GepriLandia di Elvi Geprini – Consulente felina di II Liv. e coach relazionale

Non è SOLO il tuo gatto, per me è la tua FAMIGLIA!

GIORNATA INTERNAZIONALE DEI DIRITTI DEGLI ANIMALI — 10 dicembre 2021

GIORNATA INTERNAZIONALE DEI DIRITTI DEGLI ANIMALI

“Grandezza e progresso morale di una nazione si possono giudicare dal modo in cui tratta gli animali.”
Mahatma Gandhi

La Giornata Internazionale dei Diritti degli Animali viene celebrata ogni 10 dicembre in un’occasione già di per sé molto significativa.
Ricorre oggi infatti anche l’anniversario della sottoscrizione all’Assemblea delle Nazioni Unite della Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo (10 dicembre 1948) e la concomitanza non è affatto casuale. Le associazioni animaliste inglesi Uncaged (oggi conosciuta con il nome Centre for Animals and Social Justice) e Peta (People for ethical treatment of animals) scelsero nel 1998 di proclamare la giornata in tale data, a cui poi è stato aggiunto l’attributo di “Internazionale” nel 2007, proprio per associare il tema della crudeltà contro gli animali a quella commessa contro l’uomo.
Come ogni essere umano, ogni animale ha infatti diritto a non essere vessato, imprigionato, torturato o gratuitamente ucciso.

L’impegno di enti come Uncaged o Peta, attive da anni nella sensibilizzazione su temi come la speculazione economica sugli allevamenti intensivi, la vivisezione, il bracconaggio selvaggio o la sostenibilità ambientale, accompagna una serie di iniziative che nel corso dei decenni, pur nella loro meritoria battaglia, hanno trovato successi ancora lontani dalla piena realizzazione.
La Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Animale, manifesto in 10 articoli che proclama la protezione e la dignità di ogni specie, fu sottoscritta a Parigi già il 15 ottobre 1978 presso la sede dell’Unesco ed è probabilmente l’atto più significativo che le istituzioni politiche internazionali abbiano adottato in direzione di una vera solidarietà uomo-animale.
Nello specifico, i 10 articoli di questo Manifesto attestano che:

  • Tutti gli animali sono depositari degli stessi diritti;
  • La vita di ciascun essere vivente deve essere rispettata;
  • Nessun essere vivente dovrebbe essere sottoposto a trattamenti o azioni crudeli;
  • L’educazione al rispetto degli animali tra i cittadini e, soprattutto, nelle scuole è un valore fondamentale, che va condiviso e trasmesso quotidianamente.


Sebbene generalmente riconosciuta nelle varie comunità nazionali, la dichiarazione non possiede valore giuridico, ma fornisce delle linee guida etiche e morali per quanto riguarda il comportamento da tenere nel rispetto degli animali.
Dovrebbe farci riflettere sul perchè tale dichiarazione non ha ancora raggiunto la forza di essere una vera e propria legge costituiva dei principi delle nazioni.

Un grazie ad Elisa per la foto di Bistecca!

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GIORNATA INTERNAZIONE DEL GATTO NERO:LA FESTA DELLE NOSTRE PICCOLE PANTERE! — 17 novembre 2021

GIORNATA INTERNAZIONE DEL GATTO NERO:LA FESTA DELLE NOSTRE PICCOLE PANTERE!

Sookie

La festa è nata esattamente nel 2003 ed e stato scelto appunto Il 17 novembre di
ogni anno, per tanti motivi.
L’ occasione, istituita dall’Associazione Italiana Difesa Animali ed Ambiente (AIDAA),  ha l’obiettivo di fare conoscere i numerosi pregi di questa pantera in miniatura e contrastare false dicerie e vecchie superstizioni.

Nel nostro Paese, la maggior parte delle superstizioni relative al gatto nero risale al Medioevo.

  • Nel 1200 Papa Gregorio IX associò il gatto nero alle streghe considerandolo come il loro più fedele amico. Leggende popolari sostenevano, infatti, che le streghe fossero in grado di trasformarsi in gatti, neri, ovviamente. Papa Gregorio IX emanò pertanto una bolla nella quale incentivava lo sterminio di questi felini, considerati come vere e proprie figure demoniache.
  • Nel Medioevo il principale mezzo di trasporto era la carrozza trainata da cavalli, i quali, nelle notti più buie, non vedendo i gatti neri attraversare il loro percorso, ne rimanevano scioccati dai luminosi occhi gialli e, conseguentemente, si imbizzarrivano. Da qui la credenza popolare che passare per una strada in cui ha attraversato un gatto nero porti sfortuna.
  • Gli abitanti di villaggi costieri, non appena vedevano sbucare un gatto nero, si davano all’allarme poiché questa tipologia di felini era particolarmente amata dai pirati che li consideravano come portafortuna e li portavano a bordo delle navi per cacciare i roditori rintanati nelle stive.

Ma se prendiamo in considerazione altre culture (e non solo) il  gatto nero era anche considerato portatore di fortuna:

  • Nell’antico Egitto, i gatti venivano venerati in quanto considerati animali sacri. La dea Bastet (così come sua sorella Sekhmet), protettrice delle case, della fecondità delle donne e simbolo di felicità e gioia, aveva le sembianze di una sinuosa donna dalla testa di gatto nero.
  • Nei paesi anglosassoni, i gatti neri erano considerati Lucky Charms pelose. Gli scozzesi pensavano che averne uno in casa rappresentasse prosperità; questa credenza risale a una tradizione celtica per cui una nota fata chiamata Sìth (se vi siete persi il mio articolo in merito, potete leggerlo qui https://geprilandia.com/2021/10/26/giornata-mondiale-del-folkrore/ ) fosse in grado di prendere le forme di un gatto nero. Da questa leggenda si prese a pensare che le ragazze che possedevano gatti neri avessero numerosi pretendenti!
  • Nel nostro Paese ai tempi dell’antica Roma, le piccole pantere erano amatissime. Si pensava, infatti, che avere un gatto nero in casa portasse bene e, addirittura, dopo la sua morte, era tradizione cospargerne le ceneri per i campi come auspicio di un fruttuoso raccolto.

A partire da oggi 17/11/2021, inoltre, dovrebbe aprire finalmente il  MUSEO DEL GATTO NERO a Napoli.
La scelta della città, è stata semplice: tutti conosciamo la grande scaramanzia tipica del folklore partenopeo.
L’intento di Lorenzo Croce (Presidente della AIDAA) era di smentire l’idea che i gatti neri portino sfortuna e quale migliore scelta  se non Napoli?
Chiedo a tutti voi, amici di Napoli, avete notizie in merito da fornirci?

