GepriLandia di Elvi Geprini – Consulente felina di II Liv. e coach relazionale

Non è SOLO il tuo gatto, per me è la tua FAMIGLIA!

I GATTI E LE PIANTE! — 3 settembre 2023

I GATTI E LE PIANTE!

Quanti di noi adorano le piante ma hanno la paura (concreta) che l’amato gatto si faccia un pranzetto non idoneo?
A tutti è capitato di dover rinunciare ad un po’ di verde, nel timore o nella concreta possibilità che Micio stia male.
Il gatto è un animale molto curioso di natura, e capita spesso che si senta attratto dalle piante che abbiamo in casa o in giardino, le annusa e le mastica per cercare di capire di cosa si tratta… se il sapore è di suo gradimento potrebbe anche decidere di continuare nel comportamento.
L’intera pianta potrebbe non essere tossica, alle volte possono essere nocive solo le foglie o le radici!

Non tutti i gatti sono attratti dalla piante ma è molto importante imparare a riconoscere quali potrebbero causare danno, se ingerite o “assaggiate”.
Soprattutto se in casa sono presenti gattini giovani e curiosi o se il nostro gatto tende ad annoiarsi.

Esistono molte ipotesi sulla reale motivazione di questa “passione” pericolosa, non ancora confutate, come la necessità di indurre il vomito per ripulire lo stomaco da boli di pelo o per combattere alcuni parassiti.

Se abbiamo il pollice verde e cerchiamo di far convivere la nostra passione e il nostro amato gatto diventa davvero molto importante conoscere i sintomi di un’intossicazione (oltre ad un piccolo elenco di piante “off limits” da consultare, quando ci accingiamo all’acquisto o ci vengono regalate), per non avere dubbi e non limitare del tutto la nostra passione per il verde!


I primi sintomi di un’ intossicazione da pianta nociva sono:
–  Eccessiva salivazione
– Starnuti
– Tosse continua
– Difficoltà respiratorie
– Vomito
– Apatia
– Diarrea

Dopo qualche ora dall’ingerimento di sostanze nocive potrebbero comparire i seguenti sintomi, più gravi:
– Ulcere diffuse su lingua e bocca
– Problemi di deglutizione
– Ipotermia
– Gastroenterite
– Convulsioni
– Spasmi
– Collasso
– Irrigidimento
– Emorragie

COSA FARE SE APPAIONO I PRIMI SINTOMI E SOSPETTIAMO ABBIA INGERITO UNA PIANTA TOSSICA?
CHIAMIAMO IMMEDIATAMENTE IL NOSTRO VETERINAIO  o una clinica H24.
Tenere il gatto al caldo e coperto, sia nell’attesa del veterinario a domicilio che in caso di trasporto.


COSA NON FARE?
NON dare terapie senza il suo consulto, NON indurre il vomito nel gatto (potrebbe essere seriamente dannoso) e NON dare latte! (Il latte può agevolare l’assorbimento di alcune sostanze nocive liposolubili e fa male all’apparato gastrointestinale del gatto)

L’elenco delle piante tossiche o nocive è molto lungo però mi sono resa conto che non basta, ci vuole un piccolo approfondimento per conoscerle meglio.
Non perdete i prossimi articoli in tema, potranno aiutarvi nell’ allestimento di casa e giardino senza correre rischi per Micio!

Il gatto soffre il caldo? Segnali da osservare e consigli per proteggerlo in estate — 13 agosto 2023

Il gatto soffre il caldo? Segnali da osservare e consigli per proteggerlo in estate

Anche i gatti possono soffrire le alte temperature: ecco come riconoscere i segnali di disagio, prevenire i rischi e intervenire correttamente in caso di sospetto colpo di calore.

Gatto che riposa in estate mentre cerca fresco e tranquillità durante le giornate calde.

Articolo pubblicato originariamente nel 2023 e aggiornato nel 2026 con nuove indicazioni e una revisione dei contenuti.

Quando pensiamo a un gatto, è facile immaginarlo disteso al sole, abbandonato in una posizione morbida e apparentemente perfetta, oppure rannicchiato in una cuccia calda, su una coperta, vicino a una finestra illuminata. I gatti amano spesso le zone tiepide, cercano superfici confortevoli e sembrano avere una naturale attrazione per il calore, tanto che può venire spontaneo pensare che l’estate per loro sia una stagione semplice da attraversare.
In realtà non è proprio così.

