLOGIA: Erbacea e tuberosa
COLTIVAZIONE: Semplice ma con accortezza
PARTE VELENOSA: Soprattutto le radici
SINTOMO PIU’ IMPORTANTE RISCONTRATO: Provoca irritazione gastrointestinale con intenso vomito

Pianta da esterno che può essere anche tenuta in appartamento, con i dovuti accorgimenti.
Il ciclamino è una pianta provvista di tuberi (molto tossici per i gatti) che crescono sia nelle zone boschive che nelle spiagge e nella macchia mediterranea.
Le foglie sono arrotondate o cuoriformi spesso con dei disegni chiari o scuri sia sulla pagina inferiore che in quella superiore. I fiori sono reclinati, alle volte profumati, formati da cinque petali ricurvi con colori che variano dal bianco, al viola, al rosso, al rosa. I periodi di fioritura variano a seconda della specie, ma è facile trovarli quasi in tutto il periodo che va da fine settembre a primavera inoltrata.
Un accorgimento particolare va tenuto per la bagnatura: mai bagnare la pianta direttamente, soprattutto al centro. Si crea un ambiente perfetto per le muffe!
Se tenuto ad una temperatura costante (mai oltre i 15 gradi) e con la corretta esposizione solare il nostro ciclamino può vivere anche 4-5 anni.

DA TENERE LONTANO DAL NOSTRO GATTO se ha l’abitudine di scavare ed assaggiare quello che trova!

IL NOSTRO GATTO E LE LUMACHE! — 8 ottobre 2023

IL NOSTRO GATTO E LE LUMACHE!

Se pensiamo alle chiocciole o alle lumache non immaginiamo una prelibatezza adatta alla dieta del nostro gatto, eppure ci sono mici che non disdegnano l’assaggio di qualche animale “esotico”, come le lumache!
La lumaca e la chiocciola sono gasteropodi e si distinguono l’una dall’altra a seconda se sono dotate di conchiglia o meno.

Normalmente un gatto non è attratto dalla lumaca in quanto cibo, potrebbe semplicemente manifestare curiosità verso un animale diverso e provare ad assaggiarlo!
In Italia le lumache e le chiocciole non sono pericolose, nella maggior parte dei casi.
Alcune specie, soprattutto quelle esotiche e di altri paesi, possono essere veicolo di parassiti che si trasformano in vermi polmonari, infettando le vie respiratorie del gatto provocando bronchiti e polmoniti.
Se una lumaca viene ingerita, il suo muco potrebbe provocare alcuni disturbi come eccessiva salivazione e vomito.

Quello che ci deve preoccupare di più è la presenza di lumachicidi e veleni che potrebbero provocare seri danni al nostro gatto.
Non solo per il rischio di essere ingeriti accidentalmente ma perché potrebbero essere presenti già nel sistema vitale della lumaca, rendendola un veicolo pericolosissimo.
Alcuni lumachicida contengono metaldeide e spesso vengono mescolati ad avena e pellet.
Fanno generare nelle lumache un aumento della secrezione  di muco, fino a disidratarle a morte.
Per i felini questa sostanza è tossica, agisce sul sistema nervoso centrale e sul polmone provocando acidosi metabolica e convulsioni.

QUALI SONO I SINTOMI?
– Tachicardia
– Mucose congeste
– Mucose pallide
– Contrazioni muscolari
– Ipertensione
– Convulsioni
– Dilatazione della pupilla
– Vomito (con puzza di metaldeide)
– Diarrea
– Ipetermia

COSA FARE SE CI ACCORGIAMO CHE IL NOSTRO GATTO PUO’ AVER INGERITO UNA LUMACA O UN LUMACHICIDA?
La tempestività è fondamentale!
Chiamiamo immediatamente il nostro veterinario (o una clinica h24) e  teniamo sotto controllo il nostro gatto, i sintomi si manifestano entro le 3 ore.
Andiamo subito dal dottore eventualmente portando un campione del veleno ingerito (se riusciamo a trovarlo).

I GATTI E LE PIANTE! — 3 settembre 2023

I GATTI E LE PIANTE!