Ringrazio ufficialmente la modella di casa: Sookie che ha concesso l’autorizzazione a postarvi la sua foto! (Notare sempre l’espressione di chi ha supervisionato questo articolo 😂)

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GIORNATA MONDIALE DEL DIABETE — 14 novembre 2021

GIORNATA MONDIALE DEL DIABETE

Il 14 Novembre si celebra la giornata mondiale contro il diabete, una patologia che affligge non solo noi umani.
Cani e gatti purtroppo ne sono sempre più spesso colpiti presentandosi sotto diverse forme.
Per semplicità e per diffusione oggi mi soffermerò sul diabete Mellito più comune proprio a causa di errata gestione dello stile di vita ed alimentare!

Diabete mellito nel gatto

Il diabete mellito è una malattia tra le più frequenti nel gatto ed è associata a una incapacità dell’organismo di utilizzare il glucosio circolante nel sangue, situazione che provoca una condizione di iperglicemia (cioè aumento della concentrazione di glucosio nel circolo sanguigno) perdurante nel tempo.
Può essere classificato in due forme:

  • Diabete mellito di tipo I (più frequente nel cane) legato alla incapacità del pancreas di produrre insulina
  • Diabete mellito di tipo II (più frequente nel gatto) secondario a una ridotta sensibilità dei tessuti nei confronti dell’insulina (insulino-resistenza), oltre che a una diminuita produzione di tale ormone.
  • All’assunzione dei pasti, gli zuccheri presenti al suo interno o che si formano per degradazione delle sostanze nutritizie, entrano in circolo per essere intercettati dall’insulina (un ormone prodotto dal pancreas) che li rende disponibili per essere utilizzati dai tessuti per l’energia necessaria oppure stoccati per un loro utilizzo futuro.
    L’insulina è l’ormone che regola la glicemia, cioè la quantità di zuccheri che permangono nel sangue.
    La funzione dello zucchero è quella di dare energia.
    Se vi è impossibilità a utilizzarlo da parte delle cellule o a essere stoccato negli organi deputati, il glucosio permane nel sangue e l’organismo sarà portato a cercare energia altrove, cioè dai grassi o dalle proteine provocando un possibile grave scompenso metabolico.

Tale stato, che è emergenziale viene definito chetoacidosi.

Cause di diabete mellito nel gatto

Esistono diversi fattori predisponenti il diabete mellito:

  • infezioni croniche – come pancreatiti, patologie del tratto urinario, patologie del cavo orale
  • malattie endocrine – come l’acromegalia
  • somministrazione protratta di farmaci – come i corticosteroidi o progestinici
  • la causa più frequente: Obesità

I gatti diabetici hanno alcune caratteristiche comuni.
Di solito sono:

  • adulto-anziani
  • maschi
  • castrati
  • obesi

I sintomi più frequenti sono associati a 4 condizioni quasi sempre presenti definiti come le 4 P:

  • Polidipsia: aumento della sete fatto strano per un gatto che, in condizioni di buona salute, generalmente beve poco
  • Polifagia: E’ data dall’incapacità di assimilare lo zucchero che provoca un aumento della fame proprio  perché l’organismo percepisce una mancanza di energia
  • Perdita di peso: dimagramento proprio per l’incapacità di assumere energia e ad utilizzare fonti energetiche alternative (grassi e proteine)
  • Poliuria: aumento della frequenza della produzione di urina per aumento della concentrazione di zucchero nelle urine che richiamano acqua da parte dei reni

Oltre a questi sintomi si potrà anche riscontrare:

  • Minzione inappropriata :l’aumento della quantità di urina prodotta o eventuali infezioni urinarie concomitanti può portare il gatto a urinare anche al di fuori della cassettina
  • Atteggiamento plantigrado :cioè il gatto cammina appoggiando la zampa posteriore fino al calcagno, dovuto a una neuropatia periferica legata all’iperglicemia
  • Cataratta (rarissimo)
  • Cattive condizioni del pelo secondario a stati di disidratazione per le gravi perdite di liquidi

Come curare il gatto con diabete

La maggior parte delle situazioni di diabete mellito nel gatto sono dovute alla condizione di insulino-resistenza indotta dall’obesità.
L’individuazione precoce dei sintomi e il trattamento di questi fenomeni di insulino-resistenza (qualora attuabile) rendono possibile la remissione della malattia, nel 50% dei casi.
L’iter terapeutico corretto però, deve essere impostato entro poche settimane dalla comparsa dei segni clinici è sempre quindi FONDAMENTALE effettuare immediatamente una visita dal veterinario di fiducia ed effettuare tutti gli esami del caso!

Il secondo passo è quello di intervenire su più fronti:

  • Impostare una corretta alimentazione con l’aiuto di un VETERINARIO NUTRIZIONISTA, supportata anche da uno stimolo all’attività fisica del gatto che, soprattutto se sovrappeso, tenderà a non muoversi a sufficienza.
  • Non è facile modificare le abitudini del gatto, soprattutto per quanto riguarda il cambio di dieta che, se non apprezzata, potrebbe portarlo a lunghi digiuni che possono essere estremamente pericolosi per il gatto. Lavorare con un CONSULENTE FELINO in prima battuta ed un VETERINARIO COMPORTAMENTALISTA in seguito è sempre molto utile.
  • Associare la terapia farmacologica con indicazioni specifiche del VETERINARIO di fiducia che ha avviato l’iter.

Sono fondamentali i controlli regolari, dapprima ogni 7-10 giorni poi via via dilazionabili a 1 mese fino a 3 mesi nei casi di buon controllo della malattia.
I controlli regolari anche dopo il miglioramento dei sintomi sono fondamentali al fine di evitare ipoglicemie legate a un sovradosaggio di insulina potenzialmente legate anche a una remissione del diabete.

Ad ogni controllo il veterinario verificherà il feed-back del proprietario, le condizioni cliniche del gatto, i valori corretti per stabilire il prosieguo della terapia.

Prima si attua un programma diagnostico e terapeutico del diabete, più aumenta la possibilità della sua remissione; tuttavia va ricordato che che un gatto diabetico con remissione clinica della malattia può comunque ripresentare il diabete nella sua vita.

Quanto può vivere un gatto con il diabete?

In caso di buona risposta alle terapie impostate e ad assenza di patologie concomitanti non curabili, la qualità di vita di un un gatto diabetico è paragonabile a quella di un gatto sano.
Risulterà fondamentale però continuare a controllarlo con regolarità.
La sinergia tra veterinario e proprietario è un elemento chiave nella buona gestione del diabete.

