Chi convive con un Gatto Sacro di Birmania lo sa bene: sono creature affettuose, eleganti e profondamente legate alla presenza del loro umano. Ma c’è un aspetto che spesso incuriosisce – o addirittura preoccupa – chi li accoglie in famiglia: la scarsa reattività ai giochi attivi. Palline che restano a terra, bacchette agitate con entusiasmo che non ricevono attenzione… è solo un tratto individuale o una caratteristica della razza?
Il Sacro di Birmania e la sua indole: Questa razza si distingue per il temperamento calmo, la dolcezza e l’amore per la compagnia. Non è insolito che preferiscano osservare anziché partecipare attivamente, rispondendo con lentezza (o disinteresse) ai giochi troppo frenetici. Ciò non significa che non amino giocare, ma che scelgono modalità più tranquille e rilassate, spesso legate al momento e all’umore.
L’influenza genetica sulla propensione al gioco Ogni gatto è unico, ma la genetica può influenzare alcune tendenze comportamentali. Razze come il Bengala o il Siamese sono famose per la loro vivacità; il Birmano, invece, mostra spesso un approccio più riflessivo e “misurato” al gioco. È del tutto normale che si mostri curioso all’inizio, per poi sedersi e lasciare che sia l’umano a divertirsi da solo.
Giochi consigliati (e sconsigliati) per coinvolgere un Birmano nel gioco, è importante rispettare la sua indole: Consigliati: Cannette e piume mosse lentamente, per stimolare l’interesse senza invadere. Giochi di attivazione mentale, come quelli che rilasciano premi o richiedono piccoli ragionamenti. Routine leggere, brevi sessioni di gioco in momenti prevedibili della giornata. Giochi lasciati in giro, che permettono al gatto di giocare quando si sente ispirato, anche in assenza dell’umano. Sconsigliati: Giochi troppo rumorosi, rapidi o aggressivi. Sessioni prolungate o forzate. Situazioni competitive con altri animali che possono inibirlo.
Il valore dell’osservazione: Ogni gatto ci parla attraverso i suoi comportamenti. Il gioco, in particolare, è uno spazio di relazione e scoperta reciproca. A volte non si partecipa “su richiesta”, ma ciò non significa che il gatto non giochi – può farlo da solo, nei suoi momenti privati. Lasciare a disposizione oggetti con cui interagire liberamente può rivelare una dimensione del suo mondo altrimenti invisibile.
In conclusione: Il gioco con un Sacro di Birmania è un invito alla lentezza, alla presenza e al rispetto. Non serve forzare o inseguire una reattività che non fa parte della sua natura: il vero gioco è quello che si costruisce nel tempo, ascoltando il linguaggio silenzioso e profondo del proprio micio.
Il Gioco: Un Linguaggio Universale per Bambini e Gattini
Il gioco è un’attività fondamentale per lo sviluppo dei bambini e dei gattini. Attraverso il gioco, entrambi imparano a esplorare il mondo, a sviluppare le loro abilità motorie e cognitive, e a costruire relazioni con gli altri.
Il Gioco nei Bambini
Nei bambini, il gioco è un modo per esplorare e comprendere il mondo. Attraverso il gioco, i bambini imparano a sviluppare le loro abilità motorie, come la coordinazione e l’equilibrio, e a migliorare la loro cognizione, come la memoria e la risoluzione dei problemi. Il gioco è anche un modo per i bambini di esprimere le loro emozioni e di costruire relazioni con gli altri. I bambini che giocano insieme imparano a condividere, a prendere turni e a rispettare gli altri.
Il Gioco nei Gattini
Anche i gattini giocano per esplorare e comprendere il mondo. Attraverso il gioco, i gattini imparano a sviluppare le loro abilità motorie, come la corsa e il salto, e a migliorare la loro cognizione, come la caccia e la strategia. Il gioco è anche un modo per i gattini di esprimere le loro emozioni e di costruire relazioni con gli altri. I gattini che giocano insieme imparano a condividere, a prendere turni e a rispettare gli altri.
