GepriLandia di Elvi Geprini – Consulente felina di II Liv. e coach relazionale

Non è SOLO il tuo gatto, per me è la tua FAMIGLIA!

LEZIONE DI ANTICHI RIMEDI — 6 Maggio 2022

LEZIONE DI ANTICHI RIMEDI

I FIORI DI BACH E LA SOCIALITA’ DEL GATTO

Cosa ne penso io, esperienza diretta…

Oggi argomento interessante e per molti versi controverso.
Nelle lezioni precedenti ho iniziato ad introdurre l’argomento perché, come ho specificato, io penso che i rimedi omeopatici possano essere un valido aiuto, come in umana.
Ho passato quindi del tempo navigando sui siti e leggendo articoli di valide esperte del settore per poter scrivere questo articolo.
Quando un gatto si trova in un momento stressante della propria vita, penso che si debba cercare di aiutarlo con tutti i mezzi possibili (e non lesivi).
Essendo una persona che ha fatto e fa uso di questi rimedi ho sempre pensato che fosse possibile anche con i miei gatti.
Nel mio caso Thor non era ancora castrato, ed oltre a vocalizzare in modo eccessivo stressava in modo estenuante la povera Sookie che reagiva soffiando e scappando. (Il loro non è proprio un gran rapporto di amore)
Mi sono informata dalla mia amica erborista spiegandole la situaizone e ho acquistato una confezione di gocce della linea AUSTRALIAN BUSH FLOWER.
Quello che mi lascia sempre perplessa è l’insistenza con cui leggo “Se il tuo gatto soffre di stress fornisci TOT gocce alla mattina ed aumenta fino a che non passa”, nei siti di vari operatori olistici.
Lei stessa mi ha confermato che ne sta vendendo tantissimi, perché ci sono moltissimi caregiver che non sanno più cosa fare.
Mi sono chiesta se effettivamente bastano davvero delle goccine miracolose per sistemare quello che a me richiede mesi di studio.
Se io stessa ho questo dubbio, quanti miei clienti e lettori si faranno questa domanda?
Ho quindi testato personalmente per avere una risposta.
Il costo è relativo, una ventina di euro.
Né pochi né troppi (e sempre meno della consulenza di un professionista), ma spesi con una speranza.
I fiori australiani per gli animali sono comunque composti da alcool, anche se in minima parte.
Quindi sarebbe opportuno non darli puri. (A differenza nostra)
Se possiedi un gatto la cosa più semplice è diluire le gocce in acqua.
Ma parliamo di socialità questo mese, e nel mio caso i gatti sono due.
Come farli assumere ad un gatto sì ed a uno no?
Problema n.1.
Mi è stato suggerito di metterle solo nella ciotola di Thor (per evitare che Sookie le assuma), ma io ho due fontanelle e 4/6 gocce al giorno si disperdono in una fontanella.
Problema n.2… quindi non fattibile.
Mettile nel cibo.
Sono alcoliche ed i miei gatti hanno un olfatto troppo sviluppato, non mangiano.
Problema n.3.
Ho cercato di camuffarle con un po’ di pasta di malto.
Ma non posso dargli pasta di malto tutte le sere per tempo indefinito, non è sano.
Ho provato a farle assorbire da qualche crocchetta, ma è stato comunque problematico.
Sono andata avanti per oltre due settimane, perché la mia amica erborista mi ha detto di avere pazienza ed io per prima so che con i gatti si deve essere mooooolto pazienti.
Il risultato ottenuto attualmente è pari a zero.
Thor ha continuato a vocalizzare ogni due ore, nei picchi di testosterone, di giorno e di notte.
Il suo atteggiamento nei confronti di Sookie non è migliorato, anzi è stato un continuo cercarla per annusare il suo deretano.
Mio marito ha iniziato davvero a perdere il sonno, la pazienza e la voglia di vivere con noi tre.
Ieri mattina ho castrato Thor, ormai alla soglia dei due anni di età.
Per fortuna (bravura della sottoscritta e di Thor) il mio gatto non ha mai marcato il territorio, sentendosi sicuro al suo interno, altrimenti credo che non saremmo durati tanto.
(Se vi state chiedendo come mai così tardi, Thor è per metà Main Coon e ho preferito attendere oltre i 18 mesi per lo sviluppo completo)
Comprendiamo quindi che non è possibile rimediare ad uno stress nato da un cambiamento fisico, come la pubertà del gatto, somministrando delle gocce naturali.