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GIORNATA MONDIALE GUINNES WORLD RECORD — 8 novembre 2021

GIORNATA MONDIALE GUINNES WORLD RECORD

Buongiorno!!!
Oggi ci dedichiamo ad un argomento un po’ più leggero ma che susciterà tanti cuoricini negli occhi degli amanti di questi meravigliosi gattoni.
Approfittando delle giornata mondiale dei record ho fatto un giro sul web, sinceramente incuriosita per quello che poteva interessare il mondo felino ma
ammetto che non sono una di quelle che colleziona i libri dei record, mi diverto solo a guardare quelli più strani.
Ed ecco cosa ho trovato!

MERAVIGLIA NAZIONALE

E’ vigevanese il “gatto più lungo del mondo”. La certificazione delGuinness dei Primati è del 2018 ed riconfermata anche a febbraio 2021.
Barivel, un bellissimo esemplare di Maine Coon, con il suo metro e 20 di lunghezza è ufficialmente “the longest cat in the world”.

IL GATTO PIU’ GRANDE DEL MONDO RIMANE LUI…

Omar detiene questo primato dal 2017 e non è ancora stato battuto da nessun altro felino.
E’ lungo 120 centimetri e pesa 14 chili.
Lui è un simpatico e dolce micio arancione che ben presto è diventato una star del web, e la sua proprietaria, Stephy Hirst, che vive a Melbourne insieme al suo compagno, non perde occasione per mostrarlo al mondo sui social.
Ovviamente parliamo ancora una volta di un Main Coon!

IL GATTO CON PIU’ VISUALIZZAZIONI SU YOUTUBE…

Un gatto di razza Scottish Fold di nome Motimaru ha vinto il guinness dei primati per essere il gatto più visto su YouTube. Motimaru ha totalizzato 619.586.290 visualizzazioni sul suo canale al 12 agosto 2021, giorno in cui è stato certificato il suo record!

IL GATTO PIU’ BELLO DEL MONDO E’…

SIVAN di Norimberga che è stato incoronato dopo una sfida tra 1.100 gatti.
Ma di cui purtroppo non sono riuscita a reperire una foto! (Sigh mi farò perdonare!)

IL GATTO PIU’ VECCHIO DEL MONDO…

L’ultimo detentore del record del gatto vivente più vecchio del mondo è stato Rubble, che è morto all’età di 31 anni nella primavera del 2020.

Il Matusalemme dei gatti ci ha tristemente lasciato nell’oscuro anno 2020 per vecchiaia..

Era il detentore del record dal 2019 e, calcolato in età umana, Rubble aveva 150 anni!


ATTUALMENTE CERTIFICATO…

Secondo il Guinness dei Primati il gatto più vecchio del mondo DOPO Rubble sarebbe Corduroy, 26 anni appena compiuti
Ma fuori dal Guinness ufficiale c’è lui, Nutmeg, un gatto che ha appena festeggiato i 31 anni in compagnia dei suoi padroni.

Ma…..


Il gatto detentore del titolo di PIU’ LONGEVO E’…
Il gatto più vecchio di sempre, in realtà, è una lei: il suo nome è Cream Puff.
Il pelosetto è nato il 3 agosto 1967 e morto il 6 agosto 2005, all’incredibile età di 38 anni e tre giorni.


Ora mi rivolgo a tutti voi, caregiver!
Perché non postate una foto del vostro gatto raccontandoci qual è il suo record personale???
Chissà che non decida di farne il protagonista della mia prossima rubrica!

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31.10.2021 HALLOWEEN!! — 31 ottobre 2021

31.10.2021 HALLOWEEN!!

Di cosa parliamo oggi???
Ma di fantasmi, ovviamente!
Devo ammettere che mi sono divertita un sacco a cercare qualche bella storia di fantasmi da raccontarvi, imbattendomi in tanti spunti interessanti.
(Non è detto quindi che ogni tanto toneremo con qualche articolo un po’ “frivolo”…)
Alla fine ho deciso di unire l’utile al dilettevole e dare qualche spunto di viaggio a chi, come me, ama mete pittoresche e con qualche storiellina alle spalle!

AVETE MAI SENTITO PARLARE DEL CASTELLO DI COMBOURG?


Ci troviamo in Bretagna, quella incantata ed anche un po’…stregata, culla della cultura celtica impregnata di leggende e miti legati all’aldilà e al mondo delle anime erranti!
Di questo castello, e dei suoi spettri ne parla il visconte François-René de Chateaubriand in “Memorie d’oltretomba”, opera autobiografica postuma.
 L’unica copia integrale della prima edizione si trova alla Bibliothéque Nationale de France, a Parigi e reca le correzioni fatte a mano da Chateaubriand in persona.

Suo padre, armatore originario di Saint-Malo, aveva acquistato la dimora per ridare lustro alla famiglia, la quale ora poteva godere della posizione agiata ottenuta grazie alla sua abilità commerciale.
La fortezza fu costruita durante l’XI secolo per volere del vescovo di Dol e nel tempo subì mutamenti e fu ingrandita dalle varie famiglie che si succedettero.
Quattro torri svettano sulla collina dominante le Lac Tranquille, uno specchio d’acqua attorno il quale aleggia un’aura di mistero arricchita da leggende locali che vogliono un passaggio verso il mondo delle fate e dei folletti situato proprio sul fondo di una fontana che si trova nei pressi del lago, la fontaine de Margatte.
 La fontana era stata costruita al tempo dei monaci, quando uno zampillìo d’acqua improvviso aveva rivelato una fonte dalle proprietà curative miracolose.
A leggere Chateaubriand si direbbe che il castello di Combourg è un luogo molto amato dai fantasmi e dagli spiriti vagabondi.
Lo spettro di un conte di Combourg se ne andava spesso in giro, arrancando per i corridoi della fortezza sulla sua gamba di legno.
Talvolta la gamba di legno, sola soletta, scortata semplicemente da un gatto nero, passeggiava per il castello.
Tutto ciò spaventava a morte il piccolo visconte, segnando per sempre il suo immaginario, lasciando tracce indelebili nel suo animo che si sarebbe poi evoluto in quello del letterato romantico francese per eccellenza.
 Quando, nel 1800, il castello fu restaurato, dopo essere stato restituito alla famiglia del visconte che lo aveva perduto a causa della Rivoluzione, fu fatta una scoperta molto interessante ma anche agghiacciante: nella torre dove si trovava la stanza del giovane Chateuabriand, murato vivo e spontaneamente mummificato grazie alle particolari condizioni createsi nelle mura della costruzione, a fauci aperte, vi era un gatto.
Chissà se è proprio il gatto che accompagna l’anima del Conte…..

Ne eravate a conoscenza e ci siete stati?
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GIORNATA MONDIALE DEL FOLKRORE — 26 ottobre 2021

GIORNATA MONDIALE DEL FOLKRORE


Il 26 ottobre si celebra la “Giornata nazionale del folkore e delle tradizioni popolari”. L’obiettivo è quello di sensibilizzare la popolazione sull’importanza culturale (ma anche economica) delle tradizioni popolari.

