GepriLandia di Elvi Geprini – Consulente felina di II Liv. e coach relazionale

Non è SOLO il tuo gatto, per me è la tua FAMIGLIA!

🖤 Nel riflesso del gatto nero — 25 ottobre 2025

🖤 Nel riflesso del gatto nero

Ciò che abbiamo bruciato, e ciò che ancora ci spaventa

“Quando non comprendiamo qualcosa, la chiamiamo male.
E quando non comprendiamo noi stessi, lo chiamiamo peccato.”
— Anonimo, XVII secolo

Ottobre ha un modo tutto suo di rallentare il mondo.
Il buio scivola prima del tramonto, la luna si alza come un faro antico, e tra le foglie secche qualcosa si muove: un passo felpato, due occhi d’ambra.
Il gatto nero — da sempre simbolo di mistero e paura — attraversa la storia umana come uno specchio che riflette ciò che non vogliamo vedere di noi.
Nel Medioevo bastava il suo sguardo per evocare il Diavolo. Bastava vederlo attraversare la strada per sentirsi maledetti.
Ma il gatto non portava sfortuna: portava ombra, quella parte interiore che da secoli cerchiamo di cancellare.

“Ogni epoca ha il suo capro espiatorio. Il gatto nero fu uno dei nostri.”
— Jules Michelet, La strega (1862)

Nelle credenze popolari, il gatto è sempre stato una creatura liminale: vive a metà tra la casa e la notte, tra la veglia e il sogno.
In Egitto era sacro, incarnazione di Bastet, la dea della protezione e della fertilità; nel Medioevo, invece, divenne il messaggero del male.
Si diceva che le streghe potessero trasformarsi in gatti per non essere riconosciute, o che avessero accanto a sé un “famiglio”, uno spirito servitore dalla forma felina.
In alcune zone d’Europa, soprattutto nel Nord, i gatti venivano persino impiegati in rituali apotropaici (cioè riti che servivano a scacciare il male o allontanare la sfortuna).
Venivano bruciati, sepolti nelle fondamenta delle case o gettati dai campanili come offerta purificatrice.
Da questi atti di superstizione nacque una convinzione potente e terribile: che il gatto nero fosse il custode dell’oscurità.

“Là dove si uccide un gatto, si spegne un frammento di mistero.”
— Claude Lévi-Strauss (attribuita)

Tra il XV e il XVIII secolo, l’Europa fu attraversata da un’ossessione collettiva: la caccia alle streghe.
Centinaia di migliaia di donne furono accusate di praticare la magia, di fare patti con il diavolo, di manipolare raccolti e malattie.
In realtà, molte di loro erano levatrici, guaritrici, erboriste o semplicemente donne sole e indipendenti.
Il loro sapere — femminile, naturale, non controllabile — divenne un pericolo per il potere religioso e patriarcale.
E con loro, anche i gatti che le accompagnavano finirono nel mirino.
Durante alcuni roghi, le cronache raccontano di animali arsi vivi insieme alle “streghe”, come simboli del male da estirpare del tutto.
Le confessioni, estorte con torture disumane — ferri roventi, sonno negato, ceppi di ferro che spezzavano le ossa — venivano usate per alimentare il terrore.
In Scozia, a Würzburg e in molte città tedesche, la tortura era sistematica; e a ogni confessione corrispondeva un nuovo nome da accusare.
Così, la paura si moltiplicava.

“La paura è contagiosa quanto il fuoco, e il fuoco brucia ciò che non conosce.”
— Heinrich Kramer, Malleus Maleficarum (1487)

I gatti, come le streghe, furono vittime della stessa logica: eliminare ciò che non si controlla.
Bruciati vivi nelle piazze, gettati dalle torri di Ypres in Belgio o perseguitati durante feste rituali, rappresentavano l’altro da sé.
Paradossalmente, proprio l’eliminazione dei gatti contribuì — secondo alcuni storici — alla diffusione della peste: meno felini significava più topi, e quindi più malattia.
Il male che si voleva esorcizzare, insomma, tornava amplificato.
E così, nei secoli, il gatto nero continuò a portare sulle spalle il peso della superstizione.
Attraversare la strada, apparire in sogno, fissare nel buio: tutto diventava presagio.
Eppure, il suo sguardo restava immutato — neutro, antico, senza giudizio.