Quanti di noi adorano le piante ma hanno la paura (concreta) che l’amato gatto si faccia un pranzetto non idoneo?
A tutti è capitato di dover rinunciare ad un po’ di verde, nel timore o nella concreta possibilità che Micio stia male.
Il gatto è un animale molto curioso di natura, e capita spesso che si senta attratto dalle piante che abbiamo in casa o in giardino, le annusa e le mastica per cercare di capire di cosa si tratta… se il sapore è di suo gradimento potrebbe anche decidere di continuare nel comportamento.
L’intera pianta potrebbe non essere tossica, alle volte possono essere nocive solo le foglie o le radici!

Non tutti i gatti sono attratti dalla piante ma è molto importante imparare a riconoscere quali potrebbero causare danno, se ingerite o “assaggiate”.
Soprattutto se in casa sono presenti gattini giovani e curiosi o se il nostro gatto tende ad annoiarsi.

Esistono molte ipotesi sulla reale motivazione di questa “passione” pericolosa, non ancora confutate, come la necessità di indurre il vomito per ripulire lo stomaco da boli di pelo o per combattere alcuni parassiti.

Se abbiamo il pollice verde e cerchiamo di far convivere la nostra passione e il nostro amato gatto diventa davvero molto importante conoscere i sintomi di un’intossicazione (oltre ad un piccolo elenco di piante “off limits” da consultare, quando ci accingiamo all’acquisto o ci vengono regalate), per non avere dubbi e non limitare del tutto la nostra passione per il verde!


I primi sintomi di un’ intossicazione da pianta nociva sono:
–  Eccessiva salivazione
– Starnuti
– Tosse continua
– Difficoltà respiratorie
– Vomito
– Apatia
– Diarrea

Dopo qualche ora dall’ingerimento di sostanze nocive potrebbero comparire i seguenti sintomi, più gravi:
– Ulcere diffuse su lingua e bocca
– Problemi di deglutizione
– Ipotermia
– Gastroenterite
– Convulsioni
– Spasmi
– Collasso
– Irrigidimento
– Emorragie

COSA FARE SE APPAIONO I PRIMI SINTOMI E SOSPETTIAMO ABBIA INGERITO UNA PIANTA TOSSICA?
CHIAMIAMO IMMEDIATAMENTE IL NOSTRO VETERINAIO  o una clinica H24.
Tenere il gatto al caldo e coperto, sia nell’attesa del veterinario a domicilio che in caso di trasporto.


COSA NON FARE?
NON dare terapie senza il suo consulto, NON indurre il vomito nel gatto (potrebbe essere seriamente dannoso) e NON dare latte! (Il latte può agevolare l’assorbimento di alcune sostanze nocive liposolubili e fa male all’apparato gastrointestinale del gatto)

L’elenco delle piante tossiche o nocive è molto lungo però mi sono resa conto che non basta, ci vuole un piccolo approfondimento per conoscerle meglio.
Non perdete i prossimi articoli in tema, potranno aiutarvi nell’ allestimento di casa e giardino senza correre rischi per Micio!

Il gatto soffre il caldo? Segnali da osservare e consigli per proteggerlo in estate — 13 agosto 2023

Il gatto soffre il caldo? Segnali da osservare e consigli per proteggerlo in estate

Anche i gatti possono soffrire le alte temperature: ecco come riconoscere i segnali di disagio, prevenire i rischi e intervenire correttamente in caso di sospetto colpo di calore.

Gatto che riposa in estate mentre cerca fresco e tranquillità durante le giornate calde.

Articolo pubblicato originariamente nel 2023 e aggiornato nel 2026 con nuove indicazioni e una revisione dei contenuti.

Quando pensiamo a un gatto, è facile immaginarlo disteso al sole, abbandonato in una posizione morbida e apparentemente perfetta, oppure rannicchiato in una cuccia calda, su una coperta, vicino a una finestra illuminata. I gatti amano spesso le zone tiepide, cercano superfici confortevoli e sembrano avere una naturale attrazione per il calore, tanto che può venire spontaneo pensare che l’estate per loro sia una stagione semplice da attraversare.
In realtà non è proprio così.