Tradizione significa anche “distinzione” nel senso positivo del termine.
Ogni città, ogni regione, ogni borgo di ogni nazione ha le sue tradizioni secolari (a volte millenarie) da preservare e scoprire.
Ecco perché nel 2019 è stata istituita la “Giornata nazionale del folkore e delle tradizioni popolari”. Questa citazione di Ardis Whitman sulle tradizioni mi piace molto: “Dobbiamo amare i nostri ieri, ma non portarli come un peso nel futuro. Ogni generazione deve prendere nutrimento dalle altre e dare conoscenza a quelle che vengono dopo”.

Per questo nell’articolo di oggi vi volevo parlare del Cat-sìth.
Il Cat Sìth è una creatura del folklore sia scozzese, sia irlandese, che infesta le Highlands scozzesi.
A chi dovesse incontrarlo, si presenta in forma di gatto grande quanto un cane, la schiena incurvata e il pelo ritto.
Chi trovasse il coraggio di trattenersi abbastanza da illuminarne la figura noterebbe che il suo pelo è interamente nero, decorato con una sola macchia bianca sul petto.
Secondo alcune credenze, si tratterebbe di uno spirito in grado di rubare l’anima di un defunto durante il tempo che intercorre tra la morte e la sepoltura: proprio per questa ragione venivano organizzate veglie al corpo chiamate “Feill Fadalach”.
Se il Cat Sìth si fosse ugualmente presentato, solo un adeguato intrattenimento fatto di giochi, musica e erba gatta avrebbe potuto forse tenerlo lontano dalla sua preda.
Secondo altre leggende, invece, l’identità del Cat Sìth è quella di una strega.
Le streghe possedevano infatti la capacità di trasformarsi in gatti per otto volte.
Per otto volte, era ancora possibile per loro riprendere forma umana; se si fossero trasformate una nona volta sarebbero invece state condannate a mantenere le sembianze del Cat Sìth per il resto della loro vita.
A Samhain, il Cat Sìth si scrollava di dosso la sua veste di ladro di anime per diventare invece uno spirito potenzialmente benigno, pronto a benedire ogni casa al cui esterno fosse stato lasciato un piattino di latte.
Tuttavia, chi si fosse rifiutato di omaggiare il Cat Sìth con questo modesto tributo avrebbe ritrovato al mattino successivo le proprie mucche completamente prosciugate del loro latte.
Si pensa che il “papà” del Cat Sìth sia probabilmente il gatto di Kellas, un tipo di felino originato da accoppiamenti tra il gatto selvatico della Scozia e diversi gatti domestici.

Ci sono altre leggende e miti che vorreste approfondire????
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WORLD FOOD DAY — 16 ottobre 2021

WORLD FOOD DAY


Il 16 ottobre si festeggia una data molto importante per chi affronta il tema del benessere, della salute collettiva e della prevenzione alle malattie cardiovascolari: la giornata mondiale dell’alimentazione.
Questo appuntamento ha una funzione importante: sensibilizzare le persone verso un approccio virtuoso a quello che è un bisogno primario dell’uomo.
Ma non solo dal punto di vista individuale, anzi. 
Cos’è e quando nasce la giornata mondiale dell’alimentazione?
L’evento è stato delineato nel novembre del 1979 ma affonda le sue radici nel 1945. Il 16 ottobre, nel Quebec, si riunirono diverse nazioni per formare la FAO.
Vale a dire l’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’Alimentazione e l’Agricoltura. Quest’organo si è definito intorno a un obiettivo chiaro: migliorare il sistema alimentare mondiale per limitare i problemi legati alla malnutrizione e alla fame e alla diffusione delle malattie del sistema cardiocircolatorio derivante dall’eccesso di lipidi.
Mi sono chiesta, quindi, come sempre… ma vale solo per l’uomo???
Oppure oggi possiamo approfittarne e conoscere un po’ di più il comportamento alimentare del nostro gatto?

IL COMPORTAMENTO ALIMENTARE DEL GATTO:
Il gatto è un vero carnivoro con una dieta in natura basata quasi totalmente su alimenti di origine animale (roditori, uccellini, lucertole).
Viene pertanto considerato un carnivoro obbligato o stretto.
Cosa significa?
Essere un carnivoro obbligato significa che il gatto è fatto in modo tale da soddisfare il suo fabbisogno nutritivo con grandi quantità di proteine animali (carne/organi) e trae molto meno nutrimento dalle proteine vegetali (cereali/verdura).
Per nutrire in modo adeguato il gatto è necessario capire i suoi bisogni alimentari perchè una dieta non corretta  può causare vari problemi di salute e diminuire la sua aspettativa di vita.

IL GATTO SELVATICO:

• Ingerisce frequentemente cibo durante la giornata
• Caccia e vive da solo
• Si nutre lentamente

IL GATTO DOMESTICO:

• Consuma il cibo lentamente
• Se ha accesso al cibo senza limitazioni consuma anche 13-14 pasti al giorno
• Il cibo non ha un ruolo sociale

Piccoli mammiferi (come i topi), ratti e uccelli sono la fonte principale di cibo per i gatti che si nutrono principalmente di prede che cacciano.
Il contenuto proteico di queste specie è notevolmente consistente – dal 56% al 65%di proteine, il contenuto di grassi varia tra il 25% e il 45% mentre i carboidrati rappresentano tra lo zero e il 12%. L’acqua è presente tra il 70-80%.
Ovviamente la percentuale precisa dipende dal tipo di preda.
Ma le proteine ricavate sono di alta qualità e non di prodotti di scarto.
Quindi  in natura, il gatto mangerebbe un pasto altamente proteico e altamente umido a base di carne, con un livello moderato di grassi e con una piccolissima percentuale di carboidrati.

I gatti hanno la difficoltà fisiologica ad utilizzare i carboidrati dovuta alla mancanza di enzimi specifici che invece sono presenti in altri mammiferi, e alla carenza di un enzima salivare.
 I gatti non hanno bisogno dei carboidrati nella loro dieta e un’alta quantità di essi può risultare pericolosa per la loro salute.

COSA SIGNIFICA TUTTO CIO’?