“Ciò che temiamo nei gatti è la libertà.”
— Jean Cocteau

Oggi li celebriamo ad Halloween, li vestiamo di mistero e magia, ma raramente ricordiamo che dietro quelle immagini si nasconde una memoria di persecuzione.
Ogni lanterna che accendiamo a Samhain rischiara anche i secoli bui del pregiudizio.
Il gatto nero non è più un emissario del diavolo, ma il simbolo di chi sopravvive nonostante la paura degli altri.
Nel lavoro interiore — che sia attraverso la libroterapia o il coaching relazionale — il gatto nero ci invita a guardare dentro ciò che abbiamo escluso: le nostre paure, le nostre colpe, la nostra parte selvaggia
La strega, a sua volta, ci ricorda che guarire è un atto rivoluzionario.
Insieme, rappresentano il coraggio di restare integri nella diversità.

“Ciò che chiamiamo oscuro è spesso solo ciò che non abbiamo ancora imparato ad amare.”
— Clarissa Pinkola Estés, Donne che corrono coi lupi

Forse, nelle notti di ottobre, quando un gatto nero si ferma sulla soglia e ci guarda in silenzio, non porta sfortuna: porta memoria.
Ci ricorda che il male che perseguitiamo fuori spesso abita dentro di noi, e che l’unico modo per dissolverlo è accoglierlo.
Ogni carezza data a un gatto nero è un atto di riparazione invisibile, un modo per dire al passato: abbiamo capito, e non vi bruceremo più.

“Ci sono occhi che hanno visto i roghi,
e ancora ci perdonano.”
— Elvi Geprini

Giochi e Gatti Sacri di Birmania: questione di razza o di personalità? — 12 giugno 2025

Giochi e Gatti Sacri di Birmania: questione di razza o di personalità?

Chi convive con un Gatto Sacro di Birmania lo sa bene: sono creature affettuose, eleganti e profondamente legate alla presenza del loro umano.
Ma c’è un aspetto che spesso incuriosisce – o addirittura preoccupa – chi li accoglie in famiglia: la scarsa reattività ai giochi attivi. Palline che restano a terra, bacchette agitate con entusiasmo che non ricevono attenzione… è solo un tratto individuale o una caratteristica della razza?

Il Sacro di Birmania e la sua indole:
Questa razza si distingue per il temperamento calmo, la dolcezza e l’amore per la compagnia.
Non è insolito che preferiscano osservare anziché partecipare attivamente, rispondendo con lentezza (o disinteresse) ai giochi troppo frenetici.
Ciò non significa che non amino giocare, ma che scelgono modalità più tranquille e rilassate, spesso legate al momento e all’umore.

L’influenza genetica sulla propensione al gioco
Ogni gatto è unico, ma la genetica può influenzare alcune tendenze comportamentali.
Razze come il Bengala o il Siamese sono famose per la loro vivacità; il Birmano, invece, mostra spesso un approccio più riflessivo e “misurato” al gioco.
È del tutto normale che si mostri curioso all’inizio, per poi sedersi e lasciare che sia l’umano a divertirsi da solo.

Giochi consigliati (e sconsigliati) per coinvolgere un Birmano nel gioco, è importante rispettare la sua indole:
Consigliati:
Cannette e piume mosse lentamente, per stimolare l’interesse senza invadere.
Giochi di attivazione mentale, come quelli che rilasciano premi o richiedono piccoli ragionamenti.
Routine leggere, brevi sessioni di gioco in momenti prevedibili della giornata.
Giochi lasciati in giro, che permettono al gatto di giocare quando si sente ispirato, anche in assenza dell’umano.
Sconsigliati:
Giochi troppo rumorosi, rapidi o aggressivi.
Sessioni prolungate o forzate.
Situazioni competitive con altri animali che possono inibirlo.

Il valore dell’osservazione:
Ogni gatto ci parla attraverso i suoi comportamenti. Il gioco, in particolare, è uno spazio di relazione e scoperta reciproca.
A volte non si partecipa “su richiesta”, ma ciò non significa che il gatto non giochi – può farlo da solo, nei suoi momenti privati.
Lasciare a disposizione oggetti con cui interagire liberamente può rivelare una dimensione del suo mondo altrimenti invisibile.