La reazione è sempre unica e varia a seconda della sensibilità dell’individuo, quindi probabilmente un altro gatto potrebbe averne tratto giovamento ma non avrebbe risolto il suo disagio nemmeno a lungo termine.
Questi rimedi possono essere un ottimo aiuto (se il gatto è sensibile al rimedio) ma non possono essere l’unico intervento, anche in casi in cui lo stress è dato da un cambiamento nei suoi rapporti sociali.
(Nuovo od errato inserimento, perdita del caregiver, cambiamenti nel rapporto con il caregiver…)
Se vogliamo davvero aiutare il nostro gatto dobbiamo intervenire attivamente ed usare questi rimedi in accompagnamento!

E voi avete avuto esperienze con i fiori australiani? Come vi siete trovati? Soprattutto come siete riusciti a farglieli assumere?

LEZIONE DI POZIONI FELINE: LA DIETA BARF E L’ISTINTO DI CACCIA! — 27 aprile 2022

LEZIONE DI POZIONI FELINE: LA DIETA BARF E L’ISTINTO DI CACCIA!

A cura della professoressa Iside Piton Caria

Silenziosa entra dalla porta, si può iniziare a sentire la sua voce già dal corridoio!
Avete pronto carta e penna?

“Facciamo subito una piccola premessa!
Istinto di caccia:

I gattini imparano l’arte della caccia in giovanissima età.
La loro capacità si sviluppa intorno alle 5 settimane ed è strettamente collegata all’apprendimento materno: la madre porta prede vive nella tana ed incoraggia i gattini a sferrare il morso finale cibandosi del bottino.
 Nei periodi successivi continuerà l’addestramento alla sopravvivenza portandoli nel suo territorio di caccia per mostrare i trucchi, la pazienza dell’attesa (alle volte potrebbero volerci delle ore prima che la prede passi di lì) prima di sferrare l’attacco ed assicurarsi un pasto almeno soddisfacente.
 I cuccioli osservano le acrobazie che saranno in grado di fare anch’essi, un avolta adulti assimilando anche le sue preferenze di predazione!
 Il  corso di mamma gatta è molto veloce poiché i cuccioli verso i 3/4 mesi saranno in grado di staccarsi dalla mamma e iniziare la loro avventura in solitaria.

Le armi dei nostri gatti:

Vedono fino a 6/8m di distanza ma hanno una periferica più estesa della nostra, colgono pochi colori come il viola, giallo, blu e verde ma confondono il rosso,il  marrone e arancione. Hanno meno fotorecettori per cogliere più colori ma in compenso hanno un elevato numero di bastoncelli che gli consente di cogliere velocemente gli oggetti in movimento.

Le vibrisse sono ottimi radar,  lunghe quanto la larghezza del corpo, poste non solo sul muso ma anche sulle zampe e sopra gli occhi permettono di muoversi agevolmente in spazi stretti e angusti.
Permettono loro di percepire la posizione di una preda così da colpire il più agevolmente possibile.

Se ci fermiamo ad osservare  i nostri gatti durante la punta di una preda ci capiterá di sentirli vocalizzare in nuovi toni, come a voler imitare il suo verso  ed invitarla ad avvicinarsi un po’ di più.

Sanno ben mimetizzarsi e al momento giusto sferrano l’attacco.

Le loro prede preferite sono topi, cavallette, uccellini, insetti di qualsiasi tipo, ragni, (a seconda del territorio) pulcini, quaglie, coniglietti, serpenti, lucertole ecc…
Qualsiasi cosa in movimento attiva il loro istinto di caccia!
Un gatto che vive prettamente indoor non sempre si nutrono delle prede ( soprattutto un gatto di casa che in realtà ha il cibo sempre assicurato), l’istinto di caccia ha una duplice valenza:
Serve per allenare costantemente il fisico, è un’attività ludica e soddisfa il suo istinto naturale predatorio.
Un gatto che vive prettamente outdoor  si nutrirà della sua preda anche se non ha fame in quel momento, con l’incertezza di quando gli capiterà la prossima,  ci giocherà un po’ e nasconderà una  parte per tempi più bui.