Il fatto che un gatto possa amare il tepore non significa che sia immune alle alte temperature. Quando il caldo diventa intenso, quando l’ambiente è poco ventilato, quando l’umidità aumenta o quando il gatto non riesce a spostarsi in una zona più fresca, anche il suo organismo può andare in difficoltà. E questo vale ancora di più per i gatti anziani, molto giovani, sovrappeso, brachicefali, con mantello particolarmente folto o con patologie croniche.
Perché il caldo, nei gatti, non sempre si manifesta in modo evidente fin dall’inizio. A volte il primo segnale è un cambiamento sottile: il gatto si muove meno, cerca pavimenti freschi, si isola, mangia con meno entusiasmo, dorme più del solito o modifica le sue abitudini quotidiane. Altre volte, invece, il disagio può diventare più marcato e richiedere un intervento rapido.

Il gatto ha una temperatura corporea naturalmente più alta della nostra, in genere intorno ai 38-39°C, e non disperde il calore come facciamo noi. Non suda attraverso tutta la pelle: le ghiandole sudoripare sono presenti soprattutto a livello dei cuscinetti plantari, quindi la sudorazione non è per lui un sistema di raffreddamento efficace come lo è per l’essere umano.
Per questo, quando ha caldo, il gatto mette in atto diverse strategie. Può ridurre il movimento, cercare superfici più fresche, scegliere zone ombreggiate, leccarsi più spesso il mantello per favorire una forma di raffreddamento attraverso l’evaporazione della saliva, oppure respirare con maggiore affanno nei momenti di disagio importante.
L’ansimazione nel gatto, però, non va mai banalizzata. Un gatto che respira a bocca aperta, soprattutto se non ha appena fatto uno sforzo intenso o vissuto una situazione di forte stress, sta comunicando un disagio che merita attenzione immediata.

Tutti i gatti possono soffrire il caldo, ma alcuni sono più vulnerabili di altri.

I soggetti più a rischio sono:

  • gatti anziani;
  • cuccioli e gatti molto giovani;
  • gatti sovrappeso o obesi;
  • gatti brachicefali, come Persiani ed Exotic Shorthair;
  • gatti con patologie cardiache, respiratorie, renali o croniche;
  • gatti con pelo molto lungo, fitto o poco curato;
  • gatti che vivono in ambienti poco ventilati;
  • gatti che hanno accesso a balconi, verande, serre, garage o stanze che possono surriscaldarsi;
  • gatti liberi di uscire nelle ore più calde della giornata.

Il rischio maggiore non è solo il caldo in sé, ma l’impossibilità di scegliere. Un gatto che può spostarsi liberamente in una zona fresca ha più strumenti per autoregolarsi. Un gatto chiuso in una veranda, in un trasportino, in auto, in un balcone assolato o in una stanza non ventilata può invece trovarsi rapidamente in difficoltà.

In estate è importante distinguere tra un lieve disagio da caldo e segnali che possono indicare una situazione più seria.

Un gatto accaldato può:

  • cercare pavimenti freschi;
  • dormire più del solito;
  • ridurre l’attività fisica;
  • mangiare un po’ meno;
  • bere di più;
  • leccarsi più frequentemente;
  • evitare zone soleggiate o troppo chiuse;
  • mostrarsi meno disponibile al gioco.

Questi segnali, da soli, non indicano necessariamente un’emergenza, ma ci dicono che il gatto sta cercando di adattarsi al clima e che possiamo aiutarlo migliorando l’ambiente.

Diverso è il caso in cui compaiano segnali più importanti, come:

  • ansimazione o respiro a bocca aperta;
  • respiro affannoso, rapido o irregolare;
  • forte abbattimento;
  • debolezza;
  • agitazione insolita;
  • salivazione eccessiva;
  • mucose molto rosse, pallide o alterate;
  • vomito;
  • diarrea;
  • barcollamenti;
  • tremori;
  • collasso;
  • temperatura corporea elevata.

In presenza di questi segnali, soprattutto se il gatto è stato esposto a temperature alte o si trovava in un ambiente caldo e poco ventilato, bisogna considerare la possibilità di un colpo di calore e contattare subito il veterinario.

La prevenzione resta lo strumento più importante.
Non serve stravolgere la casa, ma creare condizioni che permettano al gatto di scegliere dove stare e come regolarsi.