In conclusione:
Il gioco con un Sacro di Birmania è un invito alla lentezza, alla presenza e al rispetto.
Non serve forzare o inseguire una reattività che non fa parte della sua natura: il vero gioco è quello che si costruisce nel tempo, ascoltando il linguaggio silenzioso e profondo del proprio micio.

I GATTI E LE PIANTE! — 3 settembre 2023

I GATTI E LE PIANTE!

Quanti di noi adorano le piante ma hanno la paura (concreta) che l’amato gatto si faccia un pranzetto non idoneo?
A tutti è capitato di dover rinunciare ad un po’ di verde, nel timore o nella concreta possibilità che Micio stia male.
Il gatto è un animale molto curioso di natura, e capita spesso che si senta attratto dalle piante che abbiamo in casa o in giardino, le annusa e le mastica per cercare di capire di cosa si tratta… se il sapore è di suo gradimento potrebbe anche decidere di continuare nel comportamento.
L’intera pianta potrebbe non essere tossica, alle volte possono essere nocive solo le foglie o le radici!

Non tutti i gatti sono attratti dalla piante ma è molto importante imparare a riconoscere quali potrebbero causare danno, se ingerite o “assaggiate”.
Soprattutto se in casa sono presenti gattini giovani e curiosi o se il nostro gatto tende ad annoiarsi.

Esistono molte ipotesi sulla reale motivazione di questa “passione” pericolosa, non ancora confutate, come la necessità di indurre il vomito per ripulire lo stomaco da boli di pelo o per combattere alcuni parassiti.

Se abbiamo il pollice verde e cerchiamo di far convivere la nostra passione e il nostro amato gatto diventa davvero molto importante conoscere i sintomi di un’intossicazione (oltre ad un piccolo elenco di piante “off limits” da consultare, quando ci accingiamo all’acquisto o ci vengono regalate), per non avere dubbi e non limitare del tutto la nostra passione per il verde!


I primi sintomi di un’ intossicazione da pianta nociva sono:
–  Eccessiva salivazione
– Starnuti
– Tosse continua
– Difficoltà respiratorie
– Vomito
– Apatia
– Diarrea

Dopo qualche ora dall’ingerimento di sostanze nocive potrebbero comparire i seguenti sintomi, più gravi:
– Ulcere diffuse su lingua e bocca
– Problemi di deglutizione
– Ipotermia
– Gastroenterite
– Convulsioni
– Spasmi
– Collasso
– Irrigidimento
– Emorragie

COSA FARE SE APPAIONO I PRIMI SINTOMI E SOSPETTIAMO ABBIA INGERITO UNA PIANTA TOSSICA?
CHIAMIAMO IMMEDIATAMENTE IL NOSTRO VETERINAIO  o una clinica H24.
Tenere il gatto al caldo e coperto, sia nell’attesa del veterinario a domicilio che in caso di trasporto.


COSA NON FARE?
NON dare terapie senza il suo consulto, NON indurre il vomito nel gatto (potrebbe essere seriamente dannoso) e NON dare latte! (Il latte può agevolare l’assorbimento di alcune sostanze nocive liposolubili e fa male all’apparato gastrointestinale del gatto)

L’elenco delle piante tossiche o nocive è molto lungo però mi sono resa conto che non basta, ci vuole un piccolo approfondimento per conoscerle meglio.
Non perdete i prossimi articoli in tema, potranno aiutarvi nell’ allestimento di casa e giardino senza correre rischi per Micio!

IL NOSTRO GATTO E… API, VESPE E CALABRONI! — 6 agosto 2023

IL NOSTRO GATTO E… API, VESPE E CALABRONI!

Ovvero, quando giallo e nero spaventano!

Oggi facciamo una veloce ma utile incursione nel mondo degli insetti a strisce che possono dare notevoli fastidi ai nostri aMici!