L’Incontro tra due Mondi
Quando in famiglia convivono bimbi piccoli e gatti, l’incontro tra questi due mondi può essere molto interessante. I bambini e i gattini possono imparare molto l’uno dall’altro, e il gioco può essere un ottimo modo per favorire questo incontro. I bambini possono imparare dai gattini come essere più agili e veloci, e come utilizzare la strategia per raggiungere i propri obiettivi. I gattini, invece, possono imparare dai bambini come essere più socievoli e come condividere gli spazi e le attenzioni.
L’Importanza del Gioco insieme
Far giocare insieme i bambini e i gattini può avere molti benefici. Innanzitutto, può aiutare a costruire una relazione più forte tra i due, basata sulla fiducia e sul rispetto. Inoltre, il gioco insieme può aiutare a ridurre lo stress e l’ansia, sia nei bambini che nei gattini. Il gioco può anche aiutare a migliorare la coordinazione e l’equilibrio, sia nei bambini che nei gattini. Infine, il gioco insieme può aiutare a creare un ambiente più armonioso e felice in famiglia, dove tutti possano convivere in pace e rispetto.
Il gioco è un linguaggio universale che può essere compreso da tutti, indipendentemente dall’età o dalla specie. Far giocare insieme i bambini e i gattini può avere molti benefici, dalla costruzione di una relazione più forte alla riduzione dello stress e dell’ansia.
Quindi, se in famiglia convivono bimbi piccoli e gatti, non esitate a farli giocare insieme! Potrete essere sorpresi dai risultati!
L’autismo è un disturbo dello sviluppo che rientra nello spettro autistico (ASD), comprendendo una varietà di sintomi che si manifestano in modi diversi. Nonostante alcuni miti, come quello che lega l’autismo alle vaccinazioni, siano stati ormai ampiamente smentiti, è ancora necessario fare chiarezza su cosa sia realmente l’autismo e smontare idee fuorvianti. La ricerca continua a indicare una componente genetica, ma molti aspetti rimangono ancora da esplorare. Tra i comportamenti comuni associati all’autismo troviamo sensibilità sensoriali (suoni, luci, odori, gusti), difficoltà nell’esprimere emozioni e bisogni, avversione al contatto visivo e il bisogno di routine. Ogni individuo con autismo può manifestare una combinazione unica di queste caratteristiche, motivo per cui si parla di “spettro”.
Gatti e comportamento autistico: un parallelismo?
Parlando di gatti, è facile notare comportamenti che possono sembrare in qualche modo simili ai sintomi dell’autismo umano. Per esempio, i nostri amici felini non amano il contatto visivo perché lo interpretano come minaccioso, oppure preferiscono la solitudine e mostrano una forte sensibilità ai cambiamenti nelle routine. Ma qui entra in gioco una distinzione fondamentale: ciò che può essere considerato un sintomo di autismo negli esseri umani è spesso una caratteristica normale nel comportamento dei gatti. Un persiano silenzioso o un Siamese vocale sono semplicemente espressioni della loro natura individuale e di razza, piuttosto che segni di un disturbo.
Intelligenza e sensibilità felina: genialità o disturbo?
Un altro concetto che crea confusione è quello della “genialità” del gatto. Alcuni proprietari, notando l’intensa concentrazione del proprio gatto o la sua capacità di apprendere rapidamente, si chiedono se queste qualità possano essere attribuite ad “autismo felino”. La verità? I gatti sono naturalmente intelligenti, e alcune razze, come Abissini e Birmani, sono particolarmente brillanti. Non c’è alcun collegamento con l’autismo. Anche la sensibilità sensoriale del gatto, come la sua reazione a suoni o odori, è normale. Tuttavia, cambiamenti improvvisi nel comportamento possono indicare problemi di salute. È sempre importante consultare un veterinario se qualcosa sembra fuori dall’ordinario.
Socializzazione e comunicazione dei gatti
Un gatto che evita gli ospiti o preferisce nascondersi quando c’è confusione non sta mostrando “disagio sociale”, ma sta solo agendo secondo la sua natura. I gatti amano la routine e hanno bisogno di sentirsi sicuri nel loro ambiente. E questo non è un segno di autismo. Lo stesso vale per le vocalizzazioni. Alcuni gatti sono più loquaci di altri, e non c’è nulla di patologico in questo. Tuttavia, un cambiamento improvviso nel loro comportamento comunicativo potrebbe indicare stress o una condizione medica.