Puoi aiutarlo così:

  • lascia sempre a disposizione acqua fresca e pulita;
  • distribuisci più ciotole d’acqua in punti diversi della casa;
  • valuta una fontanella, se il tuo gatto ama l’acqua corrente;
  • favorisci l’alimentazione umida, se compatibile con la sua dieta e con le indicazioni veterinarie;
  • tieni abbassate tende, tapparelle o persiane nelle ore più calde;
  • crea zone d’ombra in casa e, se il gatto esce, anche all’esterno;
  • lascia accesso a stanze più fresche, come bagno o ambienti con pavimento in piastrelle;
  • usa ventilatori o condizionatori con criterio, evitando getti diretti e sbalzi eccessivi;
  • proponi tappetini refrigeranti, sempre lasciando al gatto la possibilità di scegliere se usarli o meno;
  • cura regolarmente il mantello, soprattutto nei gatti a pelo lungo, per evitare nodi e infeltrimenti;
  • limita l’accesso all’esterno nelle ore più calde;
  • controlla sempre balconi, verande, serre, garage e stanze chiuse prima di uscire o chiudere porte;
  • evita viaggi nelle ore centrali della giornata, quando possibile.

Un accorgimento semplice ma spesso sottovalutato è osservare dove il gatto sceglie spontaneamente di stare. Se cerca il bagno, il pavimento, una stanza buia o una zona ventilata, ci sta già dicendo qualcosa. Non dobbiamo forzarlo a stare dove pensiamo noi, ma rendere sicure e accessibili le zone che lui percepisce come più confortevoli.

Alcuni interventi, anche se nascono da una buona intenzione, possono essere inutili o addirittura rischiosi.

Meglio evitare:

  • ghiaccio diretto sul corpo;
  • acqua ghiacciata sul mantello;
  • bagni forzati;
  • docce improvvise;
  • getti d’aria fredda puntati direttamente sul gatto;
  • sbalzi termici molto bruschi;
  • tosature fai da te;
  • chiudere il gatto in balconi, verande, serre o stanze molto esposte al sole;
  • lasciare il gatto in auto, anche per pochi minuti;
  • forzarlo a bere;
  • obbligarlo a stare su tappetini refrigeranti o asciugamani umidi se non li gradisce.

La tosatura, in particolare, non dovrebbe essere considerata automaticamente una soluzione contro il caldo.
Il mantello ha anche una funzione protettiva e va gestito con competenza. Nei gatti a pelo lungo è spesso molto più utile una buona cura del pelo, con spazzolature regolari e rimozione dei nodi, piuttosto che un taglio drastico non necessario.

E i cubetti di ghiaccio?

I cubetti di ghiaccio possono essere usati con buon senso, non come soluzione miracolosa.
Per alcuni gatti possono diventare un piccolo arricchimento ambientale, ad esempio se messi in una ciotola ampia come gioco o se usati per mantenere l’acqua fresca più a lungo, senza trasformarla in acqua gelida.

L’obiettivo non è far bere il gatto a temperature estreme, ma rendere l’acqua più gradevole e disponibile.
Come sempre, osserva la risposta del tuo gatto: se li ignora, li evita o si infastidisce, non è necessario insistere.

Il colpo di calore è un’urgenza veterinaria.
Se sospetti che il tuo gatto ne stia mostrando i segni, non aspettare di vedere “se passa”.
Agisci rapidamente e contatta subito il veterinario o il pronto soccorso veterinario più vicino.

Nel frattempo puoi:

  • spostare il gatto in un luogo fresco, ombreggiato e ventilato;
  • ridurre gli stimoli e mantenere l’ambiente calmo;
  • offrire acqua fresca, senza forzarlo a bere;
  • usare panni freschi, non ghiacciati, per tamponare delicatamente zampe, cuscinetti plantari, addome e zone meno coperte dal pelo;
  • favorire la ventilazione, senza puntare aria fredda violenta direttamente sul corpo;
  • monitorare respiro, stato di coscienza e capacità di muoversi;
  • seguire le indicazioni del veterinario.

Il raffreddamento deve essere graduale e controllato.
L’idea non è provocare uno shock termico, ma aiutare il corpo a disperdere calore mentre si organizza l’intervento veterinario.
Per questo è importante non usare ghiaccio diretto, non immergere il gatto in acqua gelida e non avvolgerlo in asciugamani bagnati come se fossero una coperta, perché il calore deve poter uscire dal corpo.

Se il gatto è collassato, molto debole, respira male, vomita, ha diarrea, trema, barcolla o non risponde normalmente, la situazione va considerata urgente.