Le api:
L’ape è un insetto che appartiene all’ordine degli imenotteri.
E’ lunga dai 12 ai 20 mm e vive da 30 giorni a 5 anni. Il suo corpo si suddivide in capo, torace e addome. Sulla testa ha due antenne che le permettono di percepire oggetti e sapori. Il miele invece viene assaporato  con la bocca, ideale per leccare e aspirare il nettare dai fiori.
Per quanto riguarda il torace, lì sono posizionate le ali e le sei zampette con cui viene raccolto il polline.
In fondo all’addome è situato invece un pungiglione, che le api usano solo per difendere la famiglia o loro stesse.
Se un’ape punge, perde il pungiglione e va incontro a morte.
E’ un insetto sociale, che vive  in colonie numerose.
La società delle api si distingue da quella di altri insetti sociali, come le formiche, per la sua straordinaria perfezione e laboriosità.
 I componenti di una colonia di api, infatti, sono legate tra loro da legami profondissimi e ogni ape è disposta a sacrificare anche la propria vita per la sopravvivenza della colonia.

Le vespe:
La vespa è un insetto che appartiene all’ordine degli imenotteri.
Le vespe hanno un addome peduncolato e affusolato, il loro corpo è scuro a strisce gialle e non presenta peluria. La loro lunghezza può variare dai 10 ai 13 mm e, al termine dell’addome, le femmine presentano un pungiglione.
Gli adulti si nutrono principalmente del nettare dei fiori producendo il miele in piccola quantità e predano piccoli insetti, per variare la dieta delle larve.
 Sono prevalentemente insetti sociali che vivono in colonie, nelle quali, a differenza delle api, ci può essere più di una regina.
Le vespe pungono quando si sentono minacciate o quando il loro nido viene disturbato.
A differenza delle api, le vespe possono pungere ripetutamente.

I calabroni:
I calabroni appartengono al genere Vespa e alla superfamiglia Vespoidea.
Si nutrono di sostanze zuccherine, proteine animali e api da miele… infatti è un insetto principalmente carnivoro!
Non è facile distinguere le vespe dalle api (entrambe sono gialle con strisce nere). È molto più facile riconoscere una vespa da un calabrone. Il calabrone è più grande di una vespa, ha una colorazione bruna-rossiccia con striature gialle e nere, il vertice del capo è più ampio e abbondante.
 La regina raggiunge normalmente i 35 mm di lunghezza mentre i maschi e le operaie misurano da 20 a 25 mm. 
Il loro pungiglione (di cui sono dotate le femmine)  è dotato di una sostanza velenosa con elevata concentrazione di acetilcolina, in quantità più elevata rispetto alle vespe.
Quando attaccano, inoltre, liberano feromoni che informano dell’attacco in corso gli altri calabroni, talvolta provocandone l’intervento in gruppo.
Le loro punture sono più dolorose e possono causare reazioni allergiche.

COSA SUCCEDE SE IL GATTO VIENE PUNTO DA UN’APE O DA UNA VESPA?
Come succede agli esseri umani, il gatto proverà dolore e si gonfierà nella zona della puntura!
Normalmente le zone dove vengono punti sono quelle del muso e delle zampe, ma se il nostro gatto non è allergico il gonfiore dovrebbe passare in poco tempo e senza conseguenze.
Se la puntura è di Vespa crabro, ovvero il calabrone più grosso presente sul nostro territorio, porta subito il gatto dal tuo veterinario!

QUALI SONO I SINTOMI DI UNA PUNTURA DI VESPA O APE?
– Vocalizzazioni più insistente del solito
– Il gatto si mordicchia o gratta insistentemente un punto
– Gonfiore nell’area della puntura
– Il gatto fa movimenti strani specie vicino a dove è stato punto, scalpita o muove la bocca spalancandola se è stato punto in bocca
– Agitazione

IL PRIMO INTERVENTO:
Se è stato punto da un’ape rimuovi rapidamente il pungiglione con calma usando una pinzetta o grattando l’area e pulisci bene l’area circostante alla puntura per rimuovere il più possibile il veleno iniettato, il pungiglione se lasciato in sede continuerà a rilasciare veleno nel gatto. Non spremere la puntura perché questo potrebbe far rilasciare ancora più veleno. (Vespe e calabroni non lasciano il pungiglione)
Bagna uno strofinaccio in acqua fredda e avvolgilo attorno all’area della puntura per ridurre il gonfiore. Anche il ghiaccio è un buon modo per trattare la puntura di ape o vespa ma fai attenzione a non bruciare l’area perché il gatto può non percepire subito il cambio di temperatura e potresti danneggiargli la pelle.
(Avvolgi il ghiaccio con uno straccio)