Quando compriamo il cibo per il nostro gatto, dobbiamo essere consapevoli  di cosa stiamo comprando e soprattutto di cosa necessita davvero.
Le etichette dovrebbero essere sempre lette e comprese, in quanto solo così sappiamo cosa davvero sta mangiando il nostro gatto.
 Il trucco per capire se un alimento è di buona qualità, è quello di leggere la lista delle materie prima e capire se abbiamo in effetti capito cosa c’è all’interno.
Quando si legge un’etichetta, nella composizione troveremo le MATERIE PRIME utilizzate e non gli ingredienti, in quanto questi ultimi fanno riferimento all’alimentazione umana e non a quella dei gatti (o cani).
L’ordine delle materie prime è stabilito da una legge precisa (𝐚𝐫𝐭. 𝟏𝟔 𝐞 𝟏𝟕 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐚 𝐥𝐞𝐠𝐠𝐞 𝟕𝟔𝟕 𝐝𝐞𝐥 𝟐𝟎𝟎𝟗), pertanto non possono essere messe a caso, ma in ordine di “grandezza”: da quella più presente a quella meno presente.
Le percentuali, al contrario delle materie prime utilizzate, non sono obbligatorie in etichetta.
L’unica eccezione è per le materie prime caratterizzanti, ovvero quelle pubblicizzate dall’alimento: se se su una lattina di umido troviamo scritto “ricco in salmone e tacchino”, oppure l’immagine del pollo e del mirtillo, quelle percentuali devono essere inserite nella composizione.
Visto che la legge per quanto riguarda l’etichettatura dei mangimi per cani e gatti non è molto chiara, a questo punto vien da sé che è difficile farla rispettare; infatti, ci sono alcuni trucchetti che utilizzano le aziende di petfood per far sì che il consumatore pensi che quello sia un alimento di qualità, quando in realtà non lo è, ad esempio:
× Materie prime simili tra loro, indicate con nomi diversi (se in un etichetta leggo: carne di pollo, mais, farina di mais, posso pensare che il pollo sia superiore al mais, ma alla fine della storia, il mais è stato inserito due volte, sommandolo è molto più alta la percentuale di mais che della carne)
× Percentuali parziali (es. in un’etichetta leggo: Carne e derivati, di cui agnello 4%, farina di mais 30%. Questo significa che sicuramente la carne sarà superiore al 30%, ma di quella percentuale abbiamo chiaro solo il 4% di agnello. Il resto sarà altra carne o altri Sottoprodotti animali, di cui non sappiamo niente. Possono essere più specie animali mescolate insieme, un altro animale o qualsiasi altra cosa.)

Esempio etichette cibo secco:

𝐄𝐭𝐢𝐜𝐡𝐞𝐭𝐭𝐚 𝟏

𝘱𝘳𝘰𝘵𝘦𝘪𝘯𝘢 𝘥𝘦𝘭 𝘱𝘰𝘭𝘭𝘢𝘮𝘦 (𝘥𝘪𝘴𝘪𝘥𝘳𝘢𝘵𝘢𝘵𝘢), 𝘳𝘪𝘴𝘰, 𝘮𝘢𝘪𝘴, 𝘨𝘳𝘢𝘴𝘴𝘰 𝘢𝘯𝘪𝘮𝘢𝘭𝘦, 𝘧𝘳𝘶𝘮𝘦𝘯𝘵𝘰, 𝘱𝘳𝘰𝘵𝘦𝘪𝘯𝘢 𝘢𝘯𝘪𝘮𝘢𝘭𝘦 (𝘪𝘥𝘳𝘰𝘭𝘪𝘻𝘻𝘢𝘵𝘢), 𝘪𝘴𝘰𝘭𝘢𝘵𝘰 𝘥𝘪 𝘱𝘳𝘰𝘵𝘦𝘪𝘯𝘢 𝘷𝘦𝘨e𝘵𝘢𝘭𝘦*, 𝘨𝘭𝘶𝘵𝘪𝘯𝘦 𝘥𝘦𝘭 𝘮𝘢𝘪𝘴, 𝘭𝘪𝘦𝘷𝘪𝘵𝘪 𝘦 𝘭𝘰𝘳𝘰 𝘤𝘰𝘮𝘱𝘰𝘯𝘦𝘯𝘵𝘪, 𝘱𝘰𝘭𝘱𝘢 𝘥𝘪 𝘣𝘢𝘳𝘣𝘢𝘣𝘪𝘦𝘵𝘰𝘭𝘢 𝘦𝘴𝘴𝘪𝘤𝘤𝘢𝘵𝘢, 𝘰𝘭𝘪𝘰 𝘥𝘪 𝘱𝘦𝘴𝘤𝘦, 𝘮𝘪𝘯𝘦𝘳𝘢𝘭𝘪, 𝘰𝘭𝘪𝘰 𝘥𝘪 𝘤𝘰𝘤𝘤𝘰, 𝘰𝘭𝘪𝘰 𝘥𝘪 𝘴𝘰𝘪𝘢, 𝘧𝘳𝘶𝘵𝘵𝘰-𝘰𝘭𝘪𝘨𝘰𝘴𝘢𝘤𝘤𝘢𝘳𝘪𝘥𝘪, 𝘪𝘥𝘳𝘰𝘭𝘪𝘻𝘻𝘢𝘵𝘰 𝘥𝘪 𝘭𝘪𝘦𝘷𝘪𝘵𝘰 (𝘧𝘰𝘯𝘵𝘦 𝘥𝘪 𝘮𝘢𝘯𝘯𝘢𝘯𝘰-𝘰𝘭𝘪𝘨𝘰𝘴𝘢𝘤𝘤𝘢𝘳𝘪𝘥𝘪), 𝘰𝘭𝘪𝘰 𝘥𝘪 𝘣𝘰𝘳𝘳𝘢𝘨𝘪𝘯𝘦, 𝘧𝘢𝘳𝘪𝘯𝘢 𝘥𝘪 𝘧𝘪𝘰𝘳𝘪 𝘥𝘪 𝘛𝘢𝘨𝘦𝘵𝘦 (𝘧𝘰𝘯𝘵𝘦 𝘥𝘪 𝘭𝘶𝘵𝘦𝘪𝘯𝘢), 𝘪𝘥𝘳𝘰𝘭𝘪𝘻𝘻𝘢𝘵𝘰 𝘥𝘪 𝘤𝘳𝘰𝘴𝘵𝘢𝘤𝘦𝘪 (𝘧𝘰𝘯𝘵𝘦 𝘥𝘪 𝘨𝘭𝘶𝘤𝘰𝘴𝘢𝘮𝘪𝘯𝘢), 𝘪𝘥𝘳𝘰𝘭𝘪𝘻𝘻𝘢𝘵𝘰 𝘥𝘪 𝘤𝘢𝘳𝘵𝘪𝘭𝘢𝘨𝘪𝘯𝘦 (𝘧𝘰𝘯𝘵𝘦 𝘥𝘪 𝘤𝘰𝘯𝘥𝘳𝘰𝘪𝘵𝘪𝘯𝘢).