Il gatto è un membro della famiglia dei felidi, quindi un animale opportunista che non può permettersi di aspettare l’insorgere della fame.
Per nutrirsi o per esprimere istinti di caccia e ludici.
I gatti liberi fanno dai 10 ai 20 pasti al giorno e cercano di variare la loro dieta per integrare elementi a loro indispensabili mancanti su una preda ma ricca in un’altra.
Spesso si vedendo piccole prede mutilate mancanti di determinate parti proprio per questo!

Il gatto è un carnivoro obbligato ciò significa che qualsiasi altro cibo diverso dalla carne che mangiano verrà  maggiormente scomposto con la conseguente eliminazione di tutto ciò che non occorre al gatto stesso.
Questo fenomeno si nota maggiormente comparando gli escrementi di un gatto alimentato con dieta BARF ed un gatto alimentato con cibo industriale: in quest’ultimo caso avremo feci più spesse e odorose.

Un gatto in natura non caccerá un solo tipo di preda, ha bisogno di variare per non venirgli a noia.
Cosa troviamo principalmente nelle prede?
Proteine, ossa, organi, piume, pelo, fibre ecc.

Perché scegliere un’alimentazione barf per il gatto?

Con la barf si cerca di ricostruire i componenti essenziali delle loro prede naturali ovvero:

1) Il topo è ricco di taurina elemento essenziale per il buon funzionamento del cuore, e sostituiremo il topo col cuore di manzo, anatra, pollo, tacchino…ecc per fornirgli questo amminoacido  necessaria per mantenerlo in salute.

2) Le ossa e cartillagini: importanti per calcio e fosforo, per mantenere la struttura fisica del gatto ma senza eccedere. L’osso non va mai dato da solo ma sempre con molta carne attaccata in modo che il gatto strappi la carne e mastichi, aiutando a mantenere i denti più puliti. L’eccesso di ossa verrà scartato e noteremo feci bianche.

3) Il fegato: ricco di vitamina A indispensabile in piccolissime dosi! Un eccesso può portare oltre che dissenteria grossi problemi al micio. Si valuta una dose del 5% sul totale del pasto.

4) Il piumaggio o pelliccia di una piccola preda ne viene assunta in parte, ha lo scopo di pulire il tratto digerente.

5) La polpa di qualsiasi fonte proteica ( tranne il maiale che va assolutamente ben cotto) ricca di proteine, e liquidi.

6) I liquidi: sono fondamentali! I gatti bevono pochissimo perché assumono i liquidi necessari dalle loro prede per un corretto funzionamento dei reni e apparato urinario.

7) Gli Omega 3: Non è raro vedere un gatto appostato sulle rive di laghetti, o vicino ai moli dei pescherecci  a pescare dei pesci per integrare la loro dieta con grassi sani!  Ebbene anche nella dieta barf (1 o al massimo 2  volte a settimana) è bene inserire dei pesci piccoli per lo stesso motivo.

Questi sono i componenti fondamentali per una dieta barf a cui si possono poi aggiungere altre minuzzaglie ( tuorlo d’uovo, sementi, verdure, frutta, olii ecc per variare e completare)

Negli ultimi anni sempre più gatti hanno problemi a reni e vie urinarie dovuti ad un’alimentazione secca ed alla mancanza di liquidi.
 L’alimentazione industriale porta il un innalzamento del pH acido delle urine in cui struvite, arenella, calcoli…ecc fanno festa indisturbati.

Ricordiamo che i gatti liberi di cacciare ed integrare in modo più sano la loro alimentazione sono in grado di distruggere interi ecosistemi!
Ogni anno, infatti, i felini  in libera circolazione uccidono centinaia di milioni di uccelli e piccoli mammiferi, anfibi e rettili, incluse specie la cui conservazione è a rischio.
Per questo penso sia meglio (ove possibile) dare  uno sfogo esterno limitato ai nostri splendidi cacciatori e limitare lo sterminio di specie protette!”

… E lascia la stanza, in mia compagnia!


Un grazie speciale a Iside Caria ed al suo allevamento di Main Coon “Chats de Lune” di Rapallo per la collaborazione e la splendida foto!