Se ti rendi conto che è stato punto o ne hai il sospetto e non sai se il tuo gatto è allergico, tienilo sotto controllo.
La prima cosa da fare è chiamare il tuo veterinario, che ti spiegherà esattamente cosa fare senza allarmarti!
Le reazioni allergiche si verificano entro 20 minuti dalla puntura, ma possono essere ritardati per ore quindi un monitoraggio tempestivo è molto importante!
I sintomi da conoscere per rilevare una reazione allergica sono i seguenti:
– Debolezza o collasso
– Vomito
– Respirazione rapida o difficoltà a respirare (con eventuale sibilo)
– Gonfiore eccessivo intorno alla puntura, che si diffonde
– Gengive pallide
– Diarrea
– Eccessiva salivazione, con bava
– Vertigini e disorientamento

Se la puntura d’ape sul gatto è in bocca o in gola, vai subito dal veterinario per evitare che il gatto soffochi se c’è poi un rigonfiamento dell’area della puntura.
EVITA SEMPRE IL FAI DA TE E LA SOMMINISTRAZIONE DI FARMACI O ANTISTAMINICI SENZA AVER CONSULTATO IL VETERINARIO!!!!

LE FORMICHE E IL NOSTRO GATTO! — 9 luglio 2023

LE FORMICHE E IL NOSTRO GATTO!

SONO PERICOLOSE? E PERCHE’ SE LE MANGIA????

PERCHE’ IL GATTO MANGIA LE FORMICHE?
Strano ma vero, ne apprezza il gusto!
Le formiche, infatti, risultano essere particolarmente ricche di acido formico e di acido oleico (feromoni che vengono sfruttati dalle stesse formiche per riuscire a comunicare tra loro) e quando vengono schiacciate rilasciano queste sostanze.
L’olfatto dei nostri amici a quattro zampe le riconosce immediatamente, spingendoli ad utilizzare le formiche come veri e propri spuntini.
Inoltre l’acido oleico ha un effetto calmante sui gatti che, spesso, hanno l’istinto di strofinarvisi col muso. 
MI RACCOMANDO, QUESTO NON VUOL DIRE CHE DOBBIAMO FARLI INGOZZARE DI FORMICHE… dobbiamo prevenire questo comportamento ed evitargli fastidiosi mal di pancia o una pericolosa intossicazione indiretta da sostanze pesticide!

LE FORMICHE SONO PERICOLOSE PER IL MIO GATTO?
Bene o male tutti ce lo siamo chiesti almeno una volta nella vita!
Il nostro gatto è un predatore (ormai ne siamo consci) ed è perfettamente normale che il suo istinto di caccia si attivi e lo porti a divertirsi anche con questi piccoli esserini che spesso invadono il suo territorio.
Partiamo subito dicendo: se succede non andiamo subito in ansia e stress!
In generale, l’Italia come buona parte dell’Europa ospita formiche che sono innocue per l’uomo e anche per numerosi animali, tra cui i gatti appunto.
Pertanto NON DOBBIAMO AVERE NULLA DA TEMERE!