Il fatto che un gatto possa amare il tepore non significa che sia immune alle alte temperature. Quando il caldo diventa intenso, quando l’ambiente è poco ventilato, quando l’umidità aumenta o quando il gatto non riesce a spostarsi in una zona più fresca, anche il suo organismo può andare in difficoltà. E questo vale ancora di più per i gatti anziani, molto giovani, sovrappeso, brachicefali, con mantello particolarmente folto o con patologie croniche.
Perché il caldo, nei gatti, non sempre si manifesta in modo evidente fin dall’inizio. A volte il primo segnale è un cambiamento sottile: il gatto si muove meno, cerca pavimenti freschi, si isola, mangia con meno entusiasmo, dorme più del solito o modifica le sue abitudini quotidiane. Altre volte, invece, il disagio può diventare più marcato e richiedere un intervento rapido.

Il gatto ha una temperatura corporea naturalmente più alta della nostra, in genere intorno ai 38-39°C, e non disperde il calore come facciamo noi. Non suda attraverso tutta la pelle: le ghiandole sudoripare sono presenti soprattutto a livello dei cuscinetti plantari, quindi la sudorazione non è per lui un sistema di raffreddamento efficace come lo è per l’essere umano.
Per questo, quando ha caldo, il gatto mette in atto diverse strategie. Può ridurre il movimento, cercare superfici più fresche, scegliere zone ombreggiate, leccarsi più spesso il mantello per favorire una forma di raffreddamento attraverso l’evaporazione della saliva, oppure respirare con maggiore affanno nei momenti di disagio importante.
L’ansimazione nel gatto, però, non va mai banalizzata. Un gatto che respira a bocca aperta, soprattutto se non ha appena fatto uno sforzo intenso o vissuto una situazione di forte stress, sta comunicando un disagio che merita attenzione immediata.

Tutti i gatti possono soffrire il caldo, ma alcuni sono più vulnerabili di altri.

I soggetti più a rischio sono:

  • gatti anziani;
  • cuccioli e gatti molto giovani;
  • gatti sovrappeso o obesi;
  • gatti brachicefali, come Persiani ed Exotic Shorthair;
  • gatti con patologie cardiache, respiratorie, renali o croniche;
  • gatti con pelo molto lungo, fitto o poco curato;
  • gatti che vivono in ambienti poco ventilati;
  • gatti che hanno accesso a balconi, verande, serre, garage o stanze che possono surriscaldarsi;
  • gatti liberi di uscire nelle ore più calde della giornata.

Il rischio maggiore non è solo il caldo in sé, ma l’impossibilità di scegliere. Un gatto che può spostarsi liberamente in una zona fresca ha più strumenti per autoregolarsi. Un gatto chiuso in una veranda, in un trasportino, in auto, in un balcone assolato o in una stanza non ventilata può invece trovarsi rapidamente in difficoltà.

In estate è importante distinguere tra un lieve disagio da caldo e segnali che possono indicare una situazione più seria.

Un gatto accaldato può:

  • cercare pavimenti freschi;
  • dormire più del solito;
  • ridurre l’attività fisica;
  • mangiare un po’ meno;
  • bere di più;
  • leccarsi più frequentemente;
  • evitare zone soleggiate o troppo chiuse;
  • mostrarsi meno disponibile al gioco.

Questi segnali, da soli, non indicano necessariamente un’emergenza, ma ci dicono che il gatto sta cercando di adattarsi al clima e che possiamo aiutarlo migliorando l’ambiente.

Diverso è il caso in cui compaiano segnali più importanti, come:

  • ansimazione o respiro a bocca aperta;
  • respiro affannoso, rapido o irregolare;
  • forte abbattimento;
  • debolezza;
  • agitazione insolita;
  • salivazione eccessiva;
  • mucose molto rosse, pallide o alterate;
  • vomito;
  • diarrea;
  • barcollamenti;
  • tremori;
  • collasso;
  • temperatura corporea elevata.

In presenza di questi segnali, soprattutto se il gatto è stato esposto a temperature alte o si trovava in un ambiente caldo e poco ventilato, bisogna considerare la possibilità di un colpo di calore e contattare subito il veterinario.

La prevenzione resta lo strumento più importante.
Non serve stravolgere la casa, ma creare condizioni che permettano al gatto di scegliere dove stare e come regolarsi.