LEZIONE DI ANTICHI RIMEDI: PICCOLA INTRODUZIONE ALL’OMEOPATIA — 30 marzo 2022

LEZIONE DI ANTICHI RIMEDI: PICCOLA INTRODUZIONE ALL’OMEOPATIA

Buongiorno!!!
Oggi ho pensato che potesse essere davvero interessante una piccola introduzione ai rimedi omeopatici, di cui mi piacerebbe approfondire la conoscenza.
Per farlo ho fatto ricorso ad una delle figure professionali  che stimo di più in questo campo.
Ho avuto il piacere di seguire un breve corso con la dottoressa Montesion e ne sono rimasta affascinata, tanto da aspettare le lezioni con impazienza!
Mi hanno fatto riflettere su quanto possa essere utile affiancare un percorso omeopatico (Con un professionista) ad uno comportamentale per aiutare il nostro gatto a riportare l’omeostasi.
Il rimedio omeopatico, infatti, aiuta con i sintomi fisici ma lascia anche un profondo senso di benessere generale perché, con la scomparsa del malessere fisico si ristabilisce l’equilibrio e permette al gatto ed al suo caregiver di concentrarsi sull’omeostasi interna ed esterna!

Omeopatia

Il fondamento di questo metodo di cura è ben espresso dal fondatore stesso dell’omeopatia il Dott. F.C.S.Hahnemann nel capitolo 9 dell’opera “Organon dell’arte del guarire” in cui si legge che “nella condizione di salute la forza vitale o dynamis, che anima il corpo materiale, scorre senza ostacoli e mantiene tutte le parti in ammirevole e attiva armonia, sia per quanto riguarda le sensazioni che le funzioni”.
Il rimedio omeopatico è in grado di interagire in modo specifico con la “dynamis” del paziente. Grazie a questo stimolo si innesca il processo di guarigione che per ognuno è diverso così come ogni essere vivente è unico.
Risulta strano immaginare che l’acqua possa avere una “memoria” e possa essere uno straordinario veicolo di informazioni elettromagnetiche, ma è proprio questa capacità che nell’omeopatia viene sfruttata a scopo terapeutico.
In accordo con il terzo principio della dinamica (Ad ogni azione corrisponde una reazione uguale e contraria), l’azione del rimedio suscita nel malato una reazione volta alla ricerca dell’equilibrio, ovvero dell’omoeostasi.
L’omeopatia così come altre medicine bioenergetiche funzionano anche se non ne sono stati del tutto chiariti i meccanismi più fini.
L’omeopatia è medicina dell’esperienza.”

Il VETERINARIO OMEOPATA ha il compito di osservare il linguaggio del corpo rappresentato dai sintomi e scoprire quale tra i rimedi sia in grado di proporre un quadro simile.
In questo modo egli comprende anche l’origine del disequilibrio energetico che ne sta alla base.
Per ripristinare le condizioni di salute somministra un rimedio omeopatico scelto per similitudine tra i sintomi del paziente stesso e quelli ottenuti somministrando il medesimo rimedio a soggetti sani nel coro dei PROVING. (Sperimentazioni omeopatiche)
Per il medico omeopata i sintomi non sono fenomeni locali (Salvo eccezioni) ma manifestazioni localizzate di una causa generale perturbata.

L’OMEOSTASI

“L’omeostasi è la tendenza naturale al raggiungimento di una relativa stabilità, sia delle proprietà chimico-fisiche interne che comportamentali, che accomuna tutti gli organismi viventi, per i quali tale regime dinamico deve mantenersi nel tempo, anche al variare delle condizioni esterne, attraverso precisi meccanismi autoregolatori.”

LEZIONE DI TRASFIGURAZIONE — 13 marzo 2022

LEZIONE DI TRASFIGURAZIONE

IL RAGDOLL TRA MITO E LEGGENDA
A cura della Professoressa Barbara Bazzotti

“Buongiorno e benvenuti…

Magia! Oggi vi parlerò di magia, anzi delle vere e proprie malie genetiche che certi stregoni (che si camuffano fra noi col nome equivoco di “allevatori”) fanno per creare le razze feline. Questi maghi scienziati, persi fra provette e alambicchi… puff!… creano peli ricci, argentei o dorati, penetranti occhi blu o verdi, orecchie piegate e addirittura geni che denudano il gatto fino a lasciarlo glabro e indifeso… ovviamente tutto ciò prelevando molecole da serpenti ancestrali, alligatori a pallini rossi e altre creature aliene, mescolando ovuli e embrioni in un calderone di liquido primordiale!
Bubble bubble, toil & troubles!