Ma è doveroso specificare che esiste una specie con cui sarebbe preferibile non far banchettare il nostro gatto:
FORMICA DEL FUOCO (SOLENOPSIS INVICTA)
E’ anche conosciuta come formica guerriera, raggiunge una lunghezza massima di 6 millimetri ed è di colore bruno rossastro. È dotata di un pungiglione velenoso situato nella sua zona posteriore, di solito di un colore più scuro rispetto al corpo.
È una formica molto dannosa, sia per l’ambiente che per l’uomo, negli ultimi anni infatti ha creato danni incalcolabili.
Le formiche di fuoco sono dotate di una sorta di coscienza collettiva che permette ad una colonia di comportarsi come se fosse un unico organismo vivente.
Vivono generalmente sotto terra o all’interno di alberi cavi.
Sono insetti onnivori, mangiano sia organismi vegetali che animali. Sono molto intelligenti e sono in grado di adattarsi a qualsiasi tipo di alimento disponibile nel luogo in cui si insediano.
La loro forza fisica ed il loro vigore, uniti all’organizzazione, gli permettono di aggredire con successo prede molto più grandi di loro.
Per catturare le loro prede queste formiche non utilizzano solo il morso delle loro potenti fauci, ma anche il veleno.
Il loro morso è molto doloroso, sia per gli umani che per i gatti e nel loro caso la tossina contenuta nel veleno può comportare reazioni allergiche nel felino, sino al sopraggiungere di uno shock anafilattico.
Se è vero che il morso DI UNA O DUE FORMICHE GUERRIERE non dovrebbe destare allarme, dobbiamo ricordarci la loro natura collettiva, quindi più morsi in contemporanea  comportano  il rilascio  di Una sostanziosa quantità di veleno può addirittura risultare fatale.
 In questi casi, naturalmente, SI CORRE IMMEDIATAMENTE DAL VETERINARIO.
Senza perdere tempo.

DETTO QUESTO, RICORDIAMO DOVE E’ DIFFUSA E TIRIAMO UN SOSPIRO DI SOLLIEVO SE NON SIAMO RESIDENTI LI’…
Brasile, Bahamas, Singapore, Cina, Australia, Taiwan, Antigua, Tobago, Porto Rico, Paraguay, Nuova Zelanda, Malesia, Trinidad, Isole Cayman, Alabama, Texas, Arkansas, Florida, Mississippi, Oklahoma, Carolina del Nord e Carolina del Sud.

La Sarcophaga carnaria… — 25 giugno 2023

La Sarcophaga carnaria…

Conoscere e prevenire un pericolo infestante!

Finalmente arriva il caldo, e con lui iniziamo i nostri problemi con i nostri gatti e… il cibo
Sì, lo so.
In realtà non hanno un inizio o una fine.
Ma sto parlando delle problematiche derivanti da loro, le mosche e la loro pessima abitudine di depositare uova proprio nel cibo umido.
Oltre che essere pericoloso, fare abbastanza schifo è anche una perdita in denaro.
Siccome è un problema che mi rovina le giornate, che passo a vagliare umido su umido, ho deciso di parlarne anche a voi che magari siete afflitti dallo stesso problema.
O a cui non avete mai fatto caso!(Ahi, ahi , ahi)
I mosconi della carne sono ditteri di medie dimensioni a cui appartengono due specie: i Sarcofagidi di colore grigio e i Calliforidi di colore verde o blu metallico.
La Sarcophaga carnaria di colore grigio ha lunghe zampe ricoperte di peli e setole lunghe, un unico paio di ali, un capo evidente ed occhi molto sviluppati di colore rossiccio.
La mosca carnaria è ovovipara, non depone le sue uova (simili a piccoli chicchi di riso, a grappoli)ma le conserva nell’addome fino alla schiusa e rilascia le larve sulla fonte di nutrimento:  carni in putrefazione o avanzi di cibo.
Le larve si sviluppano per circa un giorno, poi restano nella carne per circa 7-10 giorni al termine dei quali entrano nello stadio pupale che dura due settimane.
La larva viene comunemente chiamata bigattino, è molto vorace e di colore biancastro, è priva di zampe ma dispone di un apparato boccale dotato di uncini grazie ai quali si nutre.
La mosca della carne è una minaccia per noi e per i nostri pets!

Attraverso i bigattini rilasciati può veicolare malattie trasportando microrganismi patogeni e le sue larve deposte su ferite non curate possono insinuarsi anche nelle escoriazioni causando lesioni ed infettando i tessuti.
Se vengono ingerite, non vengono distrutte dai succhi gastrici e possono attaccarsi alle pareti di stomaco ed intestino grazie ai robusti uncini boccali provocando nausea e microulcerazioni.
Alcune volte possono causare la morte degli animali, dopo aver raggiunto gli organi interni.
Se si insinuano nel tratto gastrointestinale ne causano lesioni ed enteriti.
Possono veicolare il germe responsabile del carbonchio (antrace).
CHE COSA E’ IL PROCESSO DI MIASI?
Le larve che sono in grado di penetrare nei tessuti, nelle ossa e negli organi degli animali vivi finiscono per divorarli vivi.
SE NON SI INTERVIENE IN TEMPO!