Puoi aiutarlo così:

  • lascia sempre a disposizione acqua fresca e pulita;
  • distribuisci più ciotole d’acqua in punti diversi della casa;
  • valuta una fontanella, se il tuo gatto ama l’acqua corrente;
  • favorisci l’alimentazione umida, se compatibile con la sua dieta e con le indicazioni veterinarie;
  • tieni abbassate tende, tapparelle o persiane nelle ore più calde;
  • crea zone d’ombra in casa e, se il gatto esce, anche all’esterno;
  • lascia accesso a stanze più fresche, come bagno o ambienti con pavimento in piastrelle;
  • usa ventilatori o condizionatori con criterio, evitando getti diretti e sbalzi eccessivi;
  • proponi tappetini refrigeranti, sempre lasciando al gatto la possibilità di scegliere se usarli o meno;
  • cura regolarmente il mantello, soprattutto nei gatti a pelo lungo, per evitare nodi e infeltrimenti;
  • limita l’accesso all’esterno nelle ore più calde;
  • controlla sempre balconi, verande, serre, garage e stanze chiuse prima di uscire o chiudere porte;
  • evita viaggi nelle ore centrali della giornata, quando possibile.

Un accorgimento semplice ma spesso sottovalutato è osservare dove il gatto sceglie spontaneamente di stare. Se cerca il bagno, il pavimento, una stanza buia o una zona ventilata, ci sta già dicendo qualcosa. Non dobbiamo forzarlo a stare dove pensiamo noi, ma rendere sicure e accessibili le zone che lui percepisce come più confortevoli.

Alcuni interventi, anche se nascono da una buona intenzione, possono essere inutili o addirittura rischiosi.

Meglio evitare:

  • ghiaccio diretto sul corpo;
  • acqua ghiacciata sul mantello;
  • bagni forzati;
  • docce improvvise;
  • getti d’aria fredda puntati direttamente sul gatto;
  • sbalzi termici molto bruschi;
  • tosature fai da te;
  • chiudere il gatto in balconi, verande, serre o stanze molto esposte al sole;
  • lasciare il gatto in auto, anche per pochi minuti;
  • forzarlo a bere;
  • obbligarlo a stare su tappetini refrigeranti o asciugamani umidi se non li gradisce.

La tosatura, in particolare, non dovrebbe essere considerata automaticamente una soluzione contro il caldo.
Il mantello ha anche una funzione protettiva e va gestito con competenza. Nei gatti a pelo lungo è spesso molto più utile una buona cura del pelo, con spazzolature regolari e rimozione dei nodi, piuttosto che un taglio drastico non necessario.

E i cubetti di ghiaccio?

I cubetti di ghiaccio possono essere usati con buon senso, non come soluzione miracolosa.
Per alcuni gatti possono diventare un piccolo arricchimento ambientale, ad esempio se messi in una ciotola ampia come gioco o se usati per mantenere l’acqua fresca più a lungo, senza trasformarla in acqua gelida.

L’obiettivo non è far bere il gatto a temperature estreme, ma rendere l’acqua più gradevole e disponibile.
Come sempre, osserva la risposta del tuo gatto: se li ignora, li evita o si infastidisce, non è necessario insistere.

Il colpo di calore è un’urgenza veterinaria.
Se sospetti che il tuo gatto ne stia mostrando i segni, non aspettare di vedere “se passa”.
Agisci rapidamente e contatta subito il veterinario o il pronto soccorso veterinario più vicino.

Nel frattempo puoi:

  • spostare il gatto in un luogo fresco, ombreggiato e ventilato;
  • ridurre gli stimoli e mantenere l’ambiente calmo;
  • offrire acqua fresca, senza forzarlo a bere;
  • usare panni freschi, non ghiacciati, per tamponare delicatamente zampe, cuscinetti plantari, addome e zone meno coperte dal pelo;
  • favorire la ventilazione, senza puntare aria fredda violenta direttamente sul corpo;
  • monitorare respiro, stato di coscienza e capacità di muoversi;
  • seguire le indicazioni del veterinario.

Il raffreddamento deve essere graduale e controllato.
L’idea non è provocare uno shock termico, ma aiutare il corpo a disperdere calore mentre si organizza l’intervento veterinario.
Per questo è importante non usare ghiaccio diretto, non immergere il gatto in acqua gelida e non avvolgerlo in asciugamani bagnati come se fossero una coperta, perché il calore deve poter uscire dal corpo.

Se il gatto è collassato, molto debole, respira male, vomita, ha diarrea, trema, barcolla o non risponde normalmente, la situazione va considerata urgente.