E fu così che nacquero i Ragdoll, le bellissime “bambole di pezza” feline! Vi racconto la storia così come è stata tramandata…  

Nelle tenebre dell’origine segreta – e misconosciuta ai più – della razza, si narra infatti che questo bellissimo e dolcissimo gatto, derivi da una capostipite, Josephine, che fu investita da un’auto e portata a curare nella vicina misteriosa “Università”. Questo luogo era in realtà un ritrovo di maghi e di alieni che sottoposero la poverina a misteriosi trattamenti genetici sperimentali a seguito dei quali tutti i cuccioli che nacquero da lei erano molto docili e, presi in braccio, si rilassavano come se privi di ossa e muscoli, come per magia, appunto!

Ecco svelata la verità? Ci avete davvero creduto? Bene, anzi male, o meglio… malissimo! Tutti bocciati! Questa storia è pura leggenda, o come si dice oggi fra i babbani, un fake abilmente messo in giro per motivi di marketing da Anne Baker, titolare dell’allevamento Raggedy Ann di Riverside (California), che per prima aveva selezionato questa razza.

Josephine era in realtà una gatta semi randagia della fattoria dei Pennels (qui vedete l’unica foto di questa gatta e dei suoi cuccioli); Anne Baker, che all’epoca allevava persiani, si fece regalare alcuni suoi cuccioli – per incrociarli coi suoi gatti-  fra i quali il famoso Daddy Warbuck (uno dei piccoli che vedete nella foto), un bellissimo point mitted, dal carattere dolcissimo che trasmise ai suoi successori. Proprio sul carattere dolce e su questa caratteristica tipica del rilassarsi fra le braccia del suo amico speciale, si fece la fortuna di questa razza. Nel corso degli anni, tra racconti improbabili, smentite e nuove ulteriori rivelazioni si è creata la leggenda del ragdoll.

Mai credere alle leggende, ai fake e alla babbanate che circolano sui gatti e sugli allevatori!

In realtà questa razza fu “inventata” dalla Baker, ma poi portata avanti da altri allevatori molto più abili, ad esempio i coniugi Dayton, che successivamente ne delinearono lo standard e catalogarono le tre diverse tipologie della razza (che di base ha sempre il gene point, quello che colora le punte e sbiadisce il resto del pelo): bicolor, mitted e color point.

La varietà bicolor è quella dal tipico triangolo bianco sul musetto, pancia e zampe bianche e i point di vario colore, quella mitted presenta il mento bianco da cui parte una striscia bianca che attraversa il ventre fino al sottocoda con guantini o calzini bianchi, e infine la varietà color point, senza bianco, ma con le “punte” (musetto, estremità delle zampe e coda) di vario colore. In tutte e tre le varietà, nei diversi colori, spiccano dei meravigliosi occhioni blu intenso su musetti dallo sguardo affascinante, una notevole stazza, un pelo morbido e un bel codone fluffoso.

Quello che però in questa razza è assolutamente affascinante è il carattere dolcissimo, molto bisognoso della presenza umana e la sua capacità di rilassarsi con totale fiducia nelle braccia dei suoi familiari bipedi. Volete un gatto affettuoso, che vi segue ovunque come un cagnolino e vi dimostri quanto adora stare in braccio? Allora il Ragdoll è il gatto che fa per voi…

Però, in fondo, diciamocelo, tornare a casa ed essere accolti dal proprio gatto con coccole e fusa, qualunque razza o non razza sia, è tutto un altro tornare! “

Detto questo, chiude il librone illustrato che aveva davanti, e con una scrollatina di spalle si trasforma all’istante in un sinuoso ed elegante ragdoll blue bicolor, che si allontana sornione con un dolce miagolio, come dire: “Alla prossima…”

LEZIONE DI ALCHIMIA FELINA — 3 marzo 2022

LEZIONE DI ALCHIMIA FELINA

GIORNATA INTERNAZIONALE DELL’ORECCHIO E DELL’UDITO

Il gatto è un predatore solitario, organizza gruppi di più gatti solo in zone urbane in cui è presente abbondante quantità di risorse con il minimo sforzo.
Questo significa che in natura rimane sempre un felino abituato a cacciare piccole prede e consumare il pasto in solitaria.
Si tratta sempre, però, un animale piccolo ed anche di una preda che ha dovuto geneticamente sviluppare tutti gli organi di senso alla perfezione.