In questa prima etichetta non vengono segnate le percentuali, in quanto sulla confezione non esistono materie prime caratterizzanti. Questo non ci permette quanto di cosa c’è dentro.
Primo ingrediente è la “proteina di”, una materia di scarsa qualità, molto lavorata.
Tutto il resto è praticamente solo roba vegetale (fatta eccezione per due o tre voci), che ovviamente non è adatta ad un carnivoro stretto.

𝐄𝐭𝐢𝐜𝐡𝐞𝐭𝐭𝐚 𝟐

𝘗𝘦𝘴𝘤𝘦 𝘰𝘤𝘦𝘢𝘯𝘪𝘤𝘰 𝘥𝘪𝘴𝘪𝘥𝘳𝘢𝘵𝘢𝘵𝘰 (59%), 𝘱𝘢𝘵𝘢𝘵𝘢, 𝘨𝘳𝘢𝘴𝘴𝘰 𝘥𝘪 𝘱𝘰𝘭𝘭𝘰 (𝘤𝘰𝘯𝘴𝘦𝘳𝘷𝘢𝘵𝘰 𝘤𝘰𝘯 𝘮𝘪𝘹 𝘥𝘪 𝘵𝘰𝘤𝘰𝘧𝘦𝘳𝘰𝘭𝘪), 𝘮𝘪𝘳𝘵𝘪𝘭𝘭𝘪 (4,2%), 𝘮𝘪𝘯𝘦𝘳𝘢𝘭𝘪.
Questa è un’etichetta molto più chiara, sappiamo che quasi il 60% è pesce disidratato, poi abbiamo la patata al posto del mais/riso/granturco ecc, che di fatto serve per compattare la crocchetta; questa è una crocchetta di buona qualità.
Per quanto riguarda il cibo umido, è bene cercare delle etichette che siano chiare, esattamente come il secco, evitando tutte quelle aggiunte che non servono a niente.
Quando si parla di “carne e derivati”, bisogna controllare che sia specificato tutto ciò che c’è dentro, altrimenti se il gatto avesse una reazione avversa al cibo, non sapremo mai a cosa è dovuta.
La percentuale di carne, per considerare un alimento per gatti di qualità, dovrebbe variare dall’80 al 90%. Se possibile, sarebbe ancora meglio leggere le parti della carne utilizzata: fegato, polmoni, cuore, muscolo ecc.
Ora possiamo due liste di materie prime di due umidi diversi, sottolineando le differenze, sia a livello nutritivo, sia a livello di chiarezza.

𝐄𝐭𝐢𝐜𝐡𝐞𝐭𝐭𝐚 𝟏:
Carne e sottoprodotti di origine animale, cereali, pesci e sottoprodotti ittici, oli e grassi, estratti proteici vegetali, sottoprodotti di origine vegetale, minerali, zucchero

• “Carne e sottoprodotti di origine animale”, cioè? Che tipo di proteina è stata utilizzata? Manzo? Pollo? Anatra? Tacchino? Non lo sappiamo. E sottoprodotti? Che cosa c’è all’interno della bustina?

• “pesci e sottoprodotti ittici” stessa domanda di prima. Cioè? Che tipo di pesce è stato utilizzato? Salmone? Merluzzo? Aringa? Non lo sappiamo. E sottoprodotti ittici, cioè?

• “Sottoprodotti di origine vegetale.” Ok, quali? Ma possono servire ad un carnivoro?

• “Zuccheri”. Gli zuccheri sono dannosi per i gatti, per questo negli altri post abbiamo parlato di carboidrati che vengono trasformati in zuccheri, che portano a malattie quali obesità, diabete.

𝐄𝐭𝐢𝐜𝐡𝐞𝐭𝐭𝐚 𝟐:

Manzo 40% (polmone, carne, cuore, fegato), acqua potabile 31%, pollo 20% (carne, cuore), selvaggina 8% (carne e sottoprodotti di origine animale), minerali 1%. Percentuale di muscolo 15%.

Ti è piaciuto questo articolo???? Allora non perderti i prossimi in cui parleremo ancora di nutrizione felina, entreremo nello specifico della letture delle etichette alimentari, le percentuali da prendere in considerazione e tantissime altre informazioni utili al benessere del tuo Micio!
Un grazie speciale ad Erica Balzano , Agnese Pendola , Elisa Gaggero  per le preziose nozioni di nutrizione felina e la collaborazione.
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GIORNATA MONDIALE CONTRO L’OBESITA’ — 11 ottobre 2021

GIORNATA MONDIALE CONTRO L’OBESITA’


L’obesità è una tematica che mi sta molto a cuore e quando ho visto che oggi è una giornata dedicata proprio a questo problema che affligge milioni di persone nel mondo ho deciso, con dei collaboratori speciali, di creare un articolo per ricordare che anche i nostri amici gatti ne possono essere soggetti!
Sovrappeso ed obesità sono problematiche largamente diffuse anche tra gli animali da compagnia: vari studi condotti negli Stati Uniti e in Gran Bretagna stimano colpiscano dal 25 al 40 % dei gatti domestici.
L’aumento di peso si verifica quando l’animale si trova in uno stato di bilancio energetico positivo per un prolungato periodo di tempo o, più semplicemente, nel momento in cui assume più calorie di quanto è in grado di bruciare. Questo eccesso di energia viene immagazzinato sotto forma di grasso.
Normalmente l’organismo è in grado di distribuire ed utilizzare le risorse in maniera tale da mantenere un equilibrio senza incorrere in un aumento di peso, ma esistono diversi fattori in grado di perturbare la stabilità energetica metabolica.
MA…partiamo dalle basi!
Il gatto è un “carnivoro obbligato” il che significa che le proteine sono il pilastro della sua dieta!
Sebbene i felini siano in grado di utilizzare i carboidrati come fonte energetica metabolica, essi di fatto non ne hanno bisogno in senso stretto e, soprattutto, non sono in grado di gestirne una quantità eccessiva.

Il loro metabolismo per sua natura è abituato a utilizzare un’elevata quantità di proteine ed una ridotta di carboidrati(comunemente detti anche zuccheri).
E’ importante sapere, ad esempio, che anche in presenza di molti zuccheri nell’alimento il metabolismo felino predilige sempre la via delle proteine per ottenere energia; in più i gatti “mancano” di alcuni enzimi a livello salivare, intestinale ed epatico fondamentali per la digestione di zuccheri semplici, quali il fruttosio ed altri.
I gatti sono animali “unici” anche sotto il profilo nutrizionale  di cui bisogna bisogna rispettare le esigenze naturali.
Ma quali sono le variabili che portano ad un aumento di peso?
Il sesso (animali interi rispetto a quelli sterilizzati; maschi rispetto alle femmine), l’età, l’attività fisica dettata dallo stile di vita e la dieta dettano legge in fatto di peso! Bisognerebbe abituarsi a regolare correttamente la dieta del nostro amico felino sin da quando è giovane poiché risulta molto più facile prender peso che perderlo.
In generale i gatti al di sotto dei due anni tendono meno ad ingrassare mentre tra i due e i dieci anni il rischio aumenta; durante la terza età, invece, si può avere un fenomeno di dimagramento.
 Anche l’attività fisica, come per tutti, risulta importante: mediamente i gatti che vivono soltanto in casa sono considerabili “sedentari” e pertanto più soggetti al sovrappeso di quelli che possono uscire.
Un altro fattore da tener in gran conto è la quantità di zuccheri assunta con l’alimento: essi non vengono utilizzati immediatamente, dando il gatto precedenza alle proteine come fonte energetica, vengono quindi immagazzinati sotto forma di grasso.
 Inoltre diete molto appetibili e ad elevata densità calorica tendono a mettere appetito e portano ad assumere cibo in eccesso, situazione che può peggiorare quando l’animale ha libero accesso all’alimento.