Proteggere un gatto dal caldo non significa trasformare l’estate in una stagione di allarme continuo. Significa conoscere i suoi limiti, osservare i suoi segnali e organizzare l’ambiente in modo che possa sentirsi al sicuro anche quando le temperature salgono.
Il gatto è un animale competente, capace di cercare comfort, ombra, quiete e superfici fresche. Ma vive dentro ambienti che spesso decidiamo noi: finestre chiuse, balconi, stanze, orari, viaggi, condizionatori, routine, spostamenti.

La nostra responsabilità è proprio qui: non sostituirci al gatto, ma creare le condizioni perché possa scegliere bene.

Acqua disponibile, zone fresche, attenzione agli ambienti chiusi, osservazione dei segnali e intervento rapido in caso di emergenza sono piccoli gesti concreti che possono fare una grande differenza.
In estate, più che mai, vivere con un gatto significa anche accorgersi del caldo prima che diventi un problema.

Il caldo però non modifica solo il corpo del gatto, modifica anche la sua quotidianità: ne parlo qui…

Se vuoi osservare meglio la quotidianità del tuo gatto, capire se alcune sue abitudini sono segnali da approfondire o rendere la casa più adatta alle sue esigenze, puoi partire da un confronto mirato.
Prenota una videocall con me qui

IL NOSTRO GATTO E… API, VESPE E CALABRONI! — 6 agosto 2023

IL NOSTRO GATTO E… API, VESPE E CALABRONI!

Ovvero, quando giallo e nero spaventano!

Oggi facciamo una veloce ma utile incursione nel mondo degli insetti a strisce che possono dare notevoli fastidi ai nostri aMici!

Le api:
L’ape è un insetto che appartiene all’ordine degli imenotteri.
E’ lunga dai 12 ai 20 mm e vive da 30 giorni a 5 anni. Il suo corpo si suddivide in capo, torace e addome. Sulla testa ha due antenne che le permettono di percepire oggetti e sapori. Il miele invece viene assaporato  con la bocca, ideale per leccare e aspirare il nettare dai fiori.
Per quanto riguarda il torace, lì sono posizionate le ali e le sei zampette con cui viene raccolto il polline.
In fondo all’addome è situato invece un pungiglione, che le api usano solo per difendere la famiglia o loro stesse.
Se un’ape punge, perde il pungiglione e va incontro a morte.
E’ un insetto sociale, che vive  in colonie numerose.
La società delle api si distingue da quella di altri insetti sociali, come le formiche, per la sua straordinaria perfezione e laboriosità.
 I componenti di una colonia di api, infatti, sono legate tra loro da legami profondissimi e ogni ape è disposta a sacrificare anche la propria vita per la sopravvivenza della colonia.

Le vespe:
La vespa è un insetto che appartiene all’ordine degli imenotteri.
Le vespe hanno un addome peduncolato e affusolato, il loro corpo è scuro a strisce gialle e non presenta peluria. La loro lunghezza può variare dai 10 ai 13 mm e, al termine dell’addome, le femmine presentano un pungiglione.
Gli adulti si nutrono principalmente del nettare dei fiori producendo il miele in piccola quantità e predano piccoli insetti, per variare la dieta delle larve.
 Sono prevalentemente insetti sociali che vivono in colonie, nelle quali, a differenza delle api, ci può essere più di una regina.
Le vespe pungono quando si sentono minacciate o quando il loro nido viene disturbato.
A differenza delle api, le vespe possono pungere ripetutamente.

I calabroni:
I calabroni appartengono al genere Vespa e alla superfamiglia Vespoidea.
Si nutrono di sostanze zuccherine, proteine animali e api da miele… infatti è un insetto principalmente carnivoro!
Non è facile distinguere le vespe dalle api (entrambe sono gialle con strisce nere). È molto più facile riconoscere una vespa da un calabrone. Il calabrone è più grande di una vespa, ha una colorazione bruna-rossiccia con striature gialle e nere, il vertice del capo è più ampio e abbondante.
 La regina raggiunge normalmente i 35 mm di lunghezza mentre i maschi e le operaie misurano da 20 a 25 mm. 
Il loro pungiglione (di cui sono dotate le femmine)  è dotato di una sostanza velenosa con elevata concentrazione di acetilcolina, in quantità più elevata rispetto alle vespe.
Quando attaccano, inoltre, liberano feromoni che informano dell’attacco in corso gli altri calabroni, talvolta provocandone l’intervento in gruppo.
Le loro punture sono più dolorose e possono causare reazioni allergiche.