TRA CUI L’UDITO!

Nei gatti l’udito è più sviluppato rispetto all’uomo o allo stesso cane, soprattutto grazie al fatto che le sue orecchie sono mobili.
Le orecchie del gatto infatti possono essere ruotate verso la fonte del suono interessato in modo indipendente l’una dall’altra,  hanno una forma ad imbuto ( formato di cartilagine) e sono poste sopra alla testa.

Sono organi molto vascolarizzati e innervati.

L’orecchio è organizzato in 3 settori:

• orecchio esterno il padiglione auricolare visibile che serve come una sorta di parabola per amplificare il suono.

• orecchio medio: interno al cranio, è la cavità timpanica costituita da ossicini cartilaginei che, ricevono l’impulso dall’esterno e, flettono e  tirano la membrana timpanica, sia per proteggere la cavità dagli insulti sonori, sia per  trasmettere a l  cervello il tipo di suono. Tra i mammiferi , il felino è l’animale che possiede la più ampia capacità di recepire le frequenze sonore.

• orecchio interno: è un intenso labirinto membranoso innervato dagli assoni cerebrali che, muovendosi All’arrivo dell’impulso dell’orecchio medio ,trasmettono i suoni al centro uditivo cerebrale.

Geneticamente si è notato che i gatti bianchi con gli occhi azzurri hanno una predisposizione alla sordità.
Il loro DNA possiede dei geni modificati in questo senso.

E voi avete un gatto sordo?
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LEZIONE DI TRASFIGURAZIONE — 15 febbraio 2022

LEZIONE DI TRASFIGURAZIONE

CONOSCERE LE VARIE RAZZE PER COMPRENDERLI MEGLIO!

IL MAIN COON – A CURA DELLA PROFERSSORESSA BARBARA BAZZOTTI MC.GRANNITH

FOTO DI CARLA ROTINI ALL. HIC SUNT LEONES

C’era  una volta… (e c’è ancora adesso) uno strano animale dal pelo liscio e setoso, con grandi  orecchie che finiscono con ciuffi di pelo come quelli di una lince, una lunga e folta coda da procione, una notevole stazza e uno  sguardo fiero e feroce da selvatico.
Eppure è uno dei gatti più buoni (e belli) del mondo.

Cari allievi … oggi vi presento il Maine Coon!   

La sua storia è intrecciata alla leggenda, come sempre succede con queste amabili e ricercatissime creature: che sia stato un incrocio fra una  lince del Maine e un procione (“raccoon” in inglese, da cui il nome!) appare alquanto improbabile, così come la storia che i Maine coon derivino dai gatti che la regina Maria Antonietta spedì in America durante la Rivoluzione francese sperando di salvarsi raggiungendoli (ma, si sa, come andò poi a finire), storia che però si avvicina un po’ di più a quella che è la probabile realtà.

Sembra infatti che questo possente gatto da lavoro, sia arrivato a cacciare i topi nelle fattorie del Maine come frutto dell’incrocio fra i gatti selvatici americani e i gatti a pelo lungo portati da oltremare all’epoca delle colonizzazioni americane, quando le navi dei coloni provenienti da tutto il mondo, attraccavano sulle coste del nord-est del continente americano portando al seguito i propri gatti. È uno dei modi con cui si sono spesso create e mescolate le razze feline.

Ad ogni modo questa razza è ufficializzata nel 1976, appare in Italia negli anni 80 del secolo scorso e diventa subito amatissima per la sua mole imponente e il carattere dolce da gigante buono.

Ma il Maine coon non è solo stazza, peso e lunghezza, il Maine coon è splendida armonia di linee e forme geometriche: una muscolosa struttura rettangolare sorretta da zampe robuste, una testa di media grandezza, con un box squadrato, un petto ampio ricoperto da una pettorina di pelo che incornicia il collo solido, occhi ovali leggermente inclinati che si aprono sotto lo sguardo intenso e quasi minaccioso, il famoso “killer look”, e due grandi orecchie ben distanziate sormontate dai caratteristici lynx tufts.