In linea generale, in ragione del tipo di lavorazione che subisce, il cibo secco ha più carboidrati rispetto all’umido: quest’ultimo rispetta maggiormente la proporzione “elevate proteine/ridotti carboidrati”.

QUALI SONO LE CONSEGUENZE DELL’OBESITA’?

Nei  felini l’obesità è una condizione che predispone allo sviluppo o aggrava la progressione di patologie importanti, principalmente: il diabete mellito, la lipidosi epatica, le malattie delle basse vie urinarie, l’artrite, la diarrea giovanile e la malattia infiammatoria intestinale (IBD).
 Oltre a ciò, un gatto in sovrappeso è maggiormente soggetto ad intolleranza all’esercizio fisico, elevato rischio anestesiologico, problematiche respiratorie, riduzione delle difese immunitarie e patologie riproduttive soprattutto legate al parto (distocia).

In un’ottica di “prevenire è meglio che curare” si comprende l’importanza di una dieta corretta e mirata al singolo animale durante il corso di tutta la vita e di un controllo costante del peso e delle condizioni generali del gatto.
Quindi.. Non aspettare che l’OBESITA’ diventi un problema!
Ecco perché è sempre consigliabile rivolgersi al veterinario nutrizionista per pianificare un corretto programma di dimagramento, E SOPRATTUTTO imparare a leggere le etichette dei cibi che forniamo loro!
Nella lista delle materie prime, dovremmo evitare:

● 𝘾𝙚𝙧𝙚𝙖𝙡𝙞 (𝙧𝙞𝙨𝙤, 𝙢𝙖𝙞𝙨, 𝙛𝙖𝙧𝙞𝙣𝙖 𝙙𝙞 𝙢𝙖𝙞𝙨, 𝙜𝙡𝙪𝙩𝙞𝙣𝙚, 𝙛𝙧𝙪𝙢𝙚𝙣𝙩𝙤, 𝙧𝙞𝙨𝙤 𝙞𝙣𝙩𝙚𝙜𝙧𝙖𝙡𝙚, 𝙜𝙧𝙖𝙣𝙤𝙩𝙪𝙧𝙘𝙤 𝙚𝙘𝙘),
● 𝙎𝙤𝙩𝙩𝙤𝙥𝙧𝙤𝙙𝙤𝙩𝙩𝙞 𝙙𝙞 𝙤𝙧𝙞𝙜𝙞𝙣𝙚 𝙫𝙚𝙜𝙚𝙩𝙖𝙡𝙚 (𝙣𝙤𝙣 𝙨𝙥𝙚𝙘𝙞𝙛𝙞𝙘𝙖𝙩𝙞)
● 𝙎𝙤𝙩𝙩𝙤𝙥𝙧𝙤𝙙𝙤𝙩𝙩𝙞 𝙙𝙞 𝙤𝙧𝙞𝙜𝙞𝙣𝙚 𝙖𝙣𝙞𝙢𝙖𝙡𝙚 (𝙣𝙤𝙣 𝙨𝙥𝙚𝙘𝙞𝙛𝙞𝙘𝙖𝙩𝙞)
● 𝙕𝙪𝙘𝙘𝙝𝙚𝙧𝙞 𝙙𝙞 𝙤𝙜𝙣𝙞 𝙩𝙞𝙥𝙤
● 𝘼𝙡𝙩𝙧𝙚 𝙙𝙞𝙘𝙞𝙩𝙪𝙧𝙚 𝙨𝙚𝙣𝙯𝙖 𝙞𝙡 𝙙𝙚𝙩𝙩𝙖𝙜𝙡𝙞𝙤. 𝙀𝙨: 𝙥𝙧𝙤𝙩𝙚𝙞𝙣𝙖 𝙖𝙣𝙞𝙢𝙖𝙡𝙚 (𝙣𝙤𝙣 𝙨𝙖𝙥𝙥𝙞𝙖𝙢𝙤 𝙘𝙤𝙨𝙖 𝙘’è 𝙙𝙚𝙣𝙩𝙧𝙤)
● 𝙋𝙧𝙤𝙩𝙚𝙞𝙣𝙚 𝙙𝙞: 𝙌𝙪𝙚𝙨𝙩𝙖 𝙙𝙚𝙣𝙤𝙢𝙞𝙣𝙖𝙯𝙞𝙤𝙣𝙚 𝙞𝙣𝙙𝙞𝙘𝙖 𝙘𝙝𝙚 𝙙𝙖 𝙦𝙪𝙚𝙡𝙡𝙖 𝙘𝙖𝙧𝙣𝙚 (𝙥𝙧𝙤𝙩𝙚𝙞𝙣𝙖 𝙙𝙞 𝙥𝙤𝙡𝙡𝙖𝙢𝙚,
𝙥𝙧𝙤𝙩𝙚𝙞𝙣𝙖 𝙙𝙞 𝙖𝙜𝙣𝙚𝙡𝙡𝙤, 𝙥𝙧𝙤𝙩𝙚𝙞𝙣𝙖 𝙙𝙞 𝙘𝙚𝙧𝙫𝙤) è 𝙨𝙩𝙖𝙩𝙖 𝙥𝙧𝙚𝙨𝙖 𝙨𝙤𝙡𝙖𝙢𝙚𝙣𝙩𝙚 𝙡𝙖 𝙥𝙧𝙤𝙩𝙚𝙞𝙣𝙖,
𝙚𝙡𝙞𝙢𝙞𝙣𝙖𝙣𝙙𝙤 𝙙𝙞 𝙛𝙖𝙩𝙩𝙤 𝙨𝙞𝙖 𝙡’𝙖𝙘𝙦𝙪𝙖, 𝙘𝙝𝙚 𝙞𝙡 𝙜𝙧𝙖𝙨𝙨𝙤.
● 𝙋𝙧𝙤𝙩𝙚𝙞𝙣𝙚 𝙞𝙨𝙤𝙡𝙖𝙩𝙚 𝙙𝙞/𝙥𝙧𝙤𝙩𝙚𝙞𝙣𝙚 𝙩𝙧𝙖𝙨𝙛𝙤𝙧𝙢𝙖𝙩𝙚 𝙙𝙞: 𝙨𝙤𝙣𝙤 𝙡𝙖 𝙨𝙩𝙚𝙨𝙨𝙖 𝙘𝙤𝙨𝙖 𝙙𝙚𝙡𝙡𝙚 𝙥𝙧𝙤𝙩𝙚𝙞𝙣𝙚 𝙙𝙞, 𝙣𝙤𝙣
𝙘’è 𝙖𝙡𝙘𝙪𝙣𝙖 𝙙𝙞𝙛𝙛𝙚𝙧𝙚𝙣𝙯𝙖.
● 𝙋𝙧𝙤𝙩𝙚𝙞𝙣𝙚 𝙞𝙙𝙧𝙤𝙡𝙞𝙯𝙯𝙖𝙩𝙚: 𝙨𝙤𝙣𝙤 𝙥𝙧𝙤𝙩𝙚𝙞𝙣𝙚 𝙘𝙝𝙚 𝙝𝙖𝙣𝙣𝙤 𝙨𝙪𝙗ì𝙩𝙤 𝙪𝙣 𝙥𝙖𝙧𝙩𝙞𝙘𝙤𝙡𝙖𝙧𝙚 𝙥𝙧𝙤𝙘𝙚𝙨𝙨𝙤, 𝙦𝙪𝙚𝙡𝙡𝙤
𝙙𝙞 𝙞𝙙𝙧𝙤𝙡𝙞𝙨𝙞. 𝙌𝙪𝙞𝙣𝙙𝙞 𝙪𝙣𝙖 𝙢𝙖𝙩𝙚𝙧𝙞𝙖 𝙥𝙧𝙞𝙢𝙖 𝙢𝙤𝙡𝙩𝙤 𝙡𝙖𝙫𝙤𝙧𝙖𝙩𝙖!