Autismo nei gatti: mito o realtà?
Riassumendo, la risposta è chiara: no, i gatti non possono essere autistici. La ricerca attuale non ha trovato alcuna connessione tra l’autismo e il comportamento dei felini. È invece molto più probabile che i proprietari tendano ad antropomorfizzare il loro animale, attribuendo caratteristiche umane al loro comportamento.
Gatti e bambini autistici: un legame speciale
I gatti possono, però, essere eccezionali compagni per i bambini autistici. La loro pazienza e natura tranquilla li rendono ideali per aiutare i piccoli a sviluppare empatia, migliorare le abilità motorie e creare legami emotivi. Con la loro morbida pelliccia e il comportamento rassicurante, i gatti offrono un supporto unico e importante.
I gatti sono noti per la loro indipendenza e il loro comportamento enigmatico, ma una cosa che spesso sfugge all’attenzione dei proprietari è la loro necessità di idratazione. Molti gatti non bevono abbastanza acqua, e questo può portare a problemi di salute a lungo termine.
Perché i Gatti Non Bevono Molto?
In natura, i gatti ricevono la maggior parte dell’acqua di cui hanno bisogno dalle loro prede, come uccelli e roditori. Questo istinto ancestrale significa che non sono inclini a cercare fonti d’acqua attivamente. I gatti domestici, che non hanno la possibilità di cacciare, spesso si affidano a una dieta di cibo secco, che fornisce poca idratazione rispetto al cibo umido o alle prede naturali.
Le Conseguenze della Disidratazione
Una mancanza di idratazione adeguata può portare a vari problemi di salute nei gatti, tra cui malattie renali, urinarie e persino insufficienza renale cronica. È essenziale che i proprietari di gatti siano consapevoli di questi rischi e prendano misure per incoraggiare i loro amici felini a bere più acqua.
Come Incoraggiare i Gatti a Bere di Più
Ecco alcuni suggerimenti per aiutare il tuo gatto a rimanere idratato:
Fontane per Gatti: Molti gatti preferiscono bere acqua in movimento. Una fontana per gatti può stimolare il tuo amico felino a bere più spesso.
Posizionamento delle Ciotole: Assicurati che le ciotole d’acqua siano lontane dalla ciotola del cibo e dalla lettiera, in un luogo tranquillo e accessibile.
Acqua Fresca: Cambia l’acqua regolarmente per mantenerla fresca e invitante.
Cibo Umido: Integra la dieta del tuo gatto con cibo umido, che contiene una percentuale maggiore di acqua rispetto al cibo secco.
Conclusione
L’idratazione è vitale per la salute e il benessere dei gatti. Come proprietari, è nostra responsabilità assicurarci che i nostri amici felini abbiano sempre accesso a acqua fresca e pulita. Prendendo piccoli passi per migliorare le loro abitudini di idratazione, possiamo aiutare a garantire che vivano una vita lunga e sana.
Le piante tossiche per il nostro gatto: una guida per conoscerle e permettere una perfetta convivenza.
IL PHOTOS
NOME: PHOTOS (Scindapsus aureus) INTERNO O ESTERNO: Interno FAMIGLIA: Araceae GENERE: Sempreverde TIPOLOGIA: Rampicante e/o ricadente COLTIVAZIONE: Molto semplice PARTE VELENOSA: Tutta la pianta SINTOMO PIU’ IMPORTANTE RISCONTRATO: Provoca infiammazioni a tutta la bocca
Pianta da appartamento di facile coltivazione e presente in moltissimi appartamenti perché si adattano a tutti gli ambienti e non hanno particolari esigenze per le temperature. Pothos è il nome comune di questo genere ma, esso, è anche chiamato Scindapsus. Scindapsus deriva dalla parola greca “skindapsos” che significa “non identificata” Ne esistono 40 specie ma le principali sono due: Scindapsusaureus e Scindapsuspictus. La prima specie è costituita da radici aeree carnose che le permettono di arrampicarsi e da foglie ovali, lucide e di colore verde scuro con delle striature gialle. Sviluppa dei piccolissimi fiorellini ma è raro che si hanno fioriture se cresce in appartamento. La seconda specie è una pianta rampicante formata da steli lunghi fino a due metri che hanno una colorazione verde nell’età giovanile e rossa nell’età adulta. E’ costituita da foglie appuntite che hanno un colore verde opaco da giovani per poi diventare bluastre con dell’argentato.