COSA SUCCEDE SE IL GATTO VIENE PUNTO DA UN’APE O DA UNA VESPA?
Come succede agli esseri umani, il gatto proverà dolore e si gonfierà nella zona della puntura!
Normalmente le zone dove vengono punti sono quelle del muso e delle zampe, ma se il nostro gatto non è allergico il gonfiore dovrebbe passare in poco tempo e senza conseguenze.
Se la puntura è di Vespa crabro, ovvero il calabrone più grosso presente sul nostro territorio, porta subito il gatto dal tuo veterinario!

QUALI SONO I SINTOMI DI UNA PUNTURA DI VESPA O APE?
– Vocalizzazioni più insistente del solito
– Il gatto si mordicchia o gratta insistentemente un punto
– Gonfiore nell’area della puntura
– Il gatto fa movimenti strani specie vicino a dove è stato punto, scalpita o muove la bocca spalancandola se è stato punto in bocca
– Agitazione

IL PRIMO INTERVENTO:
Se è stato punto da un’ape rimuovi rapidamente il pungiglione con calma usando una pinzetta o grattando l’area e pulisci bene l’area circostante alla puntura per rimuovere il più possibile il veleno iniettato, il pungiglione se lasciato in sede continuerà a rilasciare veleno nel gatto. Non spremere la puntura perché questo potrebbe far rilasciare ancora più veleno. (Vespe e calabroni non lasciano il pungiglione)
Bagna uno strofinaccio in acqua fredda e avvolgilo attorno all’area della puntura per ridurre il gonfiore. Anche il ghiaccio è un buon modo per trattare la puntura di ape o vespa ma fai attenzione a non bruciare l’area perché il gatto può non percepire subito il cambio di temperatura e potresti danneggiargli la pelle.
(Avvolgi il ghiaccio con uno straccio)

Se ti rendi conto che è stato punto o ne hai il sospetto e non sai se il tuo gatto è allergico, tienilo sotto controllo.
La prima cosa da fare è chiamare il tuo veterinario, che ti spiegherà esattamente cosa fare senza allarmarti!
Le reazioni allergiche si verificano entro 20 minuti dalla puntura, ma possono essere ritardati per ore quindi un monitoraggio tempestivo è molto importante!
I sintomi da conoscere per rilevare una reazione allergica sono i seguenti:
– Debolezza o collasso
– Vomito
– Respirazione rapida o difficoltà a respirare (con eventuale sibilo)
– Gonfiore eccessivo intorno alla puntura, che si diffonde
– Gengive pallide
– Diarrea
– Eccessiva salivazione, con bava
– Vertigini e disorientamento

Se la puntura d’ape sul gatto è in bocca o in gola, vai subito dal veterinario per evitare che il gatto soffochi se c’è poi un rigonfiamento dell’area della puntura.
EVITA SEMPRE IL FAI DA TE E LA SOMMINISTRAZIONE DI FARMACI O ANTISTAMINICI SENZA AVER CONSULTATO IL VETERINARIO!!!!

La Sarcophaga carnaria… — 25 giugno 2023

La Sarcophaga carnaria…

Conoscere e prevenire un pericolo infestante!

Finalmente arriva il caldo, e con lui iniziamo i nostri problemi con i nostri gatti e… il cibo
Sì, lo so.
In realtà non hanno un inizio o una fine.
Ma sto parlando delle problematiche derivanti da loro, le mosche e la loro pessima abitudine di depositare uova proprio nel cibo umido.
Oltre che essere pericoloso, fare abbastanza schifo è anche una perdita in denaro.
Siccome è un problema che mi rovina le giornate, che passo a vagliare umido su umido, ho deciso di parlarne anche a voi che magari siete afflitti dallo stesso problema.
O a cui non avete mai fatto caso!(Ahi, ahi , ahi)
I mosconi della carne sono ditteri di medie dimensioni a cui appartengono due specie: i Sarcofagidi di colore grigio e i Calliforidi di colore verde o blu metallico.
La Sarcophaga carnaria di colore grigio ha lunghe zampe ricoperte di peli e setole lunghe, un unico paio di ali, un capo evidente ed occhi molto sviluppati di colore rossiccio.
La mosca carnaria è ovovipara, non depone le sue uova (simili a piccoli chicchi di riso, a grappoli)ma le conserva nell’addome fino alla schiusa e rilascia le larve sulla fonte di nutrimento:  carni in putrefazione o avanzi di cibo.
Le larve si sviluppano per circa un giorno, poi restano nella carne per circa 7-10 giorni al termine dei quali entrano nello stadio pupale che dura due settimane.
La larva viene comunemente chiamata bigattino, è molto vorace e di colore biancastro, è priva di zampe ma dispone di un apparato boccale dotato di uncini grazie ai quali si nutre.
La mosca della carne è una minaccia per noi e per i nostri pets!