Proteggere un gatto dal caldo non significa trasformare l’estate in una stagione di allarme continuo. Significa conoscere i suoi limiti, osservare i suoi segnali e organizzare l’ambiente in modo che possa sentirsi al sicuro anche quando le temperature salgono.
Il gatto è un animale competente, capace di cercare comfort, ombra, quiete e superfici fresche. Ma vive dentro ambienti che spesso decidiamo noi: finestre chiuse, balconi, stanze, orari, viaggi, condizionatori, routine, spostamenti.

La nostra responsabilità è proprio qui: non sostituirci al gatto, ma creare le condizioni perché possa scegliere bene.

Acqua disponibile, zone fresche, attenzione agli ambienti chiusi, osservazione dei segnali e intervento rapido in caso di emergenza sono piccoli gesti concreti che possono fare una grande differenza.
In estate, più che mai, vivere con un gatto significa anche accorgersi del caldo prima che diventi un problema.

Il caldo però non modifica solo il corpo del gatto, modifica anche la sua quotidianità: ne parlo qui…

Se vuoi osservare meglio la quotidianità del tuo gatto, capire se alcune sue abitudini sono segnali da approfondire o rendere la casa più adatta alle sue esigenze, puoi partire da un confronto mirato.
Prenota una videocall con me qui

IL NOSTRO GATTO E… API, VESPE E CALABRONI! — 6 agosto 2023

IL NOSTRO GATTO E… API, VESPE E CALABRONI!

Ovvero, quando giallo e nero spaventano!

Oggi facciamo una veloce ma utile incursione nel mondo degli insetti a strisce che possono dare notevoli fastidi ai nostri aMici!

Le api:
L’ape è un insetto che appartiene all’ordine degli imenotteri.
E’ lunga dai 12 ai 20 mm e vive da 30 giorni a 5 anni. Il suo corpo si suddivide in capo, torace e addome. Sulla testa ha due antenne che le permettono di percepire oggetti e sapori. Il miele invece viene assaporato  con la bocca, ideale per leccare e aspirare il nettare dai fiori.
Per quanto riguarda il torace, lì sono posizionate le ali e le sei zampette con cui viene raccolto il polline.
In fondo all’addome è situato invece un pungiglione, che le api usano solo per difendere la famiglia o loro stesse.
Se un’ape punge, perde il pungiglione e va incontro a morte.
E’ un insetto sociale, che vive  in colonie numerose.
La società delle api si distingue da quella di altri insetti sociali, come le formiche, per la sua straordinaria perfezione e laboriosità.
 I componenti di una colonia di api, infatti, sono legate tra loro da legami profondissimi e ogni ape è disposta a sacrificare anche la propria vita per la sopravvivenza della colonia.

Le vespe:
La vespa è un insetto che appartiene all’ordine degli imenotteri.
Le vespe hanno un addome peduncolato e affusolato, il loro corpo è scuro a strisce gialle e non presenta peluria. La loro lunghezza può variare dai 10 ai 13 mm e, al termine dell’addome, le femmine presentano un pungiglione.
Gli adulti si nutrono principalmente del nettare dei fiori producendo il miele in piccola quantità e predano piccoli insetti, per variare la dieta delle larve.
 Sono prevalentemente insetti sociali che vivono in colonie, nelle quali, a differenza delle api, ci può essere più di una regina.
Le vespe pungono quando si sentono minacciate o quando il loro nido viene disturbato.
A differenza delle api, le vespe possono pungere ripetutamente.

I calabroni:
I calabroni appartengono al genere Vespa e alla superfamiglia Vespoidea.
Si nutrono di sostanze zuccherine, proteine animali e api da miele… infatti è un insetto principalmente carnivoro!
Non è facile distinguere le vespe dalle api (entrambe sono gialle con strisce nere). È molto più facile riconoscere una vespa da un calabrone. Il calabrone è più grande di una vespa, ha una colorazione bruna-rossiccia con striature gialle e nere, il vertice del capo è più ampio e abbondante.
 La regina raggiunge normalmente i 35 mm di lunghezza mentre i maschi e le operaie misurano da 20 a 25 mm. 
Il loro pungiglione (di cui sono dotate le femmine)  è dotato di una sostanza velenosa con elevata concentrazione di acetilcolina, in quantità più elevata rispetto alle vespe.
Quando attaccano, inoltre, liberano feromoni che informano dell’attacco in corso gli altri calabroni, talvolta provocandone l’intervento in gruppo.
Le loro punture sono più dolorose e possono causare reazioni allergiche.