COME POSSIAMO PREVENIRE INFESTAZIONI E PERICOLI ANNESSI?
– Non accumulare avanzi di cibo incustodito o alimenti non sigillati nel modo corretto
– Pulire regolarmente bidoni e contenitori dei rifiuti
– Pulisci, disinfetta e sanifica gli ambienti frequentemente
– Fornisci il cibo umido poco e più volte, togliendo e lavando la ciotola quando ha finito
– Allunga il cibo umido con un pochino di acqua, in modo tale da creare una consistenza appiccicosa e poco appetibile per le mosche (non per il gatto!!!)

CONTROLLA SEMPRE LA CIOTOLA DEL CIBO UMIDO E SE VEDI LE PRESENZE BIANCHE, BUTTA TUTTO SUBITO E LAVALA!

LEZIONE DI ANTICHI RIMEDI: PICCOLA INTRODUZIONE ALL’OMEOPATIA — 30 marzo 2022

LEZIONE DI ANTICHI RIMEDI: PICCOLA INTRODUZIONE ALL’OMEOPATIA

Buongiorno!!!
Oggi ho pensato che potesse essere davvero interessante una piccola introduzione ai rimedi omeopatici, di cui mi piacerebbe approfondire la conoscenza.
Per farlo ho fatto ricorso ad una delle figure professionali  che stimo di più in questo campo.
Ho avuto il piacere di seguire un breve corso con la dottoressa Montesion e ne sono rimasta affascinata, tanto da aspettare le lezioni con impazienza!
Mi hanno fatto riflettere su quanto possa essere utile affiancare un percorso omeopatico (Con un professionista) ad uno comportamentale per aiutare il nostro gatto a riportare l’omeostasi.
Il rimedio omeopatico, infatti, aiuta con i sintomi fisici ma lascia anche un profondo senso di benessere generale perché, con la scomparsa del malessere fisico si ristabilisce l’equilibrio e permette al gatto ed al suo caregiver di concentrarsi sull’omeostasi interna ed esterna!

Omeopatia

Il fondamento di questo metodo di cura è ben espresso dal fondatore stesso dell’omeopatia il Dott. F.C.S.Hahnemann nel capitolo 9 dell’opera “Organon dell’arte del guarire” in cui si legge che “nella condizione di salute la forza vitale o dynamis, che anima il corpo materiale, scorre senza ostacoli e mantiene tutte le parti in ammirevole e attiva armonia, sia per quanto riguarda le sensazioni che le funzioni”.
Il rimedio omeopatico è in grado di interagire in modo specifico con la “dynamis” del paziente. Grazie a questo stimolo si innesca il processo di guarigione che per ognuno è diverso così come ogni essere vivente è unico.
Risulta strano immaginare che l’acqua possa avere una “memoria” e possa essere uno straordinario veicolo di informazioni elettromagnetiche, ma è proprio questa capacità che nell’omeopatia viene sfruttata a scopo terapeutico.
In accordo con il terzo principio della dinamica (Ad ogni azione corrisponde una reazione uguale e contraria), l’azione del rimedio suscita nel malato una reazione volta alla ricerca dell’equilibrio, ovvero dell’omoeostasi.
L’omeopatia così come altre medicine bioenergetiche funzionano anche se non ne sono stati del tutto chiariti i meccanismi più fini.
L’omeopatia è medicina dell’esperienza.”

Il VETERINARIO OMEOPATA ha il compito di osservare il linguaggio del corpo rappresentato dai sintomi e scoprire quale tra i rimedi sia in grado di proporre un quadro simile.
In questo modo egli comprende anche l’origine del disequilibrio energetico che ne sta alla base.
Per ripristinare le condizioni di salute somministra un rimedio omeopatico scelto per similitudine tra i sintomi del paziente stesso e quelli ottenuti somministrando il medesimo rimedio a soggetti sani nel coro dei PROVING. (Sperimentazioni omeopatiche)
Per il medico omeopata i sintomi non sono fenomeni locali (Salvo eccezioni) ma manifestazioni localizzate di una causa generale perturbata.