Attraverso i bigattini rilasciati può veicolare malattie trasportando microrganismi patogeni e le sue larve deposte su ferite non curate possono insinuarsi anche nelle escoriazioni causando lesioni ed infettando i tessuti.
Se vengono ingerite, non vengono distrutte dai succhi gastrici e possono attaccarsi alle pareti di stomaco ed intestino grazie ai robusti uncini boccali provocando nausea e microulcerazioni.
Alcune volte possono causare la morte degli animali, dopo aver raggiunto gli organi interni.
Se si insinuano nel tratto gastrointestinale ne causano lesioni ed enteriti.
Possono veicolare il germe responsabile del carbonchio (antrace).
CHE COSA E’ IL PROCESSO DI MIASI?
Le larve che sono in grado di penetrare nei tessuti, nelle ossa e negli organi degli animali vivi finiscono per divorarli vivi.
SE NON SI INTERVIENE IN TEMPO!

COME POSSIAMO PREVENIRE INFESTAZIONI E PERICOLI ANNESSI?
– Non accumulare avanzi di cibo incustodito o alimenti non sigillati nel modo corretto
– Pulire regolarmente bidoni e contenitori dei rifiuti
– Pulisci, disinfetta e sanifica gli ambienti frequentemente
– Fornisci il cibo umido poco e più volte, togliendo e lavando la ciotola quando ha finito
– Allunga il cibo umido con un pochino di acqua, in modo tale da creare una consistenza appiccicosa e poco appetibile per le mosche (non per il gatto!!!)

CONTROLLA SEMPRE LA CIOTOLA DEL CIBO UMIDO E SE VEDI LE PRESENZE BIANCHE, BUTTA TUTTO SUBITO E LAVALA!

Il gatto e le insidie di Pasqua! — 7 aprile 2023

Il gatto e le insidie di Pasqua!

Il gatto e le insidie di Pasqua!!!!

E’ arrivata Pasqua e nell’aria frizzante si sente aria di primavera, la gioia della rinascita e del periodo Pasquale.
Anche i nostri gatti iniziano ad essere più attivi, curiosi e giocherelloni.
Ci lasciamo l’inverno alle spalle e riempiamo la nostra vita di colori, profumi e cibi golosi.
Ma quali insidie si celano dietro questo periodo, proprio come per il Natale?
Cosa potrebbe essere pericoloso per Micio e potenzialmente letale, tanto da doverne essere ben consapevoli e vigili?
Facciamo una breve carrellata delle trappole pasquali:



FIORI E PIANTE DI PRIMAVERA:  Portano gioia, profumo, colore e contribuiscono a farci lasciare l’inverno alle spalle.
Dobbiamo fare molta attenzione però, perché tutti i fiori della famiglia dei gigli sono letali per i nostri gatti. Ne fanno parte, ad esempio, le giunchiglie ed i narcisi (oltre ai gigli di ogni tipo) .
Se non volete rinunciare ad una nota floreale in casa e sulla tavola, potreste optare per delle orchidee, delle violette o delle margherite.