DA TENERE RIGOROSAMENTE LONTANA DAL NOSTRO GATTO.
IL CICLAMINO
NOME: Ciclamino (Cyclamen) INTERNO O ESTERNO: Esterno e internto FAMIGLIA: Primulaceaea GENERE: Bulbosa TIPOLOGIA: Erbacea e tuberosa COLTIVAZIONE: Semplice ma con accortezza PARTE VELENOSA: Soprattutto le radici SINTOMO PIU’ IMPORTANTE RISCONTRATO: Provoca irritazione gastrointestinale con intenso vomito
Pianta da esterno che può essere anche tenuta in appartamento, con i dovuti accorgimenti. Il ciclamino è una pianta provvista di tuberi (molto tossici per i gatti) che crescono sia nelle zone boschive che nelle spiagge e nella macchia mediterranea. Le foglie sono arrotondate o cuoriformi spesso con dei disegni chiari o scuri sia sulla pagina inferiore che in quella superiore. I fiori sono reclinati, alle volte profumati, formati da cinque petali ricurvi con colori che variano dal bianco, al viola, al rosso, al rosa. I periodi di fioritura variano a seconda della specie, ma è facile trovarli quasi in tutto il periodo che va da fine settembre a primavera inoltrata. Un accorgimento particolare va tenuto per la bagnatura: mai bagnare la pianta direttamente, soprattutto al centro. Si crea un ambiente perfetto per le muffe! Se tenuto ad una temperatura costante (mai oltre i 15 gradi) e con la corretta esposizione solare il nostro ciclamino può vivere anche 4-5 anni.
DA TENERE LONTANO DAL NOSTRO GATTO se ha l’abitudine di scavare ed assaggiare quello che trova!
Se pensiamo alle chiocciole o alle lumache non immaginiamo una prelibatezza adatta alla dieta del nostro gatto, eppure ci sono mici che non disdegnano l’assaggio di qualche animale “esotico”, come le lumache! La lumaca e la chiocciola sono gasteropodi e si distinguono l’una dall’altra a seconda se sono dotate di conchiglia o meno.
Normalmente un gatto non è attratto dalla lumaca in quanto cibo, potrebbe semplicemente manifestare curiosità verso un animale diverso e provare ad assaggiarlo! In Italia le lumache e le chiocciole non sono pericolose, nella maggior parte dei casi. Alcune specie, soprattutto quelle esotiche e di altri paesi, possono essere veicolo di parassiti che si trasformano in vermi polmonari, infettando le vie respiratorie del gatto provocando bronchiti e polmoniti. Se una lumaca viene ingerita, il suo muco potrebbe provocare alcuni disturbi come eccessiva salivazione e vomito.
Quello che ci deve preoccupare di più è la presenza di lumachicidi e veleni che potrebbero provocare seri danni al nostro gatto. Non solo per il rischio di essere ingeriti accidentalmente ma perché potrebbero essere presenti già nel sistema vitale della lumaca, rendendola un veicolo pericolosissimo. Alcuni lumachicida contengono metaldeide e spesso vengono mescolati ad avena e pellet. Fanno generare nelle lumache un aumento della secrezione di muco, fino a disidratarle a morte. Per i felini questa sostanza è tossica, agisce sul sistema nervoso centrale e sul polmone provocando acidosi metabolica e convulsioni.
QUALI SONO I SINTOMI? – Tachicardia – Mucose congeste – Mucose pallide – Contrazioni muscolari – Ipertensione – Convulsioni – Dilatazione della pupilla – Vomito (con puzza di metaldeide) – Diarrea – Ipetermia
COSA FARE SE CI ACCORGIAMO CHE IL NOSTRO GATTO PUO’ AVER INGERITO UNA LUMACA O UN LUMACHICIDA? La tempestività è fondamentale! Chiamiamo immediatamente il nostro veterinario (o una clinica h24) e teniamo sotto controllo il nostro gatto, i sintomi si manifestano entro le 3 ore. Andiamo subito dal dottore eventualmente portando un campione del veleno ingerito (se riusciamo a trovarlo).