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LA SETTIMANA MONDIALE DELLO SPAZIO E LA GATTA FELICETTE — 6 ottobre 2021

LA SETTIMANA MONDIALE DELLO SPAZIO E LA GATTA FELICETTE

DAL 4 AL 10 OTTOBRE E’ LA SETTIMANA MONDIALE DELLO SPAZIO.💫
Confesso che mi sono chiesta se potevo trovare qualche cosa di interessante questa settimana, ma che riguardasse i gatti e mi sono imbattuta nella storia dimenticata di Félicette, il primo gatto nello Spazio🐱Se pensiamo ai viaggi nello spazio ricordiamo il cane Laika, lo scimpanzé Ham… ma quanti conoscono l’unico felino ad aver sperimentato l’assenza di peso?😱
Ecco la sua vicenda, che a differenza degli altri due finì bene come viaggio (meno con gli umani): Tutti (o quasi) conoscono il sacrificio (involontario) di Laika, la cagnetta spedita dai sovietici nello Spazio il 3 novembre 1957, a bordo della capsula Sputnik 2. 🐶
Gli americani “risposero” lanciando il primo scimpanzé (Ham, sparato a 252 km di quota il 31 gennaio 1961). 🐵
Eppure quasi nessuno parla mai del primo e unico felino ad aver provato l’ebbrezza del volo spaziale: la gatta Félicette, che affrontò una missione del programma spaziale francese.🚀
LA MISSIONE. Era il 18 ottobre 1963 quando la gatta fu issata in cima a un razzo Véronique AG1 in Algeria e spedita a 157 km di quota, dove sperimentò per 5 minuti l’assenza di peso. Il razzo raggiunse una velocità di 6 volte quella del suono e il micio sperimentò un’accelerazione di 9,5 g prima di essere paracadutato sano e salvo sulla Terra dopo un quarto d’ora.🤓Il lancio serviva a sperimentare gli effetti dell’assenza di gravità sugli animali: alla gatta, almeno durante la missione, andò meglio che a Laika e divenne anche una celebrità, ma fu anche presto dimenticata – al contrario di molti altri suoi “colleghi” astronauti a 4 zampe (vedi foto: Sette pionieri astronauti).😅
DURO ALLENAMENTO. La gatta aveva seguito un duro addestramento ai voli spaziali con altri 13 felini, sottoposti ad allenamenti nelle centrifughe come quelli degli astronauti umani, mentre la loro attività neurologica veniva monitorata con speciali elettrodi. Secondo i bene informati fu infine scelta per il suo temperamento tranquillo, ma c’è chi dice che sia stato soltanto perché gli altri gatti avevano messo su troppo peso.🧐
Altre fonti insinuano che Félicette fosse l’equipaggio di backup di un gatto maschio, Felix, misteriosamente fuggito il giorno del lancio.In realtà Felix non è mai esistito: la pioniera del volo felino fu proprio una gatta femmina.😅
Pochi mesi dopo il suo ritorno sulla Terra venne sottoposta ad altri esperimenti ed infine fu soppressa per studiare meglio il suo corpo.😭
Oggi nessuno sa chi sia Felicette e, contrariamente a quanto è accaduto per Laika e Ham, tutti hanno dimenticato la sua storia. 😭
Sono stati raccolti dei fondi per costruire a Parigi una statua dedicata a Félicette per renderle finalmente un po’ di giustizia.😞
E voi? Ne eravate a conoscenza???


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Fonte: Articolo di Focus e foto dal Web.

WORLD SMILE DAY!!! — 1 ottobre 2021

WORLD SMILE DAY!!!

Il primo venerdì del mese di ottobre si festeggia la Giornata Mondiale del Sorriso, conosciuta anche come World Smile Day.
La giornata rappresenta un invito a compiere un gesto gentile e ad aiutare a sorridere almeno una persona che si trova accanto a noi.
La prima Giornata Mondiale del Sorriso fu celebrata nel 1999.
Perché sorridere fa bene?
Secondo le più recenti ricerche, sorridere (e ridere) non rappresenta soltanto un vero e proprio toccasana per il buonumore, ma aiuta anche a combattere lo stress, gestire la rabbia, alleviare ansia, paura e dolore. Inoltre, contribuirebbe a facilitare la riabilitazione dopo l’ictus e ci aiuterebbe persino a dimagrire e a migliorare la circolazione sanguigna.
PERCHE’ VE LO SCRIVO QUI???
Perché chi più ci aiuta a sorridere tanto????
I nostri amati Gatti!
Ed allora perché non farci un bel selfie con loro, belli sorridenti e magari dopo una bella sessione ludica insieme???????

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