GLI ADDOBBI PER LA CASA: Posizionare un bel cestino pieno di uova colorate al centro del tavolo o su un ripiano, in bella vista, ci aiuta ad entrare nel clima pasquale.
Nei negozi di oggettistica ci forniscono tutto il necessario, compresa l’erba pasquale.
Quei fili colorati attorcigliati da usare come base, simili a quelli che utilizziamo a Natale per fare i cesti regalo.
L’erba pasquale è molto pericola e di difficile monitoraggio e se viene ingerita può causare disturbi intestinali importanti, che spesso richiedono un intervento veterinario importante e costoso.
Il consiglio è di utilizzare decorazioni non pericolose come dei tessuti colorati da usare come base e posizionare  quelle a cui proprio non volete rinunciare in luoghi non accessibili al gatto.
Ricordatevi anche di non lasciare in giro plastiche ed oggetti facilmente ingeribili, come i laccetti di chiusura delle confezioni.
Sono un gioco molto interessante per i nostri gatti ma a pericolo di ingestione.
I SACCHETTI DI PLASTICA: Non sono un pericolo solo pasquale ma nel fervore delle giornate insieme possiamo dimenticarceli in giro. I sacchetti non sono pericolosi di per sé, ma si deve fare molta attenzione alle maniglie che possono aggrovigliarsi attorno al nostro gatto, con conseguenze immediati e letali.
LE DELIZIE CULINARIE DI PASQUA: I cibi grassi, frutta secca e uvetta sono dannosi per i nostri gatti. In molti modi.
I cibi grassi vanno ad appesantire l’apparato digerente del nostro gatto mentre gli ingredienti dei cibi dolci, come le colombe, possono provocare danni ai reni, dolori addominali e convulsioni.
LE UOVA E IL CIOCCOLATO: Il simbolo per eccellenza della Pasqua è il pericolo numero uno per i nostri gatti.
L’insidia dell’uovo comprende l’involucro, lacci e fascette, la sorprese e il cioccolato!
L’ involucro, i lacci e le sorpresine possono trasformarsi in perfetti oggetti di gioco ma il rischio di essere ingeriti esiste, portando ad una occlusione intestinale che nella migliore delle ipotesi si risolve con una laparotomia esplorativa.
La prima raccomandazione è di non lasciarle mai a disposizione e non custodite e supervisionare sempre l’attività ludica!
ll cioccolato, purtroppo, causa intossicazione alimentare acuta nei nostri amici a quattro zampe con una percentuale che si aggira intorno al 25%.
Il cacao contiene teobromina (una sostanza altamente tossica che potrebbe attaccare il suo sistema nervoso) e caffeina.
Teobromina e caffeina insieme possono risultare dannosi per i reni e per il cuore.
Queste sostanze vengono metabolizzate molto più lentamente nell’animale rispetto all’uomo, più il cioccolato è puro maggiore sarà il pericolo per il nostro gatto.
50 g di cioccolato fondente possono essere fatali per un gatto di 5 kg mentre per un gatto di quel peso la dose di cioccolato al latte pericolosa sale a 250 g.
Normalmente il gatto non è attratto dai cibi dolci e dal cioccolato, quindi i casi di avvelenamento sono rari.
Ma per non correre rischi, ricordiamoci di tenere sempre lontano il nostro micio dalle uova e da tutti i cibi con cioccolato.

Per prudenza è sempre un bene conoscere i sintomi principali da intossicazione, per intervenire tempestivamente e portare il nostro gatto subito dal veterinario.
Quando la sostanza tossica arriva nello stomaco e poi passa al’intestino l’organismo non riesce ad elaborarla e reagisce: vomito e diarrea sono i primi due campanelli di allarme, insieme ad inappetenza e letargia.
I sintomi di avvelenamento da cioccolato (serio) sono più gravi e comprendono: aumento delle temperatura corporea, perdita dei riflessi, rigidità muscolare e debolezza diffusa e secchezza delle mucose.
Sintomi che vanno a peggiorare con il subentro di difficoltà respiratorie, aumento della frequenza cardiaca, ipotensione e convulsioni, fino ad arrivare all’insufficienza cardiaca e coma.
I gatti che hanno ingerito una grossa quantità di cioccolato rischiano la morte.

COME INTERVENIRE TEMPESTIVAMENTE?
Alla comparsa dei primi sintomi o nel caso in cui ce ne siamo accorti, contattare subito il proprio veterinario o una clinica H24, fornendo tutti i dati del nostro gatto: età, peso, oggetto ingerito e quantità (peso dell’uovo di Pasqua e tipologia di cioccolato nel caso si tratti di cioccolato o tipologia di oggetto o fiore/pianta nel caso di oggetti ).

Un grazie speciale a Laura Merli, tecnico ed assistente veterinaria con esperienza decennale, che mi ha assistito nella ricerca e nella stesura dell’ articolo.
E che collabora attivamente con me anche nel gruppo Facebook Meowgwarts.
https://www.facebook.com/groups/meowgwarts

IL GATTO ANZIANO — 8 novembre 2022

IL GATTO ANZIANO

LE FASI DI VITA DI UN GATTO: FASE 5

IL GATTO ANZIANO (11- 15 ANNI)

Il nostro viaggio a ritroso ci porta oggi a conoscere il gatto quando entra nella fase anziana del suo percorso, quando le sue funzioni fisiche e cognitive iniziano a conoscere una lenta diminuzione.