Possiamo avere il pollice verde e convivere con un gatto??’
Quanti di noi adorano le piante ma hanno la paura (concreta) che l’amato gatto si faccia un pranzetto non idoneo? A tutti è capitato di dover rinunciare ad un po’ di verde, nel timore o nella concreta possibilità che Micio stia male. Il gatto è un animale molto curioso di natura, e capita spesso che si senta attratto dalle piante che abbiamo in casa o in giardino, le annusa e le mastica per cercare di capire di cosa si tratta… se il sapore è di suo gradimento potrebbe anche decidere di continuare nel comportamento. L’intera pianta potrebbe non essere tossica, alle volte possono essere nocive solo le foglie o le radici!
Non tutti i gatti sono attratti dalla piante ma è molto importante imparare a riconoscere quali potrebbero causare danno, se ingerite o “assaggiate”. Soprattutto se in casa sono presenti gattini giovani e curiosi o se il nostro gatto tende ad annoiarsi.
Esistono molte ipotesi sulla reale motivazione di questa “passione” pericolosa, non ancora confutate, come la necessità di indurre il vomito per ripulire lo stomaco da boli di pelo o per combattere alcuni parassiti.
Se abbiamo il pollice verde e cerchiamo di far convivere la nostra passione e il nostro amato gatto diventa davvero molto importante conoscere i sintomi di un’intossicazione (oltre ad un piccolo elenco di piante “off limits” da consultare, quando ci accingiamo all’acquisto o ci vengono regalate), per non avere dubbi e non limitare del tutto la nostra passione per il verde!
I primi sintomi di un’ intossicazione da pianta nociva sono: – Eccessiva salivazione – Starnuti – Tosse continua – Difficoltà respiratorie – Vomito – Apatia – Diarrea
Dopo qualche ora dall’ingerimento di sostanze nocive potrebbero comparire i seguenti sintomi, più gravi: – Ulcere diffuse su lingua e bocca – Problemi di deglutizione – Ipotermia – Gastroenterite – Convulsioni – Spasmi – Collasso – Irrigidimento – Emorragie
COSA FARE SE APPAIONO I PRIMI SINTOMI E SOSPETTIAMO ABBIA INGERITO UNA PIANTA TOSSICA? CHIAMIAMO IMMEDIATAMENTE IL NOSTRO VETERINAIO o una clinica H24. Tenere il gatto al caldo e coperto, sia nell’attesa del veterinario a domicilio che in caso di trasporto.
COSA NON FARE? NON dare terapie senza il suo consulto, NON indurre il vomito nel gatto (potrebbe essere seriamente dannoso) e NON dare latte! (Il latte può agevolare l’assorbimento di alcune sostanze nocive liposolubili e fa male all’apparato gastrointestinale del gatto)
L’elenco delle piante tossiche o nocive è molto lungo però mi sono resa conto che non basta, ci vuole un piccolo approfondimento per conoscerle meglio. Non perdete i prossimi articoli in tema, potranno aiutarvi nell’ allestimento di casa e giardino senza correre rischi per Micio!
Oggi facciamo una veloce ma utile incursione nel mondo degli insetti a strisce che possono dare notevoli fastidi ai nostri aMici!
Le api: L’ape è un insetto che appartiene all’ordine degli imenotteri. E’ lunga dai 12 ai 20 mm e vive da 30 giorni a 5 anni. Il suo corpo si suddivide in capo, torace e addome. Sulla testa ha due antenne che le permettono di percepire oggetti e sapori. Il miele invece viene assaporato con la bocca, ideale per leccare e aspirare il nettare dai fiori. Per quanto riguarda il torace, lì sono posizionate le ali e le sei zampette con cui viene raccolto il polline. In fondo all’addome è situato invece un pungiglione, che le api usano solo per difendere la famiglia o loro stesse. Se un’ape punge, perde il pungiglione e va incontro a morte. E’ un insetto sociale, che vive in colonie numerose. La società delle api si distingue da quella di altri insetti sociali, come le formiche, per la sua straordinaria perfezione e laboriosità. I componenti di una colonia di api, infatti, sono legate tra loro da legami profondissimi e ogni ape è disposta a sacrificare anche la propria vita per la sopravvivenza della colonia.