L’OMEOSTASI

“L’omeostasi è la tendenza naturale al raggiungimento di una relativa stabilità, sia delle proprietà chimico-fisiche interne che comportamentali, che accomuna tutti gli organismi viventi, per i quali tale regime dinamico deve mantenersi nel tempo, anche al variare delle condizioni esterne, attraverso precisi meccanismi autoregolatori.”

GIORNATA INTERNAZIONE DEL GATTO NERO:LA FESTA DELLE NOSTRE PICCOLE PANTERE! — 17 novembre 2021

GIORNATA INTERNAZIONE DEL GATTO NERO:LA FESTA DELLE NOSTRE PICCOLE PANTERE!

Sookie

La festa è nata esattamente nel 2003 ed e stato scelto appunto Il 17 novembre di
ogni anno, per tanti motivi.
L’ occasione, istituita dall’Associazione Italiana Difesa Animali ed Ambiente (AIDAA),  ha l’obiettivo di fare conoscere i numerosi pregi di questa pantera in miniatura e contrastare false dicerie e vecchie superstizioni.

Nel nostro Paese, la maggior parte delle superstizioni relative al gatto nero risale al Medioevo.

  • Nel 1200 Papa Gregorio IX associò il gatto nero alle streghe considerandolo come il loro più fedele amico. Leggende popolari sostenevano, infatti, che le streghe fossero in grado di trasformarsi in gatti, neri, ovviamente. Papa Gregorio IX emanò pertanto una bolla nella quale incentivava lo sterminio di questi felini, considerati come vere e proprie figure demoniache.
  • Nel Medioevo il principale mezzo di trasporto era la carrozza trainata da cavalli, i quali, nelle notti più buie, non vedendo i gatti neri attraversare il loro percorso, ne rimanevano scioccati dai luminosi occhi gialli e, conseguentemente, si imbizzarrivano. Da qui la credenza popolare che passare per una strada in cui ha attraversato un gatto nero porti sfortuna.
  • Gli abitanti di villaggi costieri, non appena vedevano sbucare un gatto nero, si davano all’allarme poiché questa tipologia di felini era particolarmente amata dai pirati che li consideravano come portafortuna e li portavano a bordo delle navi per cacciare i roditori rintanati nelle stive.

Ma se prendiamo in considerazione altre culture (e non solo) il  gatto nero era anche considerato portatore di fortuna:

  • Nell’antico Egitto, i gatti venivano venerati in quanto considerati animali sacri. La dea Bastet (così come sua sorella Sekhmet), protettrice delle case, della fecondità delle donne e simbolo di felicità e gioia, aveva le sembianze di una sinuosa donna dalla testa di gatto nero.
  • Nei paesi anglosassoni, i gatti neri erano considerati Lucky Charms pelose. Gli scozzesi pensavano che averne uno in casa rappresentasse prosperità; questa credenza risale a una tradizione celtica per cui una nota fata chiamata Sìth (se vi siete persi il mio articolo in merito, potete leggerlo qui https://geprilandia.com/2021/10/26/giornata-mondiale-del-folkrore/ ) fosse in grado di prendere le forme di un gatto nero. Da questa leggenda si prese a pensare che le ragazze che possedevano gatti neri avessero numerosi pretendenti!
  • Nel nostro Paese ai tempi dell’antica Roma, le piccole pantere erano amatissime. Si pensava, infatti, che avere un gatto nero in casa portasse bene e, addirittura, dopo la sua morte, era tradizione cospargerne le ceneri per i campi come auspicio di un fruttuoso raccolto.

A partire da oggi 17/11/2021, inoltre, dovrebbe aprire finalmente il  MUSEO DEL GATTO NERO a Napoli.
La scelta della città, è stata semplice: tutti conosciamo la grande scaramanzia tipica del folklore partenopeo.
L’intento di Lorenzo Croce (Presidente della AIDAA) era di smentire l’idea che i gatti neri portino sfortuna e quale migliore scelta  se non Napoli?
Chiedo a tutti voi, amici di Napoli, avete notizie in merito da fornirci?

Ringrazio ufficialmente la modella di casa: Sookie che ha concesso l’autorizzazione a postarvi la sua foto! (Notare sempre l’espressione di chi ha supervisionato questo articolo 😂)

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