COSA SUCCEDE SE IL GATTO VIENE PUNTO DA UN’APE O DA UNA VESPA?
Come succede agli esseri umani, il gatto proverà dolore e si gonfierà nella zona della puntura!
Normalmente le zone dove vengono punti sono quelle del muso e delle zampe, ma se il nostro gatto non è allergico il gonfiore dovrebbe passare in poco tempo e senza conseguenze.
Se la puntura è di Vespa crabro, ovvero il calabrone più grosso presente sul nostro territorio, porta subito il gatto dal tuo veterinario!

QUALI SONO I SINTOMI DI UNA PUNTURA DI VESPA O APE?
– Vocalizzazioni più insistente del solito
– Il gatto si mordicchia o gratta insistentemente un punto
– Gonfiore nell’area della puntura
– Il gatto fa movimenti strani specie vicino a dove è stato punto, scalpita o muove la bocca spalancandola se è stato punto in bocca
– Agitazione

IL PRIMO INTERVENTO:
Se è stato punto da un’ape rimuovi rapidamente il pungiglione con calma usando una pinzetta o grattando l’area e pulisci bene l’area circostante alla puntura per rimuovere il più possibile il veleno iniettato, il pungiglione se lasciato in sede continuerà a rilasciare veleno nel gatto. Non spremere la puntura perché questo potrebbe far rilasciare ancora più veleno. (Vespe e calabroni non lasciano il pungiglione)
Bagna uno strofinaccio in acqua fredda e avvolgilo attorno all’area della puntura per ridurre il gonfiore. Anche il ghiaccio è un buon modo per trattare la puntura di ape o vespa ma fai attenzione a non bruciare l’area perché il gatto può non percepire subito il cambio di temperatura e potresti danneggiargli la pelle.
(Avvolgi il ghiaccio con uno straccio)

Se ti rendi conto che è stato punto o ne hai il sospetto e non sai se il tuo gatto è allergico, tienilo sotto controllo.
La prima cosa da fare è chiamare il tuo veterinario, che ti spiegherà esattamente cosa fare senza allarmarti!
Le reazioni allergiche si verificano entro 20 minuti dalla puntura, ma possono essere ritardati per ore quindi un monitoraggio tempestivo è molto importante!
I sintomi da conoscere per rilevare una reazione allergica sono i seguenti:
– Debolezza o collasso
– Vomito
– Respirazione rapida o difficoltà a respirare (con eventuale sibilo)
– Gonfiore eccessivo intorno alla puntura, che si diffonde
– Gengive pallide
– Diarrea
– Eccessiva salivazione, con bava
– Vertigini e disorientamento

Se la puntura d’ape sul gatto è in bocca o in gola, vai subito dal veterinario per evitare che il gatto soffochi se c’è poi un rigonfiamento dell’area della puntura.
EVITA SEMPRE IL FAI DA TE E LA SOMMINISTRAZIONE DI FARMACI O ANTISTAMINICI SENZA AVER CONSULTATO IL VETERINARIO!!!!

La Sarcophaga carnaria… — 25 giugno 2023

La Sarcophaga carnaria…

Conoscere e prevenire un pericolo infestante!

Finalmente arriva il caldo, e con lui iniziamo i nostri problemi con i nostri gatti e… il cibo
Sì, lo so.
In realtà non hanno un inizio o una fine.
Ma sto parlando delle problematiche derivanti da loro, le mosche e la loro pessima abitudine di depositare uova proprio nel cibo umido.
Oltre che essere pericoloso, fare abbastanza schifo è anche una perdita in denaro.
Siccome è un problema che mi rovina le giornate, che passo a vagliare umido su umido, ho deciso di parlarne anche a voi che magari siete afflitti dallo stesso problema.
O a cui non avete mai fatto caso!(Ahi, ahi , ahi)
I mosconi della carne sono ditteri di medie dimensioni a cui appartengono due specie: i Sarcofagidi di colore grigio e i Calliforidi di colore verde o blu metallico.
La Sarcophaga carnaria di colore grigio ha lunghe zampe ricoperte di peli e setole lunghe, un unico paio di ali, un capo evidente ed occhi molto sviluppati di colore rossiccio.
La mosca carnaria è ovovipara, non depone le sue uova (simili a piccoli chicchi di riso, a grappoli)ma le conserva nell’addome fino alla schiusa e rilascia le larve sulla fonte di nutrimento:  carni in putrefazione o avanzi di cibo.
Le larve si sviluppano per circa un giorno, poi restano nella carne per circa 7-10 giorni al termine dei quali entrano nello stadio pupale che dura due settimane.
La larva viene comunemente chiamata bigattino, è molto vorace e di colore biancastro, è priva di zampe ma dispone di un apparato boccale dotato di uncini grazie ai quali si nutre.
La mosca della carne è una minaccia per noi e per i nostri pets!