Le vespe: La vespa è un insetto che appartiene all’ordine degli imenotteri. Le vespe hanno un addome peduncolato e affusolato, il loro corpo è scuro a strisce gialle e non presenta peluria. La loro lunghezza può variare dai 10 ai 13 mm e, al termine dell’addome, le femmine presentano un pungiglione. Gli adulti si nutrono principalmente del nettare dei fiori producendo il miele in piccola quantità e predano piccoli insetti, per variare la dieta delle larve. Sono prevalentemente insetti sociali che vivono in colonie, nelle quali, a differenza delle api, ci può essere più di una regina. Le vespe pungono quando si sentono minacciate o quando il loro nido viene disturbato. A differenza delle api, le vespe possono pungere ripetutamente.
I calabroni: I calabroni appartengono al genere Vespa e alla superfamiglia Vespoidea. Si nutrono di sostanze zuccherine, proteine animali e api da miele… infatti è un insetto principalmente carnivoro! Non è facile distinguere le vespe dalle api (entrambe sono gialle con strisce nere). È molto più facile riconoscere una vespa da un calabrone. Il calabrone è più grande di una vespa, ha una colorazione bruna-rossiccia con striature gialle e nere, il vertice del capo è più ampio e abbondante. La regina raggiunge normalmente i 35 mm di lunghezza mentre i maschi e le operaie misurano da 20 a 25 mm. Il loro pungiglione (di cui sono dotate le femmine) è dotato di una sostanza velenosa con elevata concentrazione di acetilcolina, in quantità più elevata rispetto alle vespe. Quando attaccano, inoltre, liberano feromoni che informano dell’attacco in corso gli altri calabroni, talvolta provocandone l’intervento in gruppo. Le loro punture sono più dolorose e possono causare reazioni allergiche.
COSA SUCCEDE SE IL GATTO VIENE PUNTO DA UN’APE O DA UNA VESPA? Come succede agli esseri umani, il gatto proverà dolore e si gonfierà nella zona della puntura! Normalmente le zone dove vengono punti sono quelle del muso e delle zampe, ma se il nostro gatto non è allergico il gonfiore dovrebbe passare in poco tempo e senza conseguenze. Se la puntura è di Vespa crabro, ovvero il calabrone più grosso presente sul nostro territorio, porta subito il gatto dal tuo veterinario!
QUALI SONO I SINTOMI DI UNA PUNTURA DI VESPA O APE? – Vocalizzazioni più insistente del solito – Il gatto si mordicchia o gratta insistentemente un punto – Gonfiore nell’area della puntura – Il gatto fa movimenti strani specie vicino a dove è stato punto, scalpita o muove la bocca spalancandola se è stato punto in bocca – Agitazione
IL PRIMO INTERVENTO: Se è stato punto da un’ape rimuovi rapidamente il pungiglione con calma usando una pinzetta o grattando l’area e pulisci bene l’area circostante alla puntura per rimuovere il più possibile il veleno iniettato, il pungiglione se lasciato in sede continuerà a rilasciare veleno nel gatto. Non spremere la puntura perché questo potrebbe far rilasciare ancora più veleno. (Vespe e calabroni non lasciano il pungiglione) Bagna uno strofinaccio in acqua fredda e avvolgilo attorno all’area della puntura per ridurre il gonfiore. Anche il ghiaccio è un buon modo per trattare la puntura di ape o vespa ma fai attenzione a non bruciare l’area perché il gatto può non percepire subito il cambio di temperatura e potresti danneggiargli la pelle. (Avvolgi il ghiaccio con uno straccio)
Se ti rendi conto che è stato punto o ne hai il sospetto e non sai se il tuo gatto è allergico, tienilo sotto controllo. La prima cosa da fare è chiamare il tuo veterinario, che ti spiegherà esattamente cosa fare senza allarmarti! Le reazioni allergiche si verificano entro 20 minuti dalla puntura, ma possono essere ritardati per ore quindi un monitoraggio tempestivo è molto importante! I sintomi da conoscere per rilevare una reazione allergica sono i seguenti: – Debolezza o collasso – Vomito – Respirazione rapida o difficoltà a respirare (con eventuale sibilo) – Gonfiore eccessivo intorno alla puntura, che si diffonde – Gengive pallide – Diarrea – Eccessiva salivazione, con bava – Vertigini e disorientamento
Se la puntura d’ape sul gatto è in bocca o in gola, vai subito dal veterinario per evitare che il gatto soffochi se c’è poi un rigonfiamento dell’area della puntura. EVITA SEMPRE IL FAI DA TE E LA SOMMINISTRAZIONE DI FARMACI O ANTISTAMINICI SENZA AVER CONSULTATO IL VETERINARIO!!!!