PER PRIMA COSA SI DEVE ASSOLUTAMENTE ABBANDONARE L’IDEA DI LASCIARE IN PACE IL GATTO PERCHE’ E’ ANZIANO.
Invecchiare non è facile per nessuno, tantomeno per i nostri gatti.
Il caregiver deve prestare molta attenzione ad individuare alterazioni fisiche o comportamentali che potrebbero essere il segnale di diverse patologie!

A questa età il gatto tenderà a riposare molto di più e a giocare molto poco, ma potrebbe crescere il suo bisogno di attenzioni.
E’ frequente la comparsa di malattie croniche ed il peggioramento del loro stato di salute.
A questa età, inoltre, è più frequente la comparsa di tumori che riducono le prospettive e la qualità di vita soprattutto se non vengono diagnosticati in tempo.

Quali sono i primi cambiamenti che noteremo nel nostro micio?
– L’udito si abbassa
– L’occhio inizia a sembrare più appannato
– Il mantello sembra più trascurato
– I movimenti appaiono più cauti, rallentati e quasi insicuri
– Le unghie appaiono più sottili e verranno retratte meno spesso
– Possibile parziale perdita dell’olfatto
– Dimagrimento sia per la perdita di tonicità muscolare che per mancanza di appetito

I sintomi più importanti da tenere sotto controllo sono quelli comportamentali:
– Aumento di sete o di minzione (potrebbero essere il campanello di allarme per il diabete)
– Calo di appetito (oltre ad essere fisiologico può essere il campanello di allarme per malattie del cavo orale o insufficienza renale, stitichezza)
– Aumento di appetito associato al dimagrimento (ATTENZIONE! Potrebbe trattarsi di ipertiroidismo)
– Diminuzione dell’attività fisica (ATTENZIONE! Potrebbe trattarsi di artrosi, purtroppo i gatti a differenza dei cani non zoppicano e non si lamentano!)
– Aumento dei vocalizzi notturni e diurni senza un apparente motivo (Meningiomi o disfunzioni cognitive)
– Drastica diminuzione dell’attività di grooming (pulizia del pelo quotidiana) o perdita del pelo a mazzetti: il gatto è un animale molto pulito e questo comportamento è il chiaro segnale della presenza di possibili patologie su cui è necessario indagare.

QUANDO IL GATTO VOCALIZZA TROPPO:

Una delle prime motivazioni potrebbe essere che voglia comunicare fame o voglia di coccole!
I gatti in terza età diventano più affettuosi e fragili, quindi hanno più bisogno di sicurezza e amore.
Il declino fisico però inizia a minare la sua autonomia e la sua indipendenza e questo lo porta a soffrire di disorientamento e a non riconoscere il luogo dove sta riposando o dove si trovano cibo e cassettina.
In preda ad ansia e confusione miagola in cerca di aiuto.

COSA POSSIAMO FARE IN QUESTO CASO?
– Posizionare ciotole leggermente rialzate in più punti della casa, soprattutto dove tende a riposare
– Posizionare più cassettine con i bordi molto bassi e aperte in più punti della casa, soprattutto dove tende a riposare
– Posizionare delle lucine notturne dove ci sono cassettine e ciotole e nei punti cruciali di passaggio che effettua di notte
– Se presenti intervenire con calma per aiutarlo a trovare l’orientamento
– Posizionare molte più stazioni di riposo comode, in posizioni basse e sempre facilmente accessibili, possibilmente calde e riscaldanti.
– Evitare di spaventare ulteriormente un gatto già destabilizzato
– Visita veterinaria immediata

QUALI RACCOMANDAZIONI SEGUIRE IN QUESTA FASE DI VITA?
– Visita veterinaria costante una volta all’anno in assenza di patologie oppure ogni sei mesi da concordare con dottore
– Mantenere una dieta SPECIFICA per questa fase di vita
– Continuare la routine di gioco iniziata fin dai primi mesi di vita, ma adeguata alle sue esigenze stimolato ma mai forzato
– Continuare l’utilizzo di giochi di problem solving per il sistema neuronale e cognitivo
– Tenere sotto controllo le eliminazioni e le abitudini alimentari

NON DIMENTICHIAMO di effettuare TUTTI gli eventuali cambi di vita, di routine o di ambiente in maniera molto graduale, impiegando settimane e non giorni poiché i cambi nei soggetti anziani, soprattutto se felini, sono fonte di ENORME stress.