Attraverso i bigattini rilasciati può veicolare malattie trasportando microrganismi patogeni e le sue larve deposte su ferite non curate possono insinuarsi anche nelle escoriazioni causando lesioni ed infettando i tessuti.
Se vengono ingerite, non vengono distrutte dai succhi gastrici e possono attaccarsi alle pareti di stomaco ed intestino grazie ai robusti uncini boccali provocando nausea e microulcerazioni.
Alcune volte possono causare la morte degli animali, dopo aver raggiunto gli organi interni.
Se si insinuano nel tratto gastrointestinale ne causano lesioni ed enteriti.
Possono veicolare il germe responsabile del carbonchio (antrace).
CHE COSA E’ IL PROCESSO DI MIASI?
Le larve che sono in grado di penetrare nei tessuti, nelle ossa e negli organi degli animali vivi finiscono per divorarli vivi.
SE NON SI INTERVIENE IN TEMPO!

COME POSSIAMO PREVENIRE INFESTAZIONI E PERICOLI ANNESSI?
– Non accumulare avanzi di cibo incustodito o alimenti non sigillati nel modo corretto
– Pulire regolarmente bidoni e contenitori dei rifiuti
– Pulisci, disinfetta e sanifica gli ambienti frequentemente
– Fornisci il cibo umido poco e più volte, togliendo e lavando la ciotola quando ha finito
– Allunga il cibo umido con un pochino di acqua, in modo tale da creare una consistenza appiccicosa e poco appetibile per le mosche (non per il gatto!!!)

CONTROLLA SEMPRE LA CIOTOLA DEL CIBO UMIDO E SE VEDI LE PRESENZE BIANCHE, BUTTA TUTTO SUBITO E LAVALA!

Il gatto e le insidie di Pasqua! — 7 aprile 2023

Il gatto e le insidie di Pasqua!

Il gatto e le insidie di Pasqua!!!!

E’ arrivata Pasqua e nell’aria frizzante si sente aria di primavera, la gioia della rinascita e del periodo Pasquale.
Anche i nostri gatti iniziano ad essere più attivi, curiosi e giocherelloni.
Ci lasciamo l’inverno alle spalle e riempiamo la nostra vita di colori, profumi e cibi golosi.
Ma quali insidie si celano dietro questo periodo, proprio come per il Natale?
Cosa potrebbe essere pericoloso per Micio e potenzialmente letale, tanto da doverne essere ben consapevoli e vigili?
Facciamo una breve carrellata delle trappole pasquali:



FIORI E PIANTE DI PRIMAVERA:  Portano gioia, profumo, colore e contribuiscono a farci lasciare l’inverno alle spalle.
Dobbiamo fare molta attenzione però, perché tutti i fiori della famiglia dei gigli sono letali per i nostri gatti. Ne fanno parte, ad esempio, le giunchiglie ed i narcisi (oltre ai gigli di ogni tipo) .
Se non volete rinunciare ad una nota floreale in casa e sulla tavola, potreste optare per delle orchidee, delle violette o delle margherite.