Finalmente arriva il caldo, e con lui iniziamo i nostri problemi con i nostri gatti e… il cibo Sì, lo so. In realtà non hanno un inizio o una fine. Ma sto parlando delle problematiche derivanti da loro, le mosche e la loro pessima abitudine di depositare uova proprio nel cibo umido. Oltre che essere pericoloso, fare abbastanza schifo è anche una perdita in denaro. Siccome è un problema che mi rovina le giornate, che passo a vagliare umido su umido, ho deciso di parlarne anche a voi che magari siete afflitti dallo stesso problema. O a cui non avete mai fatto caso!(Ahi, ahi , ahi) I mosconi della carne sono ditteri di medie dimensioni a cui appartengono due specie: i Sarcofagidi di colore grigio e i Calliforidi di colore verde o blu metallico. La Sarcophaga carnaria di colore grigio ha lunghe zampe ricoperte di peli e setole lunghe, un unico paio di ali, un capo evidente ed occhi molto sviluppati di colore rossiccio. La mosca carnaria è ovovipara, non depone le sue uova (simili a piccoli chicchi di riso, a grappoli)ma le conserva nell’addome fino alla schiusa e rilascia le larve sulla fonte di nutrimento: carni in putrefazione o avanzi di cibo. Le larve si sviluppano per circa un giorno, poi restano nella carne per circa 7-10 giorni al termine dei quali entrano nello stadio pupale che dura due settimane. La larva viene comunemente chiamata bigattino, è molto vorace e di colore biancastro, è priva di zampe ma dispone di un apparato boccale dotato di uncini grazie ai quali si nutre. La mosca della carne è una minaccia per noi e per i nostri pets!
Attraverso i bigattini rilasciati può veicolare malattie trasportando microrganismi patogeni e le sue larve deposte su ferite non curate possono insinuarsi anche nelle escoriazioni causando lesioni ed infettando i tessuti. Se vengono ingerite, non vengono distrutte dai succhi gastrici e possono attaccarsi alle pareti di stomaco ed intestino grazie ai robusti uncini boccali provocando nausea e microulcerazioni. Alcune volte possono causare la morte degli animali, dopo aver raggiunto gli organi interni. Se si insinuano nel tratto gastrointestinale ne causano lesioni ed enteriti. Possono veicolare il germe responsabile del carbonchio (antrace). CHE COSA E’ IL PROCESSO DI MIASI? Le larve che sono in grado di penetrare nei tessuti, nelle ossa e negli organi degli animali vivi finiscono per divorarli vivi. SE NON SI INTERVIENE IN TEMPO!
COME POSSIAMO PREVENIRE INFESTAZIONI E PERICOLI ANNESSI? – Non accumulare avanzi di cibo incustodito o alimenti non sigillati nel modo corretto – Pulire regolarmente bidoni e contenitori dei rifiuti – Pulisci, disinfetta e sanifica gli ambienti frequentemente – Fornisci il cibo umido poco e più volte, togliendo e lavando la ciotola quando ha finito – Allunga il cibo umido con un pochino di acqua, in modo tale da creare una consistenza appiccicosa e poco appetibile per le mosche (non per il gatto!!!)
CONTROLLA SEMPRE LA CIOTOLA DEL CIBO UMIDO E SE VEDI LE PRESENZE BIANCHE, BUTTA TUTTO SUBITO E LAVALA!
Il nostro viaggio a ritroso ci porta oggi a conoscere il gatto quando entra nella fase anziana del suo percorso, quando le sue funzioni fisiche e cognitive iniziano a conoscere una lenta diminuzione.