Una meraviglia della natura che vive comodo nelle nostre case occupando tutto il nostro divano per lungo, ovviamente, mangiando tonnellate di umido e impelando i nostri vestiti coi lunghi ciuffi di pelo dagli splendidi colori, ma che sa ripagarci con coccole e fusa e con la sua vocina stranamente sottile e delicata che sembra smentire la mole e lo sguardo penetrante.
A proposito di sguardo: se vi svegliate al mattino con due occhi assassini che nell’alba fumosa del vostro risveglio vi scrutano con fare minaccioso… tranquilli, è solo il vostro dolce maine coon che vi chiede la pappa!

Alla prossima!

E scende dalla cattedra trasformandosi all’istante in una elegante maine coon calico (nera e rossa col petto bianco, N.d.B.) che salta sul pavimento, volta le spalle e si allontana con il folto codone a forma di punto interrogativo e le orecchie leggermente inclinate in avanti ad ascoltare il brusio dell’aula.
Un sorrisetto sornione sulle labbra baffute. Vi è piaciuta questa lezione sulla storia della razza più grande di gatti domestici?
Allora non vorrai perderti tutte le prossime!!!
Un grazie speciale a Barbara Bazzotti (Se volete conoscerla meglio cliccate qui :
https://asperabasiabirmans.com/

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GIORNATA INTERNAZIONE DEL GATTO NERO:LA FESTA DELLE NOSTRE PICCOLE PANTERE! — 17 novembre 2021

GIORNATA INTERNAZIONE DEL GATTO NERO:LA FESTA DELLE NOSTRE PICCOLE PANTERE!

Sookie

La festa è nata esattamente nel 2003 ed e stato scelto appunto Il 17 novembre di
ogni anno, per tanti motivi.
L’ occasione, istituita dall’Associazione Italiana Difesa Animali ed Ambiente (AIDAA),  ha l’obiettivo di fare conoscere i numerosi pregi di questa pantera in miniatura e contrastare false dicerie e vecchie superstizioni.

Nel nostro Paese, la maggior parte delle superstizioni relative al gatto nero risale al Medioevo.

  • Nel 1200 Papa Gregorio IX associò il gatto nero alle streghe considerandolo come il loro più fedele amico. Leggende popolari sostenevano, infatti, che le streghe fossero in grado di trasformarsi in gatti, neri, ovviamente. Papa Gregorio IX emanò pertanto una bolla nella quale incentivava lo sterminio di questi felini, considerati come vere e proprie figure demoniache.
  • Nel Medioevo il principale mezzo di trasporto era la carrozza trainata da cavalli, i quali, nelle notti più buie, non vedendo i gatti neri attraversare il loro percorso, ne rimanevano scioccati dai luminosi occhi gialli e, conseguentemente, si imbizzarrivano. Da qui la credenza popolare che passare per una strada in cui ha attraversato un gatto nero porti sfortuna.
  • Gli abitanti di villaggi costieri, non appena vedevano sbucare un gatto nero, si davano all’allarme poiché questa tipologia di felini era particolarmente amata dai pirati che li consideravano come portafortuna e li portavano a bordo delle navi per cacciare i roditori rintanati nelle stive.

Ma se prendiamo in considerazione altre culture (e non solo) il  gatto nero era anche considerato portatore di fortuna:

  • Nell’antico Egitto, i gatti venivano venerati in quanto considerati animali sacri. La dea Bastet (così come sua sorella Sekhmet), protettrice delle case, della fecondità delle donne e simbolo di felicità e gioia, aveva le sembianze di una sinuosa donna dalla testa di gatto nero.
  • Nei paesi anglosassoni, i gatti neri erano considerati Lucky Charms pelose. Gli scozzesi pensavano che averne uno in casa rappresentasse prosperità; questa credenza risale a una tradizione celtica per cui una nota fata chiamata Sìth (se vi siete persi il mio articolo in merito, potete leggerlo qui https://geprilandia.com/2021/10/26/giornata-mondiale-del-folkrore/ ) fosse in grado di prendere le forme di un gatto nero. Da questa leggenda si prese a pensare che le ragazze che possedevano gatti neri avessero numerosi pretendenti!
  • Nel nostro Paese ai tempi dell’antica Roma, le piccole pantere erano amatissime. Si pensava, infatti, che avere un gatto nero in casa portasse bene e, addirittura, dopo la sua morte, era tradizione cospargerne le ceneri per i campi come auspicio di un fruttuoso raccolto.