GLI ADDOBBI PER LA CASA: Posizionare un bel cestino pieno di uova colorate al centro del tavolo o su un ripiano, in bella vista, ci aiuta ad entrare nel clima pasquale.
Nei negozi di oggettistica ci forniscono tutto il necessario, compresa l’erba pasquale.
Quei fili colorati attorcigliati da usare come base, simili a quelli che utilizziamo a Natale per fare i cesti regalo.
L’erba pasquale è molto pericola e di difficile monitoraggio e se viene ingerita può causare disturbi intestinali importanti, che spesso richiedono un intervento veterinario importante e costoso.
Il consiglio è di utilizzare decorazioni non pericolose come dei tessuti colorati da usare come base e posizionare  quelle a cui proprio non volete rinunciare in luoghi non accessibili al gatto.
Ricordatevi anche di non lasciare in giro plastiche ed oggetti facilmente ingeribili, come i laccetti di chiusura delle confezioni.
Sono un gioco molto interessante per i nostri gatti ma a pericolo di ingestione.
I SACCHETTI DI PLASTICA: Non sono un pericolo solo pasquale ma nel fervore delle giornate insieme possiamo dimenticarceli in giro. I sacchetti non sono pericolosi di per sé, ma si deve fare molta attenzione alle maniglie che possono aggrovigliarsi attorno al nostro gatto, con conseguenze immediati e letali.
LE DELIZIE CULINARIE DI PASQUA: I cibi grassi, frutta secca e uvetta sono dannosi per i nostri gatti. In molti modi.
I cibi grassi vanno ad appesantire l’apparato digerente del nostro gatto mentre gli ingredienti dei cibi dolci, come le colombe, possono provocare danni ai reni, dolori addominali e convulsioni.
LE UOVA E IL CIOCCOLATO: Il simbolo per eccellenza della Pasqua è il pericolo numero uno per i nostri gatti.
L’insidia dell’uovo comprende l’involucro, lacci e fascette, la sorprese e il cioccolato!
L’ involucro, i lacci e le sorpresine possono trasformarsi in perfetti oggetti di gioco ma il rischio di essere ingeriti esiste, portando ad una occlusione intestinale che nella migliore delle ipotesi si risolve con una laparotomia esplorativa.
La prima raccomandazione è di non lasciarle mai a disposizione e non custodite e supervisionare sempre l’attività ludica!
ll cioccolato, purtroppo, causa intossicazione alimentare acuta nei nostri amici a quattro zampe con una percentuale che si aggira intorno al 25%.
Il cacao contiene teobromina (una sostanza altamente tossica che potrebbe attaccare il suo sistema nervoso) e caffeina.
Teobromina e caffeina insieme possono risultare dannosi per i reni e per il cuore.
Queste sostanze vengono metabolizzate molto più lentamente nell’animale rispetto all’uomo, più il cioccolato è puro maggiore sarà il pericolo per il nostro gatto.
50 g di cioccolato fondente possono essere fatali per un gatto di 5 kg mentre per un gatto di quel peso la dose di cioccolato al latte pericolosa sale a 250 g.
Normalmente il gatto non è attratto dai cibi dolci e dal cioccolato, quindi i casi di avvelenamento sono rari.
Ma per non correre rischi, ricordiamoci di tenere sempre lontano il nostro micio dalle uova e da tutti i cibi con cioccolato.

Per prudenza è sempre un bene conoscere i sintomi principali da intossicazione, per intervenire tempestivamente e portare il nostro gatto subito dal veterinario.
Quando la sostanza tossica arriva nello stomaco e poi passa al’intestino l’organismo non riesce ad elaborarla e reagisce: vomito e diarrea sono i primi due campanelli di allarme, insieme ad inappetenza e letargia.
I sintomi di avvelenamento da cioccolato (serio) sono più gravi e comprendono: aumento delle temperatura corporea, perdita dei riflessi, rigidità muscolare e debolezza diffusa e secchezza delle mucose.
Sintomi che vanno a peggiorare con il subentro di difficoltà respiratorie, aumento della frequenza cardiaca, ipotensione e convulsioni, fino ad arrivare all’insufficienza cardiaca e coma.
I gatti che hanno ingerito una grossa quantità di cioccolato rischiano la morte.

COME INTERVENIRE TEMPESTIVAMENTE?
Alla comparsa dei primi sintomi o nel caso in cui ce ne siamo accorti, contattare subito il proprio veterinario o una clinica H24, fornendo tutti i dati del nostro gatto: età, peso, oggetto ingerito e quantità (peso dell’uovo di Pasqua e tipologia di cioccolato nel caso si tratti di cioccolato o tipologia di oggetto o fiore/pianta nel caso di oggetti ).

Un grazie speciale a Laura Merli, tecnico ed assistente veterinaria con esperienza decennale, che mi ha assistito nella ricerca e nella stesura dell’ articolo.
E che collabora attivamente con me anche nel gruppo Facebook Meowgwarts.
https://www.facebook.com/groups/meowgwarts