PER PRIMA COSA SI DEVE ASSOLUTAMENTE ABBANDONARE L’IDEA DI LASCIARE IN PACE IL GATTO PERCHE’ E’ ANZIANO. Invecchiare non è facile per nessuno, tantomeno per i nostri gatti. Il caregiver deve prestare molta attenzione ad individuare alterazioni fisiche o comportamentali che potrebbero essere il segnale di diverse patologie!
A questa età il gatto tenderà a riposare molto di più e a giocare molto poco, ma potrebbe crescere il suo bisogno di attenzioni. E’ frequente la comparsa di malattie croniche ed il peggioramento del loro stato di salute. A questa età, inoltre, è più frequente la comparsa di tumori che riducono le prospettive e la qualità di vita soprattutto se non vengono diagnosticati in tempo.
Quali sono i primi cambiamenti che noteremo nel nostro micio? – L’udito si abbassa – L’occhio inizia a sembrare più appannato – Il mantello sembra più trascurato – I movimenti appaiono più cauti, rallentati e quasi insicuri – Le unghie appaiono più sottili e verranno retratte meno spesso – Possibile parziale perdita dell’olfatto – Dimagrimento sia per la perdita di tonicità muscolare che per mancanza di appetito
I sintomi più importanti da tenere sotto controllo sono quelli comportamentali: – Aumento di sete o di minzione (potrebbero essere il campanello di allarme per il diabete) – Calo di appetito (oltre ad essere fisiologico può essere il campanello di allarme per malattie del cavo orale o insufficienza renale, stitichezza) – Aumento di appetito associato al dimagrimento (ATTENZIONE! Potrebbe trattarsi di ipertiroidismo) – Diminuzione dell’attività fisica (ATTENZIONE! Potrebbe trattarsi di artrosi, purtroppo i gatti a differenza dei cani non zoppicano e non si lamentano!) – Aumento dei vocalizzi notturni e diurni senza un apparente motivo (Meningiomi o disfunzioni cognitive) – Drastica diminuzione dell’attività di grooming (pulizia del pelo quotidiana) o perdita del pelo a mazzetti: il gatto è un animale molto pulito e questo comportamento è il chiaro segnale della presenza di possibili patologie su cui è necessario indagare.
QUANDO IL GATTO VOCALIZZA TROPPO:
Una delle prime motivazioni potrebbe essere che voglia comunicare fame o voglia di coccole! I gatti in terza età diventano più affettuosi e fragili, quindi hanno più bisogno di sicurezza e amore. Il declino fisico però inizia a minare la sua autonomia e la sua indipendenza e questo lo porta a soffrire di disorientamento e a non riconoscere il luogo dove sta riposando o dove si trovano cibo e cassettina. In preda ad ansia e confusione miagola in cerca di aiuto.
COSA POSSIAMO FARE IN QUESTO CASO? – Posizionare ciotole leggermente rialzate in più punti della casa, soprattutto dove tende a riposare – Posizionare più cassettine con i bordi molto bassi e aperte in più punti della casa, soprattutto dove tende a riposare – Posizionare delle lucine notturne dove ci sono cassettine e ciotole e nei punti cruciali di passaggio che effettua di notte – Se presenti intervenire con calma per aiutarlo a trovare l’orientamento – Posizionare molte più stazioni di riposo comode, in posizioni basse e sempre facilmente accessibili, possibilmente calde e riscaldanti. – Evitare di spaventare ulteriormente un gatto già destabilizzato – Visita veterinaria immediata
QUALI RACCOMANDAZIONI SEGUIRE IN QUESTA FASE DI VITA? – Visita veterinaria costante una volta all’anno in assenza di patologie oppure ogni sei mesi da concordare con dottore – Mantenere una dieta SPECIFICA per questa fase di vita – Continuare la routine di gioco iniziata fin dai primi mesi di vita, ma adeguata alle sue esigenze stimolato ma mai forzato – Continuare l’utilizzo di giochi di problem solving per il sistema neuronale e cognitivo – Tenere sotto controllo le eliminazioni e le abitudini alimentari
NON DIMENTICHIAMO di effettuare TUTTI gli eventuali cambi di vita, di routine o di ambiente in maniera molto graduale, impiegando settimane e non giorni poiché i cambi nei soggetti anziani, soprattutto se felini, sono fonte di ENORME stress.