A partire da oggi 17/11/2021, inoltre, dovrebbe aprire finalmente il  MUSEO DEL GATTO NERO a Napoli.
La scelta della città, è stata semplice: tutti conosciamo la grande scaramanzia tipica del folklore partenopeo.
L’intento di Lorenzo Croce (Presidente della AIDAA) era di smentire l’idea che i gatti neri portino sfortuna e quale migliore scelta  se non Napoli?
Chiedo a tutti voi, amici di Napoli, avete notizie in merito da fornirci?

Ringrazio ufficialmente la modella di casa: Sookie che ha concesso l’autorizzazione a postarvi la sua foto! (Notare sempre l’espressione di chi ha supervisionato questo articolo 😂)

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GIORNATA MONDIALE GUINNES WORLD RECORD — 8 novembre 2021

GIORNATA MONDIALE GUINNES WORLD RECORD

Buongiorno!!!
Oggi ci dedichiamo ad un argomento un po’ più leggero ma che susciterà tanti cuoricini negli occhi degli amanti di questi meravigliosi gattoni.
Approfittando delle giornata mondiale dei record ho fatto un giro sul web, sinceramente incuriosita per quello che poteva interessare il mondo felino ma
ammetto che non sono una di quelle che colleziona i libri dei record, mi diverto solo a guardare quelli più strani.
Ed ecco cosa ho trovato!

MERAVIGLIA NAZIONALE

E’ vigevanese il “gatto più lungo del mondo”. La certificazione delGuinness dei Primati è del 2018 ed riconfermata anche a febbraio 2021.
Barivel, un bellissimo esemplare di Maine Coon, con il suo metro e 20 di lunghezza è ufficialmente “the longest cat in the world”.

IL GATTO PIU’ GRANDE DEL MONDO RIMANE LUI…

Omar detiene questo primato dal 2017 e non è ancora stato battuto da nessun altro felino.
E’ lungo 120 centimetri e pesa 14 chili.
Lui è un simpatico e dolce micio arancione che ben presto è diventato una star del web, e la sua proprietaria, Stephy Hirst, che vive a Melbourne insieme al suo compagno, non perde occasione per mostrarlo al mondo sui social.
Ovviamente parliamo ancora una volta di un Main Coon!

IL GATTO CON PIU’ VISUALIZZAZIONI SU YOUTUBE…

Un gatto di razza Scottish Fold di nome Motimaru ha vinto il guinness dei primati per essere il gatto più visto su YouTube. Motimaru ha totalizzato 619.586.290 visualizzazioni sul suo canale al 12 agosto 2021, giorno in cui è stato certificato il suo record!

IL GATTO PIU’ BELLO DEL MONDO E’…

SIVAN di Norimberga che è stato incoronato dopo una sfida tra 1.100 gatti.
Ma di cui purtroppo non sono riuscita a reperire una foto! (Sigh mi farò perdonare!)

IL GATTO PIU’ VECCHIO DEL MONDO…

L’ultimo detentore del record del gatto vivente più vecchio del mondo è stato Rubble, che è morto all’età di 31 anni nella primavera del 2020.

Il Matusalemme dei gatti ci ha tristemente lasciato nell’oscuro anno 2020 per vecchiaia..

Era il detentore del record dal 2019 e, calcolato in età umana, Rubble aveva 150 anni!


ATTUALMENTE CERTIFICATO…

Secondo il Guinness dei Primati il gatto più vecchio del mondo DOPO Rubble sarebbe Corduroy, 26 anni appena compiuti
Ma fuori dal Guinness ufficiale c’è lui, Nutmeg, un gatto che ha appena festeggiato i 31 anni in compagnia dei suoi padroni.

Ma…..


Il gatto detentore del titolo di PIU’ LONGEVO E’…
Il gatto più vecchio di sempre, in realtà, è una lei: il suo nome è Cream Puff.
Il pelosetto è nato il 3 agosto 1967 e morto il 6 agosto 2005, all’incredibile età di 38 anni e tre giorni.


Ora mi rivolgo a tutti voi, caregiver!
Perché non postate una foto del vostro gatto raccontandoci qual è il suo record personale???
Chissà che non decida di farne il protagonista della mia prossima rubrica!

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